
Breve considerazione sul tempo
30, Marzo, 2008Si avvicinano i giorni in cui il sentiero della formazione “accademica” sfumerà, diventando molti sentieri. Nascono domande, interrogativi sul domani, si ha la sensazione, ad un tempo libera e timorosa, per cui pare che le scelte fatte ora possano condizionare cospicuamente il prossimo futuro. Sbagliamo, come al solito, pensando e proiettandoci nel domani, vivendo in ansia l’oggi. Siamo sempre di fretta, rincorrendo un momento dietro l’altro, ogni giorno aumenta la nostra esigenza di volere subito; non parlo poi di me e in generale dei giornalisti: loro nei momenti più bui vivono alla rincorsa di attimi che non esistono, creati all’interno di una speciale bolla dove confluiscono correnti e umori ambigui e vengono gonfiate notizie che non esistono, alimentate solo dal desiderio di arrivare primi e scavalcare l’”avversario”. Consumare e arrivare primi, due istinti portati al limite da questo tempo, riferibili ad ogni campo ed estremamente suadenti, efficaci. Due vizi che ci costano cari perché rubano l’oggi, il qui e ora, tolgono sapore alle pietanze che ingurgitiamo sans souci, pensando già alle prossime portate. E’ poi terribile di questo meccanismo la capacità auto-fertile: il meccanismo più ruota e più si rende fecondo, più acceleriamo e più vorremmo accelerare. In questa società che utopicamente si slancia verso la velocità assoluta siamo compresi tutti, chi più e chi meno, i consapevoli, i saggi e gli sprovveduti. Il ritmo lo detta la tecnologia, che accelera la vita oltre le sue stesse proporzioni antropologiche, figlia che favorisce e assiste involontariamente il proprio padre - la logica di potenza che in questo momento è incarnata, più di ogni altro, dal potere economico. Pensateci bene, e mi ci metto anch’io, la tecnologia velocizza stimoli e contatti, ma li moltiplica a dismisura, in modo tale che il nostro tempo subisca una compressione sempre più forte a scapito dei contenuti, della qualità e della consapevolezza con il quale viene vissuto.
Quando si è entrati nel ritmo diviene difficile accorgersi della poesia di un verso, di certi suoni, di certi odori. L’ambiente naturale prosegue con i suoi cicli e le nostre vite, ecco la relativa novità dell’oggi, si stagliano veloci e sottili in linea retta, questa è la causa delle nostre nevrosi, dei nostri disagi, perdiamo ogni giorno il “bio filo” che ci collega all’ambiente, inteso nel suo senso più lato. Senza scomodare Nagarjiuna, le scuole orientali o i filosofi classici, non occorre molto per ritrovare la naturale logica della vita, la “bio logica” (se non sembrasse qualcosa di brutto), la vita è adesso, e una adeguata riflessione sul tempo rimetterebbe in discussione molto dei nostri odierni stili di vita basati sul continuo inseguimento. Il presente è certo. È sicuro, è quello che abbiamo o semplicemente è; il passato è trascorso e sedimentato in noi e guida e condiziona il nostro presente; su di esso non possiamo agire; il futuro è una aspettativa non verificabile. Eppure certa logica ci invita ogni giorno a sacrificare il tempo, la persona, l’uomo e l’unica esistenza a disposizione in loco, senza accorgerci che la vita è essere, qui, adesso. Con questo non mi schiero ne con l’attimo ne con il progetto, che da soli e senza l’altro non andrebbero da nessuna parte, dico solo che noto attorno sempre più scarsa consapevolezza del tempo, del tempo umano, siamo invece sempre più pieni del tempo misurato e quantificato, da quanti più strumenti tecnologici (si badi, non è una critica alla tecnologia in sé e per sé, non si può criminalizzare lo strumento, ma il suo uso più o meno consapevole). Potrei correre, affrettarmi, cercare ogni spazio per salire scale, scrivere quanti più articoli, assumermi sempre nuove responsabilità, stipendi più allettanti, e, ammesso di farcela, che succederebbe poi? Poi non avrei avvertito nemmeno la vita, sarei con buona probabilità un grande professionista, ma un uomo scarno. Parlo da peccatore ovviamente. Nei miei sonni non vorrei esser colto dai miei peggiori incubi diurni, ossessionato da problemi che attengono al giorno, nei miei sonni vorrei viaggiare in sogno, vorrei ritrovare il linguaggio e la freschezza che nell’intorno abbruttito e bifolco si trovano sempre di meno.

tratto da un pezzettino della mia tesi:
“Dunque la persona vive aspettando gratificazioni dalla burocrazia, gratificazioni che spesso non arrivano ma anche questo contribuisce al mantenimento del sistema perché, secondo Weber, chi imposta la propria vita nell’attesa, nel rinvio, non può accettare di essere arrivato.”
Jacopo
E’ così semplice eppure così complicato da capire… è così vicino eppure così irraggiungibile… quest’epoca ci fa credere di vivere contemporaneamente in due mondi senza connessione il passato e il futuro… anche la politica gioca su questo… così che non viviamo per niente!
Grazie Alfio per questa briciola di presente…
L’ansia del tempo ci accompagna inesorabile e riempie di sè i nostri pensieri che non sono più pensati, sono solo fugacemente tracciati e cancellati dai successivi. Siamo all’interno di un meccanismo che va oltre il nostro più autentico volere di persone con una mente dalle possibilità infinite e con una infinita nostalgia di altri tempi in cui poterle scoprire e coltivare. Il velo di amarezza di cui sono coperti i desideri di “fare in tempo”, le decisioni volte a “guadagnare tempo” e soprattutto la lacerante percezione di “non avere tempo” andrebbe strappato per mostrare tutta la limitatezza di un pensare che si risolve dentro ingranaggi su cui campeggiano tabelle orarie dall’aria quantomeno minacciosa. Strappare quel velo e recuperare il senso di libertà offerto grauitamente dal viaggiare svincolati dalla smania di catturare le offerte dell’ultimo minuto, di percorrere sentieri della mente che non avremmo mai pensato di rintracciare in noi, quei sentieri che, una volta ripuliti dalle contaminazioni dell’avere, potrebbero condurci a mostrare a noi stessi le nostre più vere passioni, le più autentiche gioie, a scovare finalmente dove abita la serenità dell’animo…
Grazie per i tuoi pensieri leggeri, ma profondamente veri.
Emanuela