Pedemontana: alcune domande

9, Febbraio, 2008

 

Martedì 5 febbraio è stata presentata a Milano, presso l’auditorium del Sole 24 ore, la “Pedemontana”; le autorità non hanno esitato a definirla panacea di ogni male viabilistico, ma questa affermazione, scontata in quel contesto, merita una riflessione.
La nostra terra sembra ormai avviata a essere una sorta di laboratorio della distruzione creativa e del capitalismo post-bellico, proseguendo di questo passo, in un lasso di tempo relativamente breve, la Brianza vedrà svelare sulla propria pelle la soluzione del modello della crescita. La Pedemontana è la punta dell’iceberg, l’emblema di questa logica; è una domanda che chiede dove il modello attuale possa giungere, nell’illusione generale.

 

Difficile pensare ad una nuova strada per risolvere i problemi del traffico. Come si può, se popolazione e auto sono in imperterrito aumento? Più semplice è credere che la pedemontana provocherà ulteriori problemi favorendo, ancora una volta, la logica dell’asfalto e della gomma. Il sistema, finché reggerà, andrà avanti senza farsi domande, spendendo in anestetici e palliativi, evitando le cure; molti sono gli individui che ancora non riconoscono la malattia e non notano sintomi che si manifestano con sempre maggior evidenza.

I dati dell’impronta ecologica Lombarda dimostrano che consumiamo risorse ben oltre la capacità di rigenerazione dell’ambiente (leggi qui o qui). La nostra regione è interessata da una delle concentrazioni di biossido di azoto più alte d’Europa (vedi immagine) e basterebbe un qualsiasi spostamento in auto verso le ore 18 per una comprensione empirica del dato.

 

 

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Alla luce di questi pochi rilievi dovremmo chiederci: perché non impiegare soldi per la razionalizzazione dell’esistente e per l’incremento (e la manutenzione) del trasporto pubblico? Perché preferire, pedemontana, tangenzialine, bretelle, allacciamenti, che a loro volta verranno contornati da due ali di quartieri produttivi, poli terziari delocalizzati, magari residenza?
Consci della fragilità e della scarsa razionalità di un sistema di trasporto su gomma, rese ancor più chiare dal recente sciopero degli autotrasportatori, perchè la pedemontana? La sua costruzione non darà nuovo slancio a questo irragionevole sistema di distribuzione?

 

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Per la costruzione di questa nuova strada, che dovrebbe essere pronta entro il 2015, si spenderanno 4115 miliardi di euro da recuperare solo attraverso i pedaggi (?); tutto questo mentre le ultime proiezioni ci dicono che le riserve petrolifere all’attuale ritmo di consumo (in costante aumento) tra quarant’anni saranno esaurite.
Pedemontana – parere del tutto personale e opinabile – significa sacrificare ulteriore suolo, insieme alla qualità ecologica, abitativa, estetica del territorio, ancora una volta, in nome di una miopia benedetta dall’interesse.

Mi piacerebbe chiedervi che ne pensate.

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