Più di uno in questi giorni mi ha domandato: “Allora, com’è finita la consultazione nazionale Liberi da Ogm”?
I risultati sono ormai visibili a tutti sul sito della coalizione “liberi da Ogm” e riassunti in un rapporto di venti pagine scaricabile qui. Immaginando che non tutti avranno voglia e tempo per andare a sfogliare tali venti paginette, riassumo di seguito i principali dati emersi da questa campagna.
Innanzitutto facciamo un po’ di storia, ricordando quando e come nasce questa coalizione e la seguente consulta.
Tutto nasce nell’estate del 2007, quando diverse associazioni di categoria, agricole, ambientaliste, di produttori e consumatori si sono unite e, sull’esempio di quanto accaduto poco tempo prima in Gran Bretagna, hanno organizzato una consultazione per raccogliere in due mesi, da settembre a novembre 2007, voti contro l’introduzione di Organismi geneticamente modificati in suolo europeo.
Chiuso il referendum si sono ottenuti 3,6 milioni di voti contro l’imminente (in realtà, fattiva) liberalizzazione di colture gm in tutti i paesi membri della Ue.
In molti si sono battuti, molte associazioni hanno presidiato le piazze più importanti d’Italia, molti siti hanno propagato l’eco di una campagna che per una volta ha portato alla ribalta un tema tecnico, piuttosto snobbato ma – non mi stancherò mai di ripeterlo – fondamentale.
Al di là di questi tre milioni e mezzo di voti – che possono essere tanti o pochi – il dato di fatto positivo risiede nella composizione: la maggior parte dei voti è provenuta da non addetti ai lavori, e molti voti sono venuti dalle regioni più minacciate dal punto di vista agricolo, come l’Emilia Romagna (13%) o la Lombardia (12%), regioni capofila dell’agricoltura industriale e guarda caso anche della partecipazione al referendum. Questo dato si può leggere come conseguenza di due fattori: una maggiore istruzione e informazione anche delle fasce sociali intermedie – che al nord è sicuramente maggiore – e gli effetti dell’agricoltura industriale visibili ogni giorno sotto gli occhi di tutti; penso in particolare alle zone della pianura padana con i loro monocordi campi di mais, quella vasta regione geografica che alcuni commentatori, significativamente, sogliono chiamare “deserto agricolo”.
Molto interessante è anche il dato riguardante le modalità di voto, di tutti i voti più del 90% è stato raccolto attraverso il modulo on-line: ancora una volta dobbiamo ringraziare la rete che, pur nelle sue contraddizioni, offre uno spazio leggermente più incline e simile alla sana democrazia deliberativa.
Ora questi risultati, unitamente a quelli di altri paesi d’Europa, verranno portati all’attenzione di Romano Prodi, Josè Barroso e alla commissaria europea all’agricoltura Mariann Boel.
Questo non significa un bel nulla: già nel 1995, alla prima ondata di allarme contro le crescenti pressioni delle multinazionali dell’Ogm, ci fu un ampio referendum che toccò molti paesi membri dell’Unione Europea e che diede un risultato ancor più clamoroso: più dei tre quarti degli europei intervistati da un ente statistico comunitario dichiarò di non gradire la presenza di Ogm sulla propria tavola. Tutto cadde nell’ombra, come se quelle migliaia di persone intervistate non avessero aperto bocca. Anche questa volta rischiamo di trovarci di fronte ad un trattamento simile: se con l’ex commissario all’agricoltura Fischler avevamo qualche speranza, con la Boel ne abbiamo meno di un quarto (per sapere qualcosa in più sulla Boel clicca qui). Due ottiche, quelle di Fischler e Boel, ben diverse, il primo tentò e in parte riuscì in una rivoluzione copernicana dell’erogazione dei sussidi destinati all’agricoltura, slegando l’incentivazione dalla produzione e destinandola ad azioni di tutela ambientale. La Boel, invece, in questi anni non ha fatto altro che ribadire la necessità degli Ogm per avere un’agricoltura competitiva sul piano internazionale. Affermazione legata ad un ottica produttivistica che non ravvisa nell’agricoltura altro che una industria di colore verde.
Se la linea della Boel troverà attuazione, vedremo ancora una volta l’UE predicare bene e razzolare male, in difesa di quegli interessi corporativi dei poteri economici forti, a scapito di un ambiente sano e biodiverso. Gli Ogm sconvolgeranno ecosistemi, produzioni e paesaggio, nel lungo termine affonderanno l’agricoltura come per dieci anni, a partire dalla riforma MacSharry del 1992, la si è voluta immaginare: rispettosa, biologica, custode di ciò che è bello e sano, un’utopia pensata a lungo ma sempre rimasta sulla carta.
Infine per continuare nel nostro approfondimento in materia di modificazioni genetiche vi consiglio di leggere “La guerra al vivente – organismi geneticamente modificati e altre mistificazioni scientifiche” di Jean-Pierre Berlan, direttore di ricerca presso l’Institut national de la recherche agronomique (INRA) di Montpellier.

In questo libretto – preceduta da un approfondito saggio sulla storia della genetica agricola da centocinquant’anni a questa parte – una nutrita serie di contributi analizza i rapporti tra salute pubblica, ambiente e agricoltura, studia la complessa problematica dell’introduzione nei campi e sulle nostre tavole degli Ogm, indaga il fenomeno del ricorso a sostanze chimiche (le transnazionali biotecnologiche affermano il loro oligopolio commercializzando kit di sementi + biocidi) e affronta la questione dei brevetti e delle invenzioni biotecnologiche, per concludere con un appello a «fare la pace con il vivente» che suona di particolare attualità e urgenza.
Che dire.. state attenti a dove mettete la forchetta..
Tags: Consulta Nazionale, Jean Pierre Berlan, Ogm, organismi geneticamente modificati, perchè dire no agli ogm, Referendum ogm
29, Marzo, 2009 a 6:12 pm
salve sono il presidente dell’associazione SHERWOOD di Grottaglie ( TA )
in collaborazione alla COOP di TARANTO a Grottaglie
nel 2007 raccogliemmo 283 schede.
come finita la consulta Liberi da Ogm
se ne può saperne qualcosa
un saluto
PIETRO CARAMIA