Una finanziaria ammazza-treni

5, Dicembre, 2007

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Da pochi giorni Legambiente ha diramato questo comunicato stampa per spiegare che la nuova finanziaria prevede cospiscui tagli al trasporto ferroviario – con le conseguenze che tutti possiamo immaginare (come togliere l’acqua al deserto) – e indetto una petizione per rivedere il taglio alla spesa previsto. Pur concordando con le posizioni espresse nel comunicato, trovo questa questione scandalosa per diversi motivi.
Della politica filomotoristica e antiferroviaria non voglio nemmeno parlare. La peculiare situazione italiana in cui la scelta dell’auto come principale mezzo di spostamento assume i toni di un diktat è discorso antico, e tutti ben lo conosciamo (senza per questo fare nulla per cambiare le nostre abitudini). Vorrei invece che ci si interrogasse sulla disorganizzazione e la poca trasparenza di Trenitalia/Rfi: com’è possibile che ogni anno aumentino i costi di biglietti e servizi senza che si vedano le minime ricadute sull’offerta? Era proprio necessario spendere una valanga di quattrini per rimettere a nuovo e aprire al commercio 100 grandi stazioni, quando ogni giorno i pendolari viaggiano in condizioni miserevoli? Era necessario cambiare molti dei convogli Intercity plus/Eurostar, quando i treni e le strutture rotabili regionali restano quelle di 50 anni fa? Non ho parole. Non trovo parole nemmeno per definire l’operato di Legambiente che, come al solito, inizia a fare pressione nel momento in cui il danno è fatto o è prossimo venturo. Dove sono stati fino a adesso? Una così grande associazione era allo scuro di tutto? Personalmente, ho idea che Legambiente diventi ogni giorno di più un buon affare per qualche centinaio di funzionari/dirigenti che si spartiscono i crescenti introiti di una associazione aziendalistica e iper-mediatizzata. Soprattutto in questo momento, in cui i cugini Verdi si trovano al governo, l’intervento di Legambiente (proprio quando potrebbe avvalersi di un appoggio istituzionale) risulta spuntato. Questa finanziaria si abbatterà in modo grave anche sulla linea Milano-Lecco (via Carnate) dove erano stati spesi dalle FS innumerevoli quattrini per il raddoppio della linea ferroviaria e dove dall’anno prossimo non ci saranno fondi sufficienti per mantenere lo stesso numero di corse effettuate oggi! (come se Trenitalia non avesse che i soldi delle sovvenzioni statali..). Qualcuno vocifera che da una successione oraria si passerà alla cadenza di un treno ogni due ore (riguardo a questo aspetto nutro dubbi).
Per ora iniziate a prendere lettura di questo comunicato. Nei prossimi giorni scenderò nei particolari di interesse locale. Se le voci di corridoio saranno confermate – se i danni apportati all’ambiente e i capitali spesi non saranno compensati da un aumento del servizio e, presumibilmente, dell’utenza – ci troveremo di fronte ad uno degli interventi più assurdi e scellerati che abbiano riguardato le nostre statiche linee ferroviarie da molti anni a questa parte.

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Varese–Milano, Torino–Novara, Genova–Savona, Bologna–Verona, Roma–Ciampino, Bari–Barletta, Palermo-Messina. Sono alcune delle tratte pendolari più calde e le prime a essere sacrificate dalla Finanziaria 2008.
I pendolari italiani non sono disposti ad accettare la beffa di nuovi tagli, per cui sparirà dalle linee più frequentate 1 treno su 4. E soprattutto rivogliono i mille treni promessi e “scomparsi” dalla Legge di Bilancio. Per questo oggi manifestano con Legambiente davanti a Montecitorio.
“Siamo di fronte a una Finanziaria ammazza-treni – denuncia Roberto Della Seta, presidente nazionale di Legambiente -. I 1.000 nuovi treni pendolari che erano stati previsti nel piano industriale delle Ferrovie dello Stato approvato dal governo ora non hanno copertura economica. E adesso salta fuori anche l’ammanco di 425 milioni di euro per i contratti di servizio delle Regioni. Il che significa un taglio netto del 25% rispetto a quanto previsto per il 2008, come dire 1 treno in meno ogni 4. E proprio sulle linee pendolari più calde”.
L’esecutivo nel maggio scorso aveva annunciato che ci sarebbero stati 1000 nuovi treni per i pendolari entro il 2011, un progetto finalmente all’altezza dei problemi di chi si muove in treno nelle città italiane con un investimento complessivo di 6,4 miliardi parte finanziato dallo Stato e parte dal Piano di investimento di FS. E nella Finanziaria 2008 la prima tranche di 300milioni di euro. Peccato che nel testo licenziato dal Senato di questi 300 milioni di euro non ci sia nemmeno l’ombra.
Nella Legge di Bilancio mancano le risorse per i contratti di servizio delle Regioni, ossia quelli necessari per aggiornare il Contratto di Servizio stabilito nel 1999 (pari a 1.292 milioni di Euro) al tasso di inflazione (311milioni di euro) e per adempiere agli impegni stabiliti da Trenitalia con Governo e Regioni (100milioni di euro). Complessivamente si tratta di una riduzione rispetto al 2007 del 20% e invece rispetto a quanto previsto per il 2008 addirittura del 25%, pari alla cancellazione di un treno ogni quattro.
Le ipotesi che circolano in casa FS sono sostanzialmente due. Un aumento consistente del prezzo dei biglietti (15-20% l’anno per tre anni), oppure un taglio di convogli spalmato nelle diverse città interessate dal servizio regionale e metropolitano che, paradossalmente, per produrre risultati sarebbe proprio sulle linee più trafficate, perché nei cosiddetti “rami secchi” tagliare ancora significherebbe la chiusura dei binari. Dove? Il grosso dei tagli sarebbe nelle città del centro-nord. In direzione di Milano, i tagli ipotizzati riguarderebbero in maniera diversa quasi tutte le linee. Si passerebbe a una frequenza non più oraria ma ogni 2 ore in tutta la fascia centrale della giornata per la linea che proviene da Lecco (via Monza); si ridurrebbe la frequenza dei treni per quelli che collegano Varese e Gallarate con Milano (oggi 60 minuti per quelli diretti e 30 minuti per quelli con fermate locali) per arrivare a cancellarne almeno 8-10 su 48 complessivi (per direzione di marcia) cercando di evitare le ore non di punta della domanda. Un taglio di almeno 4-5 treni al giorno riguarderebbe le altre linee principali, ossia quelle per Pavia, Como, Novara, Brescia; mentre per i treni per Piacenza e Bergamo si tratterebbe di cancellare alcuni treni nelle ore centrali della giornata. Verso Roma si tornerebbe alla cadenza di 30 minuti (dagli attuali 15) in alcune fasce orarie recuperando così almeno 8-10 treni al giorno per tratta sulla FR1 Fiumicino-Roma Tiburtina-Fara Sabina e sulla FR3 Cesano-Roma Ostiense. Nelle altre linee principali, la FR5 per Civitavecchia, la FR2 per Tivoli e la FR4 per Ciampino e i castelli romani si tratterebbe di 4-5 treni da cancellare. In Toscana i tagli riguarderebbero in particolare le due linee in cui è in servizio il cosiddetto “Memorario” un sistema di cadenza periodica ogni 30 minuti del passaggio dei treni. Lungo la Pisa-Firenze (via Empoli) e la Viareggio-Firenze (via Prato), si ipotizza di cancellare almeno 7-8 treni giorno. Proprio gli investimenti legati all’entrata in funzione del “Memorario” avevano permesso in questi anni una crescita dei passeggeri (10mila persone in più).
Nelle altre regioni i tagli riguarderebbero sicuramente le (poche) linee con servizio metropolitano e inoltre sarebbero spalmati sulle diverse linee regionali, nell’ordine di 1-2 treni cancellati per tratta. A Torino sarebbero sicuramente interessate da tagli la linea per Bussoleno e per Novara-Chivasso nelle ore non di punta. In Liguria verrebbero coinvolte in maniera analoga sia l’unica linea con servizio metropolitano, che collega Voltri e Nervi, che quella per Savona. Verso Bologna le linee interessate sarebbero la Porrettana (da Porretta Terme, dove l’attuale cadenza è ogni ora) e quella tra Bologna e Verona (la maggiore frequenza è da Poggio Rusco, la linea dove nel 2005 è avvenuta una terribile tragedia ferroviaria nei pressi di Crevalcore). A Napoli riguarderebbe le due linee di Trenitalia più frequentate dai pendolari, la Salerno-Napoli e la Villa Literno-Napoli. A Bari verrebbero soppressi alcuni treni che collegano il capoluogo con Barletta e con Gioia del Colle. In Sicilia sarebbero candidati il collegamento veloce da Palermo all’aeroporto di Punta Raisi e i treni regionali da Termini Imerese e Messina lungo la direttrice tirrenica.
Legambiente, che anche quest’anno è accanto agli utenti ferroviari con la sua campagna Pendolaria (per un trasporto ferroviario locale più forte e più moderno), chiede che il parlamento intervenga per ripristinare la copertura economica ai 1.000 treni e per ristabilire un ordine di priorità per gli investimenti nei trasporti. Perché non ha alcun senso investire nelle autostrade e abbandonare a se stesso il trasporto pendolare ferroviario gestito dalle Regioni con i Contratti di servizio. Rivedere queste scelte ha tanto più senso perché il bacino della domanda pendolare è 10 volte superiore a quello che ogni giorno si sposta sui treni a percorrenza nazionale (2 milioni contro 200mila circa) e perché il trasporto locale su ferro contribuisce alla riduzione di traffico e smog nelle aree metropolitane italiane. Su www.legambiente.eu è possibile firmare la PETIZIONE indirizzata a Prodi e ai Ministri Letta, Bianchi e Pecoraro
Scanio.

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