
Rispondo al presidente del movimento “Cristiani per l’ambiente”
1, Novembre, 2007
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Egregio Presidente Gaspari,
dopo aver letto nei giorni scorsi il Suo intervento rivolto all’Onorevole Giorgia Meloni, in merito alla “questione OGM”, vorrei offrire un contributo al dibattito, esprimendo la mia opinione e integrando le informazioni a disposizione dei Vostri lettori; penso che una visone più ampia dell’argomento li agevolerebbe nel compiere una scelta ragionata riguardo la consultazione nazionale “liberi da OGM”.
All’interno del Suo articolo, infatti, mi pare siano stati eccessivamente semplificati i termini di una questione che, nella realtà delle cose, si presenta seria e complessa. E’ stato spontaneo chiedermi come mai tra le pagine di un sito che ha nei suoi intenti la sensibilizzazione verso la tematica ambientale vengano ospitati giudizi sommari che non si riferiscono ad alcuno studio scientifico. L’articolo da Lei proposto, infatti, afferma (lasciando le fonti nel vago) che: “E’ chiaramente accertato da tutti i rapporti stilati da UE, OMS, FAO, UNCTAD, ONU accademie delle Scienze varie, Accademie pontificie, ecc. che l’utilizzo dei semi e delle piante GM, migliora la qualità del prodotto, incrementa la produzione, riduce l’utilizzo dei pesticidi e favorisce un calo dei prezzi.”
A queste dichiarazioni discutibili – il dibattito scientifico internazionale riguardante gli OGM si accompagna a sempre nuovi dubbi e interrogativi – viene aggiunto anche un giudizio, altrettanto personale e opinabile: “Mi stupisce che Lei non abbia notato come l’intera campagna anti OGM sia finalizzata in maniera esclusiva a giustificare l’aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e che nulla abbia a che vedere con la difesa dell’ambiente e la qualità dei prodotti.”
Senza alcun intento di esaustività e completezza riporto di seguito una breve lista di riferimenti, tra i quali individuare opinioni e analisi che non verificano la compattezza e l’univocità delle affermazioni sopra riportate:
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Innanzitutto, molti pareri discordanti sono espressi nel sito Consiglio diritti genetici.
Il rapporto intitolato Who Benefits From GE Crops? che quantifica i risultati delle ultime ricerche e indaga i reali vantaggi delle colture GM (in inglese).
Il libro “I semi del dubbio” (scaricabile gratuitamente qui), che riassume l’inchiesta di due giornalisti americani sul mondo dell’OGM.
Un intervento del Mons. Carlo Rocchetta su OGM ed etica alimentare. (leggere qui)
Strategie per un futuro sostenibile di Rita Levi Montalcini.
I rischi delle manipolazioni genetiche di Gianni Tamino (biologo)
Biotecnologie e agricoltura: quale futuro? di Claudio Malagoli (docente di Agraria)
Alcuni interventi di Jean Pierre Berlan, direttore dell’istituto nazionale di ricerca agronomica di Montpellier, acuto e competente critico degli OGM (qui)
Non ho riferimenti web, ma in forma cartacea sono facilmente reperibili i libri di ecologi come David Tilman, da tempo impegnato nello studio dei metodi di coltivazione organici, o di Vandana Shiva che da anni sostiene la lotta per un’agricoltura sostenibile, lontana dalle multinazionali dell’agrochimica.
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Anche pensando alla biotecnologia agraria come ad una grande risorsa per il futuro (altro aspetto opinabile), perché usare tanta fretta, quando ancora la comunità scientifica internazionale non si è espressa sui reali vantaggi e sicurezze legate a questi organismi? E, proprio in virtù di tale incertezza, perchè non assumere posizioni di cautela? Non sarebbe atteggiamento di buon senso lasciar proseguire al mondo scientifico il proprio lavoro di ricerca, attraverso esperimenti in laboratorio e in aree-prova, senza compromettere l’integrità degli ecosistemi naturali e senza mettere a rischio l’intera comunità agricola? Ammettendo che gli OGM non producano effetti negativi sull’uomo e gli animali (anche in questo caso ricerche e studi scientifici non hanno portato a risposte univoche e condivise), bisognerà comunque fare il conto con il rischio di contaminazione che, tradotto in pratica, equivarrebbe alla scomparsa delle forme di agricoltura organica e tradizionale. Un controsenso non solo in termini naturali ed etici, ma anche in termini di marketing (le uniche motivazioni che in questa nostra società pare vengano ascoltate). Alcuni esperti, pronunciandosi con una certa faziosità, hanno sostenuto l’ipotesi di una “coabitazione” controllata di piante tradizionali e piante GM. Scrive Giorgio Celli nell’introduzione al succitato libro “I semi del dubbio”: “La coesistenza è un’ipotesi praticabile? [...] Si consideri che le api possono andare a raccogliere il polline fino a più di dieci km di distanza, lo spazio di rispetto tra i suddetti compartimenti a diversa gestione agricola, dovrebbe essere davvero considerevole, e ci chiediamo se la strategia sia realistica. Ancora: se per il mais si potrebbe avere qualche speranza di successo, dato che la specie è di origine americana e non ha da noi delle piante spontanee impollinabili, per la colza, che può ibridarsi con numerose specie selvatiche, sarà possibile creare un isolamento efficiente fra campi OGM e biologici? Bisognerebbe, in barba alla conservazione della biodiversità, distruggere tutte le piante selvatiche abilitate a fungere da ponte biologico alla diffusione dei geni modificati! Se ne conclude che il principio di coesistenza è fasullo e che una sua istituzionalizzazione decreterebbe la fine dell’agricoltura biologica e tradizionale. […] Infine, è interessante sottolineare, come si siano manifestati numerosi paradossi legali: agricoltori biologici, che hanno avuto le loro piante contaminate da geni OGM, non solo non hanno ottenuto risarcimenti per essere usciti dai loro circuiti commerciali, ma hanno dovuto pagare, loro!, denaro sonante alle multinazionali per aver coltivato, senza averlo voluto, delle piante coperte da brevetto.”
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Un secondo aspetto, di grande momento, è quello della biodiversità. La diversità biologica è da tempo minacciata dalla incessante specializzazione che interessa l’agricoltura industriale. L’avvento in campo di colture geneticamente modificate si colloca in questo stesso solco e si configura come un’ulteriore passo verso l’intensificazione delle attività agricole. Il settore primario è effettivamente poco efficiente - ma non per le ragioni da Lei sostenute -, produce fin troppo e rivela la propria inefficienza a lungo termine, degradando il suolo, inquinando le acque superficiali e di falda, i terreni, i prodotti alimentari e diminuendo la biodiversità. Se coltivassimo quattro brevetti di mais, quattro di grano, quattro di patata, con individui tutti identici, avreste idea di quale maggiore fragilità caratterizzerebbe gli ecosistemi agrari del pianeta? Provate a immaginare una classe di studenti tutti con il medesimo sistema immunitario: se venisse l’influenza ad uno solo degli allievi nell’aula, nei giorni seguenti, ci sarebbe un epidemia che coinvolgerebbe tutti gli altri alunni e, presto, la classe sarebbe vuota. Traslate la stessa esperienza lungo tutte le migliaia di ettari di cereali GM coltivati nelle americhe e avrete un’idea di quali danni potrebbe originare. Se ciò non bastasse, la biodiversità è utile alla natura – quindi a noi – per affrontare le sfide del futuro, per lasciare quante più porte aperte alla nostra evoluzione. Da anni la biodiversità è affermata come valore assoluto dai massimi organi della Comunità Europea (si veda la Convenzione della Biodiversità, stilata nel 1992 durante il summit “Ambiente e Sviluppo” di Rio de Janeiro), e le multinazionali dell’OGM, con i loro pochi ibridi brevettati e composti di individui tutti uguali, non aiuterebbero certo la sua preservazione.
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In conclusione, al di là di calcoli e “pro e contro”, dovremmo chiederci che senso abbia perseverare in questo rapporto in cui l’Uomo soggioga la Natura: perché insistere con metodi di agricoltura industriale, basati su di una concezione distruttiva, quando da più parti è dimostrato che, attraverso le varie forme di agricoltura ecologica, l’uomo potrebbe sostentare l’intera comunità umana nel rispetto dell’ambiente? Scrive, a proposito, Vandana Shiva, studiosa indiana da anni impegnata nel sostegno alla lotta delle masse contadine e nella difesa dell’agricoltura biologica: “Le biotecnologie sono tecnologie assassine, indesiderabili e non necessarie. L’attentato delle multinazionali all’agricoltura e’ basato su affermazioni false e pseudo-scientifiche. Le tecnologie violente dell’ingegneria genetica e dei pesticidi tossici, e la promozione disonesta e criminale di questa povertà, creano capitale e tecnologie non sostenibili, e stanno anche portando alla morte dei nostri coltivatori e alla distruzione delle nostre sicurezze ecologiche ed alimentari. Queste sono tecnologie primitive, rozze e obsolete, efficienti nella distruzione, non nella produzione. Le tecnologie agricole del futuro devono lavorare per le persone, non per le multinazionali, devono lavorare con la natura, non contro di essa. Se i coltivatori e l’agricoltura vogliono avere un futuro, allora deve essere biologico. Ne’ il pianeta, ne’ la povera gente può permettersi le perdite, l’inefficienza, gli inganni, l’inquinamento e la violenza dei prodotti chimici e dell’ingegneria genetica.”
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Personalmente auspico ad una più profonda riflessione, ad un reale ripensamento del rapporto Uomo-Ambiente. Un rapporto basato sul rispetto e sulla conoscenza, una relazione in cui l’uomo, come già nelle idee di Aldo Leopold, ritrovi nell’ambiente naturale la sua casa, uno spazio in cui vivere e sviluppare le proprie facoltà, un luogo di cui essere parte. Ma perché questo possa avvenire, forse, dovremmo sbarazzarci definitivamente di una cultura e di un economia che sostengono il progresso in sola ragione del profitto, un progresso che, scriveva Luc Ferry: “è diventato un movimento senza una causa, che sfugge a qualsiasi controllo, che procede per conto proprio senza alcuna destinazione o finalità; come un giroscopio o una bicicletta che non ha altra scelta che continuare a muoversi o cadere.”
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Davanti alla consultazione “liberi da OGM” dovremmo semplicemente informare, cioè trasmettere alle persone quelle conoscenze, che le rendano capaci di effettuare una scelta autonoma e ragionata.
RingraziandoVi per l’attenzione e augurandomi che questo spazio di confronto possa essere ampliato in futuro, porgo cordiali saluti.
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Alfio Sironi