Fuga dalla Scuola Media

1, Marzo, 2007

L’adolescenza, come disse una volta una nostra collega, è il periodo delle nostre vite in cui siamo tutti più brutti e goffi. Molti, a partire dall’orrendo titolo italiano, potrebbero credere che “Fuga dalla Scuola Media”, parli delle bischerate di un gruppo di ragazzini post-moderni, viziati e pasticcioni. Vi sbagliate di grosso.

“Fuga dalla Scuola Media”, penultimo film di Todd Solondz, è una angosciante commedia suburbana che ha come protagonista un’undicenne, Dawn Wiener (una ottima Heather Matarazzo), seconda figlia di una famiglia ebrea che frequenta una scuola qualsiasi in una qualsiasi cittadina del New Jersey. Dawn e’ bruttina, porta occhiali spessi, vestiti orrendi e rimane perennemente a bocca semi-aperta, ferma in una espressione ebete e inespressiva. Per questo suo modo di essere diviene presto bersaglio dei suoi compagni di scuola e viene umiliata giorno dopo giorno nei modi più assurdi.

Dawn è veramente sola: è lasciata sola da un ambiente familiare squallido, una famiglia tutta assorta nel restauro della sua immagine piccolo-borghese, preoccupata a mantenere i contatti con la società-bene della piccola periferia, a dar buona immagine di sé tanto al vicino che fa il barbecue, quanto al preside della scuola media. Una famiglia delle apparenze, come tante insomma. Stessa sorte anche nei corridoi e nelle aule della sua scuola: nessuno pare accorgersi della sua piccola sensibilità, nessuno. Ovunque si volti trova compagni e professori pronti a ricordarle la sua inadeguatezza, a rimarcare il suo disagio. Il solo amico che gli rimane, se cosi’ si puo’ definirlo, e’ il teppistello Brandon, un Eminem in miniatura che minaccia sempre di stuprarla, ma che in fondo non e’ poi cosi’ malvagio.

Lei, intanto, innamorata di un belloccio delle scuole superiori che la considera una “ritardata”, indispettita dalla sorellina minore che si pavoneggia a principessina di casa e riceve tutte la premure di mamma e papà, con un fratello tanto genio quanto automa davanti al suo PC, ritiene che la vita sia essenzialmente dolorosa e priva di senso e presto comincia a chiedersi se non possa essere migliore lontano dal New Jersey.

Insomma, questa di Solondz, è un’opera che nel bene e nel male ritrae una parte di noi e delle nostre vite, qualcuno, onestà sua, ci si ritroverà del tutto. E’ una storia che risulta difficile a guardarsi, che trova ovunque motivi per non essere gradevole. Talmente realistica e veritiera da fare male alla vista, da essere intollerabile per i nostri occhi, sempre più abituati ai brodini e agli omogeneizzati hollywoodiani. Nessun ammiccamento, nulla da offrire al pubblico seduto in sala o in poltrona, solo uno sguardo obbligatorio sulla realtà che ci circonda. Ci troviamo di fronte ad un quadro tristemente moderno, privo di poesia, che pone lo spettatore di fronte all’infelicita’ e alla crudeltà dell’adolescenza e lo fa rinunciando a scene ad effetto, senza cadere nel voluttuoso gioco del vedo e non vedo: la tensione, la rabbia, l’infelicità, sono narrate tramite una sottile indagine degli sguardi e dei silenzi, l’apatia e l’anomia sembrano le vere armi delle violenze della solitudine, della non-accettazione, che Dawn soffre sulla sua pelle. Alla fine del film ciò che ci è rimasto è il dolore, quello vero. Il messaggio spietato di Solondz sembra voler sottolineare come, nelle nostre solitudini surmoderne, saremmo disposti a qualsiasi tipo di angheria pur di trovare qualcuno che ci apprezzi, o quantomeno ci consideri, per come siamo. E forse si potrebbe estendere il messaggio al di là delle storie individuali. Il regista, infatti, in ogni momento del film, sembra rimarcare che se Dawn è bruttina e un po’ sfigata, la realtà intorno a lei è assai peggiore, nemmeno degna della sua delicatezza.

Ironico e graffiante, girato con semplicita’, fotografato senza velleita’ estetiche proprie di molti altri artisti, “Fuga Dalla Scuola Media” ritrae con lucidita’ e umilta’ la poverta’ estetica ed etica dell’ambiente in cui ci muoviamo. Per questo e’ un esempio concreto e felice di un possibile cinema realista moderno. Un cinema che riesce dunque ad essere specchio del proprio tempo, qualità che dovrebbe essere di ogni opera d’Arte.

Un esempio interessante di cinema a basso costo, che e’ tale non soltanto per mancanza di fondi, ma per scelta. L’unica scelta possibile che l’autore contemporaneo ha per esprimersi liberamente, lontano dalle influenze delle lobby e dalle ingorde leggi del mercato.

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(già su Debaser.it)

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Una Risposta a “Fuga dalla Scuola Media”

  1. Cecilia Dice:

    La realtà della piccola Dawn è presente anche quì in Italia anche nelle scuole superiori…le ragazze meno avvenenti, i ragazzini timidi, vengono isolati, fatti oggetto di angherie psicologiche indicibili…di una crudeltà spaventosa..senza che nessuno intervenga seriamente…io ci sono passata e non ho domenticato…non si dimentica il male,ricordo i commenti delle coetanee di allora, ricordo bene la cattiveria e quelle lingue intrise di veleno… adesso sono cresciuta e sono diventata una ragazza carina, ma dentro di me in un angolino oscuro resta quell’insicurezza e quella fragilità di una ragazzina sensibile e intelligente che ha sempre odiato i prepotenti e le invidiose….
    Riflettendo adesso ho 32 anni e nel mio ambiente lavorativo esiste una “persona” che rispecchia con il suo atteggiamento aggressivo e intimidatorio quei compagni di classe delle scuole medie e superiori che si divertivano ad umiliare altri compagni….
    Ci sono persone che non cambiano….e che godono nel fare del male gratuito senza nessun motivo vero….
    Nel mondo del lavoro spesso questi “mostri” hanno anche posizioni di rilievo purtroppo….e così il contesto cambia ma la storia è sempre la stessa….
    Mi rivolgo ai genitori di questi futuri uomini e donne…state attenti a come allevate i vostri figli, attenti a non crescerli come serpenti ma come persone dotate di sensibilità e di rispetto..per la vita e per i più deboli..


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