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L’assedio silenzioso

13, Novembre, 2007


di Saba Viscardi


E’ datata 7 novembre l’ultima ricerca di Legambiente relativa al consumo di suolo in Lombardia. Lo studio, presentato appunto pochi giorni fa nel corso di un congresso, si riferisce ai dati del 2001, i primi e “verificati” disponibili e mostra come, nel corso degli anni, seppure dopo il “boom” della metà anni Novanta si sia assistito ad un calo, l’andamento dell’attività edilizia sia tendenzialmente in crescita. Un dato che non esclude da questa casistica la provincia di Lecco.

Secondo l’analisi di Legambiente, fonte Istat 1995-2001, infatti, il territorio attualmente amministrato da Virginio Brivio ha registrato in un solo anno, dal 2000 al 2001, un aumento delle cubature autorizzate e realizzate del 30.8%. Un incremento che lo pone al secondo posto, dopo Lodi, nella regione Lombardia. Nel 2000, infatti, per le nuove costruzioni erano state autorizzate e realizzate cubature per 874.100, valore salito a 1.143.100 nel 2001. Il picco si era raggiunto nel 1995 con volumetrie per 1.253.200. Fino al 1998 la situazione era andata gradatamente scemando, anno in cui si è assistito ad una ripresa dell’8%. La crescita è proseguita fino all’esplosione fra il 2000 e il 2001, con un +30.8%.

Come spiegato nel dossier di Legambiente, la Lombardia è oggi tra le regioni più edificate e infrastrutturate, con una cementificazione che si concretizza a macchia di leopardo (lo dimostrano infatti i dati divergenti fra provincia e provincia, ma anche le aree diversamente edificate all’interno delle stesse).

Negli ultimi 40 anni il tasso di crescita della popolazione in Lombardia è aumentato del 5.7%, mentre il numero di stanze è aumentato del 64.9%. Nel 1971 il valore di riferimento nell`ambito abitativo era di circa 1 stanza per abitante.

Va detto inoltre che il problema del consumo del territorio viaggia di pari passo con altre criticità di cui anche la provincia di Lecco è affetta: mobilità al collasso, infrastrutture al limite, inquinamento sia acustico che ambientale.

 

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A tal proposito Legambiente ha anche elaborato una sorta di decalogo per la tutela dei suoli, che riportiamo integralmente:

 

assumere il “contenimento di consumo del suolo” e, in prospettiva, il suo azzeramento - come avviene nel modello tedesco - come priorità del governo del territorio e avviare un processo di sensibilizzazione nei confronti delle pubbliche amministrazioni, degli attori economici e sociali e dei cittadini;

 

sollecitare l`introduzione nelle PA di obiettivi legati alla tutela della risorsa suolo e di parametri misurabili e quantificabili attraverso il monitoraggio (introduzione di un indice uniforme del consumo di suolo, introduzione di un limite massimo di suolo urbanizzabile, calcolato in base allo stato di fatto, alla disponibilità di aree dismesse e vani sfitti, alla domanda effettiva di nuovi volumi, alla verifica degli impatti, dei costi ambientali, e spesso anche dei rischi di dissesto, invariabilmente connessi al consumo e alla frammentazione del territorio);

 

sollecitare l`introduzione di strumenti (es: registri/banche dati dei suoli) che valutino con efficacia e tempestività il progressivo consumo di suolo, anche attraverso il supporto di sistemi informativi territoriali e l`utilizzo della cartografia pedologica derivata;

 

introdurre adeguati strumenti di comunicazione e diffusione di questi aspetti anche mediante la definizione di classi di virtuosità per ogni comune (es: chi consuma poco suolo è in classe A, chi tanto è in classe D), a cui collegare i trasferimenti di risorse, secondo dispositivi di tipo premiale;


precisare, estendere e finalizzare gli strumenti di compensazione ecologica preventiva, perequazione e incentivazione;

 

rafforzare lo strumento della Valutazione Ambientale Strategica come procedura ordinaria di definizione delle scelte di piano;

 

introdurre modalità costruttive e sistemi di gestione degli spazi urbani e territoriali più efficienti dal punto di vista energetico, dei materiali, dell`impermeabilizzazione e della gestione dell`acqua;

 

incentivare gli strumenti per una mobilità sostenibile, il trasporto pubblico e intermodale e l`integrazione tariffaria;

 

avviare efficaci politiche per la casa (housing sociale) a favore delle fasce più deboli e per i giovani, sfuggendo al cliché secondo cui le abitazioni economiche e popolari si trovano in palazzoni localizzati periferia lontani da tutto e su suolo vergine ma di scarso valore economico perché poco collegato;

 

sollecitare l`introduzione di oneri fiscali come strumento di contrasto al consumo di suolo e ridurre la dipendenza finanziaria delle entrate comunali dai proventi derivanti dall`edificazione/trasformazione del territorio, sostituendoli con strumenti di fiscalità ambientale locale.

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