
“Cultura dell’Avere” / Atto III
27, Settembre, 2007
Prosegue l’ormai quotidiano dibattito attorno al tema “La cultura dell’Avere” a cui, nei giorni scorsi, abbiamo in qualche modo preso parte anche noi.
E’ tempo quindi di fare un riassunto. Il dibattito, rispetto alla portata valoriale del messaggio di Don Giorgio, nasce da ragioni meschine, legate a posizioni partitiche precostituite o alle famose “incomprensioni intenzionali” che abbiamo già sottolineato. Don Giorgio chiama spesso in causa dal pulpito e dal suo cliccatissimo sito, Berlusconi, CL, Formigoni e la Compagnia delle opere, sostendendo che il valore simbolico di Berlusconi sia la miglior pubblicità possibile ad uno stile di vita arrivista e spregiudicato e che la compagnia di Formigoni e CL siano quanto di più distante dall’etica cristiana ci possa essere. Apriti cielo! i commenti, le mail, gli striscioni, gli articoli, di forzisti e ciellini indignati, si sono riversati su siti e giornali della provincia e, in qualche caso, anche oltre i confini provinciali.
Il dibattito centrale - e come poteva essere altrimenti? - si è snodato soprattutto su Merateonline.it, il giornale on line più letto della provincia di Lecco. Nel passare del tempo, ad argomenti nati da una pura disquisizione attorno ai valori dell’Essere e dell’Avere, discussione di Frommiana memoria, si sono lentamente sostituiti commenti partitici e gratuiti dallo stile molto calcistico. Una raccolta storica di interventi potete rintracciarla direttamente sul sito di Don Giorgio DeCapitani, qui e qui. La discussione più recente la potete trovare anche su questo sito, precisamente qui.
In questi ultimi tre giorni si è sviluppata una discussione nella discussione, riguardo il pagamento di una piccola quota per l’iscrizione dei figli al Catechismo, quota che peraltro, ci tiene a sottolineare Don Giorgio, non è mai stata richiesta nella parrocchia di Monte di Rovagnate da lui gestita. Un concittadino di Casatenovo, infine, tenta ancora una volta di risollevare le sorti di una discussione che si perde spesso nel vuoto; ci tenta con un intervento condivisibile e acuto in diverse sue parti.
Don Giorgio e Alfio Sironi: due luci nella notte
Don Giorgio e Alfio Sironi sono due luci nella notte, spero non due meteore, alle quali è difficile non rispondere, magari in silenzio, ma “con il cuore”. Altri rispondono a Grillo, altri alla nascita del PD, e via calando, ma c’è un abisso di qualità tra chi fa della cultura un atto di autentica testimonianza esistenziale e le masse che ne fanno oggetto di consumo, difficile ed elitario forse, ma pur sempre moda, corrente, punta avanzata, ma non troppo, di un modus vivendi “moderato”, che non molla la presa su un “ tenore di vita” che “non è in discussione”, all’americana.
L’argomento è vasto e cruciale, come giustamente si è sottolineato, perciò scelgo uno spunto che mi sembra particolarmente significativo: la politica con la “P” maiuscola, quella che ci manca da troppo tempo. Ma se siamo in democrazia, sia pure con la “d” minuscola, la politica siamo tutti noi, le masse. Così ci ricordano spesso i paladini dell’ideologia dell’avere: “Se la gente preferisce un delinquente ad un onesto, ha il diritto di fare liberamente la sua scelta”. A questo siamo arrivati, alla legittimazione del crimine sociale, nel paese che ha scoperto per primo la mafia ed ancora continua a declinarla nelle sue tante forme. In democrazia il popolo è sovrano, come nel libero mercato il prezzo è sovrano, entrambi fluttuano “ liberamente”, e la politica e l’economia sono al loro servizio.
Ecco, è proprio questo il baco di fondo della nostra cultura decadente, l’aver confuso la libertà con il condizionamento, la verità con l’ipocrisia di comodo. Come un investigatore cerca il movente per interpretare fatti altrimenti inspiegabili, così noi faremmo bene ad interrogarci su cosa veramente vogliamo, anche se è doloroso guardare al vuoto che avvolge la gabbia dorata che ci costruiamo quotidianamente attorno, sperando di farla sempre più ricca ed esclusiva, ad ogni costo. Invece i valori autentici sono là fuori, oltre le sbarre ed il vuoto da cui ci proteggono, che a ben vedere sono due forme della stessa sostanza. Non penso che siamo ciechi, siamo piuttosto condizionati, molto più di quanto non si voglia ammettere o ci si renda conto. Gli strumenti del condizionamento sono molteplici, noti e meno noti, e non ci lasciano mai soli, perchè impedirci di riflettere è la loro missione primaria. Questa è la battaglia moderna per la libertà. Quella che storicamente è sempre stata una lotta contro l’opressore esterno, oggi nei paesi “avanzati” come il nostro è diventata una lotta contro un opressore interno, inconscio, che ci ruba la nostra esistenza più autentica, per sostituirla con lo stereotipo del consumismo, fondato sull’avere. In un futuro da fantascienza, dove il denaro non avrà alcuna importanza, questo problema sarà superato, se mai ci arriveremo prima di autodistruggerci. Ma oggi è così, siamo tutti Pinocchi nel paese dei balocchi, su una gamma dimensionale senza limiti, sia verso il più grande che verso il più piccolo.
L’analisi dei fatti sociali è quasi infinita, si può partire da innumerevoli punti in base anche alla propria esperienza e conoscenza, traendone conseguenze analoghe ma non proprio uguali. Io ad esempio mi sto sempre più convincendo che la politica si è svuotata, come è ormai chiaro oltre ogni ragionevole dubbio, proprio diventando strumento subalterno di quest’economia, e questo è il motivo di fondo per il quale non è riformabile dal proprio interno, non ne avrà mai la forza.
La scienza economica ufficiale è artatamente noiosa e complessa, mentre invece i principi elementari del funzionamento del denaro, come strumento di scambio ed accumulazione, sono semplicissimi, si potrebbero insegnare nel ciclo primario della scuola, rendendo la politica monetaria un argomento popolare, la chiave di lettura di quest’epoca inquietante, fondata per l’appunto sul denaro. È una questione di “problem solving” molto banale, capire innanzitutto qual’è il nocciolo del problema. Poi le soluzioni verranno da sè, con la consapevolezza dei fatti, se il concetto di democrazia regge; ma fortunatamente deve reggere anche per le stesse logiche perverse di questo capitalismo piratesco, che ruba ai poveri per dare ai ricchi (i poveri devono essere tanti e tutti partecipativi ad un’economia che deve crescere indefinitamente, tranne quei diseredati che potrebbero ostacolare l’estrazione di materie prime, sfortunatamente abbondanti nella loro terra).
Sarebbe proprio bello, necessario, importante riuscire ad avviare un confronto vero su queste cose, per illuminare questo buio che altrimenti finirà per divorarci tutti, anime belle comprese.
Alberto Conti, Casatenovo
Don Giorgio: mai chiesto soldi per il catechismo
Chiedere soldi per avere la parola di Dio è blasfemo, chiedere un contributo per il costo del libro di catechismo è un`altra cosa. Comunque, non è il mio caso. Da undici anni che sono a Monte non ho mai chiesto una lira per i ragazzi del catechismo, anzi per le attività inerenti l`educazione dei ragazzi ho speso e sto spendendo migliaia e migliaia di euro. Sono convinto che il bilancio dell`oratorio deve sempre essere in rosso.
don Giorgio De Capitani, S. Ambrogio in Monte di Rovagnate (Lc)
Soldi per la catechesi? Non è certo cultura dell`avere!
Non è cultura dell`avere chiedere i soldi per il corso di catechesi. Ci sono delle spese che vanno affrontate per fornire ai bambini delle aule riscaldate e dei materiali. Non si dimentichi poi caro lettore che gli oratori spesso hanno a disposizione poco capitale e quindi hanno bisogno dell`aiuto di tutti noi per crescere adeguatamente i nostri figli. Si ricordi che l`importanza della ” colletta” ce l`ha insegnata lo stesso Gesù. Ci tengo a precisare che non sono un prete e non frequento l`ambiente oratorio e dico queste cose senza un diretto interesse.
Grazie!
Anonimo
Soldi per spese vive, non per la “Parola di Dio“
Cultura dell`avere!!! chiedere i soldi per l`iscrizione al CATECHISMO per i bambini delle elementari per AVERE in cambio la spiegazione della parola di DIO.
Complimenti: mi piacerebbe solo sapere chi si cela dietro questo illuminato contributo.
Probabilmente l`offerta che viene richiesta è una partecipazione alle spese vive, dispense, opuscoli ecc.
Troppo difficile da capire?
Ancora complimenti!
Giuseppe
Soldi in cambio della “parola di Dio“
Cultura dell`avere!!! chiedere i soldi per l`iscrizione al CATECHISMO per i bambini delle elementari per AVERE in cambio la spiegazione della parola di DIO.
Grazie dello spazio.
Saluti
Anonimo