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Com’è messa la nostra università?

24, Dicembre, 2007

Come sta la nostra università? La cosidetta “Statale” di Milano? Il nostro dipartimento di Scienze Politiche ha provato a dare una risposta attraverso l’analisi delle diverse classifiche internazionali. La sintesi del rapporto stilato rivela una situazione molto eterogenea e ci fa capire che le statistiche in questi casi non possono dire molto. Siamo noi a poter dare una risposta specifica, leggete e fatevi un’idea. Se volete lasciate un commento.

Nelle classifiche delle università, la Statale ha posizioni diverse. Perché? Quali sono i criteri? Come vanno lette? Una ricerca della facoltà di Scienze Politiche, commissionata da Rettore e Direttore Amministrativo, risponde a queste domande.


Diversi indicatori, diverse classifiche.

Le classifiche sportive sono oggettive perché si costruiscono sui risultati certi delle gare. Quelle delle università vengono costruite con indicatori statistici scelti in relazione agli aspetti che si vogliono rilevare e alla disponibilità dei dati. Ogni classifica può quindi dare risultati diversi. Alcune classifiche sono stilate da quotidiani e periodici e hanno come principali destinatari i giovani (e le loro famiglie) chiamati a scegliere l’ateneo e il corso di laurea a cui iscriversi. È il caso di U.S. News & World Report negli Stati Uniti e di The Times Higher Education Suplement in Gran Bretagna.
Altre classifiche sono redatte da istituti di ricerca specializzati – come
The Institute of Higher Education della Shanghai Jiao Tong University e The Centre for Science and Technology Studies della Leiden University – e sono rivolte alle università che possono essere interessate, ad esempio, a selezionare dei partner per iniziative di didattica o di ricerca. Vi sono poi valutazioni promosse dai governi nazionali: uno degli esempi più noti è il RAE (Research Assessment Exercise) che si effettua periodicamente in Gran Bretagna.


La posizione di UNIMI nei ranking internazionali

Nell’Academic Ranking of World Universities (ARWU) promosso da The Institute of Higher Education della Shanghai Jiao Tong University, l’Università di Milano - a pari merito con l’Università di Pisa e con la Sapienza di Roma - si colloca nella sezione 101-150 a livello mondiale, nella sezione 35-56 tra gli atenei europei e prima in Italia.
Tra gli indicatori considerati c’è il numero di alunni e docenti vincitori di premi Nobel e
medaglie Fields e il numero di articoli pubblicati e indicizzati. Restringendo il campo alle sole facoltà di Medicina e Farmacia, l’Università di Milano si classifica nella sezione 51-75 a livello mondiale, prima tra le italiane. Non compare invece tra le prime duecento del mondo nella classifica promossa da
The Times Higher Education Suplement, costruita su indicatori di reputazione, bibliometrici, di risorse e di internazionalizzazione. L’unico ateneo italiano a classificarsi nei primi duecento è la Sapienza di Roma (197°).
Nella classifica delle prime cento università europee di maggior dimensione promossa dal
Center for Science and Technology Studies della Leiden University - basata su indicatori di tipo bibliometrico della produttività scientifica – l’Università di Milano si classifica settima in assoluto in Europa e prima in Italia.


Le classifiche nazionali

A livello nazionale, va ricordato l’ottimo risultato ottenuto nella Valutazione Triennale promossa dal CIVR (Comitato di Indirizzo per la Valutazione della Ricerca) relativa al periodo 2001-2003.
Nella relazione finale si può infatti leggere che “Otto Aree (…) si collocano in posizioni di rilievo nei segmenti dimensionali di appartenenza. (…) Le Aree di Scienze matematiche e informatiche, di Scienze fisiche, di Scienze biologiche, di Scienze agrarie e veterinarie, di Scienze giuridiche, e di Scienze politiche e sociali mostrano un grado di proprietà dei prodotti Eccellenti al di sopra delle relative medie nazionali di Area, suggerendo una possibile condizione di leadership scientifica nell’Area stessa”.


Le classifiche Censis-Repubblica

La classifica elaborata da Censis Servizi, per il quotidiano la Repubblica, fa parte di una più ampia guida dedicata agli studenti e alle famiglie e costituisce la base di quattro inserti del quotidiano. Le classifiche Censis-Repubblica sono in realtà due, una classifica degli atenei (in cui vengono considerate solamente le università pubbliche) e una classifica delle facoltà (distinta per università pubbliche e non statali).


La classifica degli atenei

Gli indicatori della classifica degli atenei sono quattro:

servizi (pasti erogati, posti e contributi per gli alloggi, spazi sportivi)
borse di studio e di collaborazione
strutture (posti in aula, nelle biblioteche e nei laboratori scientifici)
web (punteggio assegnato da Censis Servizi sulla base della funzionalità e dei contenuti).

Di questa classifica diamo una valutazione sostanzialmente negativa principalmente perché non è una classifica globale delle università, ma solamente di alcuni servizi e strutture offerte dagli atenei (aspetto non sufficientemente evidenziato nella presentazione della stessa). Questo falsa i risultati anche perché alcuni degli aspetti considerati non sono di competenza delle Università ma di soggetti diversi, come gli enti per il diritto allo studio che gestiscono risorse delle Regioni.

 

La classifica delle facoltà

Sulla classifica delle facoltà il nostro giudizio è interlocutorio perché da un lato è basata su un modello decisamente più sofisticato mentre dall’altro usa indicatori di dubbia validità. I molti indicatori sono organizzati attorno a cinque dimensioni: produttività, profilo docenti, didattica, ricerca, rapporti internazionali. Per le facoltà di Medicina e di Veterinaria sono stati utilizzati indicatori aggiuntivi in accordo con le conferenze nazionali delle due facoltà.
Di alcuni indicatori la validità è più che dubbia, nel senso che non sembrano cogliere gli aspetti che si vorrebbero rilevare. Per quanto riguarda la dimensione
ricerca, gli indicatori sono perlopiù relativi ai Cofin: il peso dei finanziamenti europei è molto limitato; non ci sono poi riferimenti alla quantità e alla qualità dei prodotti scientifici.
Infine, è problematico il confronto tra atenei pubblici e non statali: anche prescindendo dalla dimensione
profilo docenti che non è considerata per le facoltà degli atenei non statali, il confronto va interpretato con particolare cautela in quanto per le facoltà degli atenei non statali si è tenuto conto anche dei docenti a contratto e non sono stati considerati gli indicatori relativi alla disponibilità di posti aula.
Altre ipotesi verranno sottoposte a verifica empirica: scorrendo i risultati emerge infatti l’impressione che la classifica avvantaggi le facoltà di più recente istituzione, con particolari profili degli studenti, e gli atenei più piccoli.

 

Le posizioni di UNIMI nelle classifiche Censis-Repubblica

La classifica degli atenei (distinti per dimensione) vede l’Università di Milano decima sui dodici mega atenei considerati: una posizione che contrasta con quelle complessivamente positive delle facoltà.
Sono andate bene le facoltà di Medicina (quinta di trentasei), Farmacia (5°/29), Scienze Politiche (5°/29), Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali (10°/45), Giurisprudenza (11°/44) a Agraria (7°/22). Meno bene sono invece andate Lettere e Filosofia (24°/41) e Veterinaria (9°/13).
Nell’interpretazione di questi dati bisogna tenere conto che l’enfasi sulla posizione raggiunta in classifica nasconde il fatto che le differenze di punteggio sono spesso minime. Una lettura delle dimensioni, trasversale alle facoltà, evidenzia come il punto forte delle facoltà sembrerebbe essere la ricerca, seguita da didattica e profilo docenti, mentre il punto debole sarebbe nei rapporti internazionali.

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