Petizione per riaprire i chiostri della Statale

29, Gennaio, 2008

Raccolgo l’invito della Sinistra Universitaria a firmare la petizione voluta per ottenere la riapertura dei chiostri storici della sede di via Festa del Perdono. Credo sia un argomento che ci riguardi un po’ tutti, chi direttamente, come attore della vita universitaria, e chi indirettamente, come spettatore di un ambiguo “effetto asociale”.

Veniamo ai fatti: all’università degli studi di Milano da diversi anni il Cortile Farmacia è chiuso per ristrutturazione, senza che i lavori siano mai effettivamente iniziati. Il Cortile Bagni da tempo non è accessibile senza un motivo apparente. Nell’anno accedemico 2006/2007 il cortile Ghiacciaia è rimasto chiuso per l’esecuzione, visibilmente terminata, dei lavori di restauro. Il chiostro non è stato ancora riaperto, lasciando intendere un rinvio sine die del suo utilizzo. La recente chiusura del cortile Legnaia (fine 2007), scrive l’ennesimo e ultimo capitolo di questa vicenda; non ci sono più chiostri disponibili.
La sinistra universitaria, pur credendo nella buona fede proclamata dalle istituzioni, pensa sia ora di fare qualcosa per ridare luoghi di vita comune ad un ateneo già di per sé sovraffollato e privo di spazi, per questo vi invita a cliccare il link in fondo all’articolo e a sottoscrivere il testo della petizione con la vostra “firma”.

Che dire? Pensato nel contesto in cui si sviluppa, l’atteggiamento dell’accademia è di par mio inquietante. L’università, che dovrebbe essere una specie di giardino in mezzo alla metropoli, un modello alternativo, diverso, sta assumendo sempre più velocemente i tratti salienti della informe macchia che la ospita. L’assenza di spazi dove fermarsi, studiare, stare quieti, fare una chiacchierata, pensare, a Milano, latitano da anni e ogni anno sempre di più. Vi invito a prestare attenzione alla conformazione dei luoghi, soprattutto di quelli di recente fattura (penso a Bicocca / Garibaldi-Repubblica), o a seguire con attenzione lo scorrere dei flussi: fiumi di persone frettolose e nevrasteniche vengono incanalati per strade e marciapiedi decisamente sottodimensionati, si cammina sulle scale mobili, si corre, diventando assolutamente incuranti e irrispettosi, asfissiati da una quantità di stimoli altissima. Il panino a pranzo va consumato in fretta, in mezzo a cento persone e davanti ad altri cento che attendono il proprio turno. Non esiste nulla di gratuito, la pubblica latrina era a pagamento e oggi è chiusa. Non esistono parchi e aree verdi (in centro ci sono i “giardini” di Via Palestro!). Il rumore e lo smog funestano anche il cuore storico della città.
Non so, sarà un framework un po’ radicale, di stampo neo-marxista (neanche troppo, sicuramente, non solo), ma credo che questo modello accelerato, che induce all’individualismo e nega spazi dove fermarsi, chiacchierare o riflettere, sia parte integrante di un sistema declinato di manipolazione e dominio; sistema che, sia chiaro, non viene imposto e perseguito sistematicamente dalle istituzioni, ma esportato gradatamente e subdolamente con l’espandersi della mentalità metropolitana e correlato ad uno strano concetto di produttività.
L’università e – continuo imperterrito – in particolare una sede che ospita facoltà umanistiche, dovrebbe rifarsi al proprio tipo storico, al modello ideale della Grecia perduta, dove i luoghi dell’ozio erano sacri luoghi. Il nostro modello, in un’università totalmente fumosa e autoreferenziale, non può e non deve essere questo, ma quanto meno proporsi come alternativa a ciò che lo circonda e organizzarsi, anche, in questo senso. Non c’è uno spazio ritrovo adeguato, non ci sono panchine, non ci sono più chiostri. Segni tristi di un potere che certo non ha nessun interesse a instillare negli studenti un sano e doveroso bisogno di confronto, la necessità di ripensare e ripensarsi, di organizzare. Ogni moto potenzialmente sovversivo viene adeguatamente, quanto velatamente, sopito, disinnescato.

La chiusura dei cortili è stata spesso giustificata con “ragioni di sicurezza” legate a fenomeni di spaccio o alla formazione di movimenti ritenuti appunto “sovversivi” e “pericolosi”. Se una qualsiasi università ha paura dei propri studenti, se si vuole loro negare ogni possibilità di incidere sul corso delle cose per mano di una minoranza imbecille, bè, ci troviamo davanti ad una povera e decadente istituzione, prona al potere come nei più oscuri periodi della storia.
L’università dovrebbe essere il fiore del cambiamento, dovrebbe esserlo ancor più in una città come Milano e i suoi aberranti risvolti, in un tempo come oggi. Quale ingenuità.

Vi invito a firmare qui la petizione proposta dalla Sinistra Universitaria per la riapertura dei chiostri, ovvero di spazi verdi in cui i ragazzi possano ritrovarsi per un confronto o solamente per due chiacchiere e un panino.

Tags: , ,

3 Risposte a “Petizione per riaprire i chiostri della Statale”

  1. Zuja Dice:

    Caro Alfio, mi pare opportuno porre alla tua attenzione un piccolo particolare che ti è sfuggito..
    In questi anni i chiostri della statale erano divenuti un ricettacolo di spaccio e abuso di sostanze stupefacenti. E’ noto a tutti gli studenti quanto accaduto e confermato anche da un’indagine della polizia di Stato.
    Da queste indagini era risultato chiaro come alcuni simpatici spacciatori, per nulla studenti, entravano serenamente in università e spacciavano beati le loro merdate… Oltre allo spaccio mi pare interessante porre attenzione anche sull’atteggiamento di molti presunti studenti che nelle giornate primaverili si accampavano a petto nudo sui prati giocando a pallone e inzozzando gli spazi comuni.
    Ora mi chiedo: per quale motivo un individuo che si fa definire studente deve girare a piedi nudi, senza maglietta, oppure in reggipetto per gli spazi universitari? ti pare un comportamento rispettoso?

    sicuramente chiudere non risolve il problema, vero è che la fruizione di questi spazi non mi è mai parsa di notevole valore culturale.

    Jacopo

  2. alfio Dice:

    No, non ho trascurato il fatto, ho voluto semplicemente puntare l’attenzione su un altro aspetto…. chiudere non pare utile a nessuno. Soprattutto chiudere senza almeno interpellare i rappresentanti degli studenti.
    Come sopra, l’università dovrebbe essere un luogo in cui portare avanti anche un certo atteggiamento, inutile allora riempire le aule di “concertazione”, “partecipazione” e similari, se poi la stessa non riesce a produrre un atteggiamento civile e condiviso all’interno di un cortile.
    Per quanto riguarda i neo freak che corrono senza maglietta per il metro quadro di prato rimasto, sai come la penso: sono favorevole alla biodiversità sociale! Fermo restando che preferisco persone senza stampelle, fuori dai movimenti.

    Ti ringrazio del valido appunto.

  3. alfio Dice:

    A qualcosa è servita…

    Gentili studentesse, gentili studenti,
    Come nei nostri programmi, il cortile “Ghiacciaia” in via Festa del Perdono sarà riaperto la settimana prossima.
    Abbiamo considerato la richiesta che molti di voi hanno sottoscritto come un bel segno di partecipazione e di affezione all’Ateneo.
    Bisogna però che tutti comprendano che l’’uso dei cortili deve essere compatibile con la salvaguardia del loro valore storico-artistico e della tranquillità di chi lo vive.
    Per intenderci, non è ragionevole giocare a pallone in un chiostro del 1400 perché si rischia di danneggiarlo. E non è bene urlare perché ci sono persone che studiano, lavorano o hanno semplicemente desiderio di rilassarsi.
    Il cortile sarà fra l’’altro dotato di punti di accesso alla rete di Ateneo (hotspot) che vi permetteranno di collegarvi a Internet con il sistema wireless (wi-fi).
    Siamo quindi contenti che i cortili siano uno spazio vissuto e chiediamo a tutti voi di essere protagonisti della salvaguardia di questi spazi che molti ci invidiano.

    Il Rettore


Lascia un commento