Una lettera vola verso la Bolivia

19, Ottobre, 2007


Non c’era altro modo, che scrivere di getto. Nella notte di oggi (19-10-2007) ho buttato giù quattro righe per Giorgio, nostro collega in missione per l’Operazione Mato Grosso, nei pressi di Cochabamba in Bolivia. Era una cosa che sentivo il bisogno di fare e l’ho fatta nel modo più naturale possibile, mi auguro con parole e sentimenti condivisi.

Cari Zuja e Collò, ci siam guardati in faccia più e più volte, chiedendoci cosa scrivere al grande Pozzone, io ho semplicemente riportato i nostri discorsi attorno al tavolo di un bar, senza pretese, senza vezzi, in sintonia con lo spirito del destinatario. Speriamo che Giorgio gradisca e si senta minimamente confortato dalle nostre parole, sarebbe il nostro più grande risultato.

Per la cronaca, ricordo che questa lettera è stata scritta in risposta a quella redatta da Giorgio in data 1-8-2007 e arrivata a casa mia in data 15-9-2007, potete rileggerla qui. Sperando in tempi di consegna più stretti, lascio a Voi la lettura.


Caro Giorgio,

pomeriggi di sole e umidità, scrittura della tesi, qualche lavoretto, abbiamo pure spedito il curriculum a scuola, insomma.. siamo alla frutta!!

La tua lettera è stata sinceramente sorprendente, sorprendente perché inaspettata, sconcertante per quello che ci hai scritto. Era metà settembre quando l’ho ricevuta (e, anzi, scusa il ritardo nella risposta, ma tra esami e palle varie..) appena messo piede in casa, di ritorno dalle vacanze, mi ritrovo la tua lettera, butto lo zaino per terra, leggo – non senza difficoltà! – e rimango seduto sulla sedia. Rimango seduto perché mi fa piacere che ci hai pensati e, allo stesso tempo, un po’ sgomento per quello che ci scrivi, per le condizioni che ci sono lì e che ci hai raccontato. Sentir dire a te, uomo navigato dei campi, che si sentono il freddo, la fatica e la lontananza da casa, è come dire che, per me, forse per noi, sarebbe stato un vero inferno.

Giorgio, che ti posso dire, che ti possiamo dire?

Io, Collò e Zuja, qualche volta ci siamo ritrovati e ci siam guardati in faccia, ogni volta la sensazione è stata quella di un carro a cui manca una ruota. L’unica cosa che ci siam ripetuti è che non avremmo mai avuto parole adeguate da scriverti. Davanti a tanto lavoro da fare ogni parola suonerebbe sempre inutile. L’unica cosa che ora ti possiamo dire è che hai tutta la nostra ammirazione; io ti posso dire che hai il coraggio di fare una cosa importante e utile, che io non avrei il coraggio di fare.

Porta il nostro saluto a tutti quelli che sono lì con te e, come direbbe Mastro Collò, forza e onore a tutti voi!

A presto

Alfo, Zuja, Collò

P.S. è già avvisato il tizio del cigno d’oro.. c’è già un tavolo prenotato.

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Una Risposta a “Una lettera vola verso la Bolivia”

  1. zuja Dice:

    Un plauso al mastro scrivano Alfio. Un minuto di silenzio al cantore di vita Giorgio.
    Sottoscrivo e approvo.
    Zuja


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