Cos’è stato il ‘68?

14, Dicembre, 2007

Don Giorgio lancia dal suo sito una proposta per ricordare dopo quarant’anni i movimenti del ‘68, ecco come presenta l’iniziativa:

Quest’anno cadrà il 40° anniversario del ’68. Forse non tutti – i più giovani – sanno che cosa ha rappresentato quella data nel mondo, con ripercussioni anche in Italia.

Sarà bene, ottima cosa, rinfrescare la memoria negli adulti e far conoscere ai ragazzi ciò che è avvenuto, in bene e in male, in quegli anni che videro esplodere forti ideali. Un’esplosione che ha rotto ogni argine, dando via libera al pensiero. Uno studente della Sorbona di Parigi inventò lo slogan: «Chiediamo il diritto di pensare». Come tutte le rivoluzioni, anche quella del ’68 ha avuto luci ed ombre, e oggi si è tentati da parte del potere di evidenziare più le ombre che le luci, per far morire quello spirito rivoluzionario che ha costituito la vera molla che ha dato uno scossone ad un sistema rigido, vecchio e ormai al collasso.

Sul sito www.misteriditalia.it (da consultare) ho trovato questo commento che potrebbe fare da cappello ai prossimi interventi.

 

«Non un fatto, né un avvenimento, ma un complicato intreccio di uomini, donne ed idee, di episodi e comportamenti, di aspirazioni e desideri, di aspettative e delusioni. Un vento di cambiamento pieno di contraddizioni che ha soffiato su più di una generazione, sedimentando un sentire comune, quello della rottura con un assetto sociale e politico fondato sull’autoritarismo. Difficile ancora oggi dire che cosa è stato il ’68. Certamente una stagione diversa con tutti i pregi e i limiti che i grandi sommovimenti portano con sé. Il ’68 nasce come un movimento spontaneo e di ribellione, di carattere internazionale, in una prospettiva di rottura, che investe tutti gli ambiti della vita quotidiana, non solo quelli politici, ma soprattutto quelli più marcatamente esistenziali. In questo senso il ’68 è un’onda lunga che non ha ancora trovato la sua riva di approdo. Non un percorso lineare, ma una ragnatela di percorsi.

Ma il ’68, a seconda del paese in cui si realizza – e specie in Italia – segna anche la repentina trasformazione di quel movimento spontaneo in una serie di formazioni politiche giovanili che hanno a loro fondamenta una rilettura critica del marxismo e del leninismo, ma purtroppo anche l’eredità del settarismo».

Una proposta a tutti i siti: non ricordiamo il ’68 quando saremo costretti a farlo per salvarci la faccia. Diamoci dentro: tentiamo di costruirne la storia, analizziamo i fatti, mettiamo in evidenza nomi e cognomi di quanti hanno tradito il sessantotto, ed ora si sono messi con la Destra berlusconiana.

Quando Don Giorgio mi ha parlato di questo progetto mi sono incuriosito e gli ho subito detto che sono loro, i testimoni oculari e diretti, a dover spiegare a noi cosa è stato il ’68, sperando di poterci capire qualcosa in più.

Ogni tanto la domanda ritorna: cosa mai è stato il ’68? un grande abbaglio? una tendenza? una moda? un momento di risveglio? un momento di maggior passione per le idee e il pensiero?

Come penso per la maggior parte dei miei coetanei – se dico generazione qualcuno si offende – per me il ’68 è un’immagine mai completamente definita frutto di racconti, film, canzoni, libretti un po’ frivoli, un’entità vaga di cui non ho mai distinto chiaramente i pregi e i difetti, una stagione che credo abbia dato molto al mio modo di pensare ma, allo stesso tempo, lasciato strascichi negativi che non possono essere trascurati.

Il grande abbaglio di Woodstock, gli eccessi, la rivoluzione sessuale, la decadenza morale, maggior libertà di pensiero, ma l’annullamento dell’efficacia del pensiero critico. Valori che non hanno funzionato quarant’anni fa, possono essere riproposti ora? e come? Molti sono i temi che si potrebbero trattare e per cui non ho risposte.

Mi piace, per questi motivi, allargare la proposta di Don Giorgio a tutti coloro che vogliano lasciare una testimonianza e usare il proprio spazio per approfondire l’argomento. Sono convinto che ci sono diverse persone interessate e ne ho già in mente qualcuna. Anche voi coetanei – mi raccomando non dite generazione – se avete qualcosa da dire fatevi avanti!

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