Patologie 3.0

11, Febbraio, 2008

Il male come guasto del sentire, la percezione deforme o forse limpidissima, tanto limpida da capire che siamo. Decidere di non affrontarsi, lasciarci e, tristemente, ritrovarsi. Avvertire il desiderio di sentire, soffrire sentendo cosa non si è più. Cosa si vorrebbe essere (sperando di raggiungerlo con la sofferenza). Il male nuovo, intimo, tale da confondere il sintomo con la causa, l’oggetto con la cura. Quel male è inafferrabile, e fa dubitare della lunghezza, del senso e del piacere: pone interrogativi e, quel ch’è peggio, li risolve con risposte definitive. Fa dubitare di ogni centimetro di pelle, delle proprie braccia e della propria casa; non si può distruggere si deve accettare. Quel male non riempie, svuota. Quel male è il vuoto, non esiste; siamo noi.

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