Spiace esser sempre critici e non prender parte alla festa, ma ancora una volta siamo dinanzi ad una situazione paradossale, in cui il coretto dei mass-media ha portato al suo estremo un evento che nella propria essenza non ha nulla di così extra-ordinario. Arriva l’Expo a Milano, ancora una volta la metropoli lombarda e i suoi amministratori locali e sovra-locali confermano una visione della città e del circostante orientata da un tardo-capitalismo senza remore. Dovremmo ripensarci un po’, farci venire qualche dubbio, non guasterebbe; fare una riflessione seria riguardo ai moventi fondamentali, guardando agli esiti delle principali politiche economiche delle altre città europee, effettuando comparazioni. Il marketing urbano è ormai in ogni dove e la città diventa emblema dello sviluppo e esempio per il proprio intorno, se non addirittura per i gradi superiori di pianificazione. Gentrification, riallocazioni, grandi progetti, che vengono sdoganati come miglioramenti e cammini di crescita, nascondono secondi risvolti che remano contro ogni bene comune, contro un vero benessere, contro qualsiasi equilibrio urbanistico: smantellamento degli strumenti di piano e soprattutto della loro logica, riduzione della realtà ai suoi aspetti mediatici, esclusione di sempre maggiori fasce della popolazione dai centri urbani e dai servizi, maggiore sottomissione alle logiche speculative e agli interessi particolari. Andrebbe letto a proposito l’illuminante studio di David Harvey sull’ormai celebre caso di Baltimora. In riferimento all’Expo invece, basterebbe dare uno sguardo alla storia urbanistica milanese: la rotta è sempre la stessa, l’Expo non solo la conferma ma ne accelera il percorso. Siamo ingannati, l’Expo ha un proprio senso, ma non è quello con cui l’evento viene annunciato.

Per fare in modo che le mie non sembrino solo inutili divagazioni teoriche riporto di seguito l’intervista a Domenico Finiguerra, che politica la fa, dando prova che se si vuole un modo nuovo è possibile, altre vie sono percorribili. Finiguerra, sindaco di Cassinetta di Lugagnano, con la propria amministrazione, ha avuto il coraggio di redigere e approvare un PGT a crescita “0”, un nuovo piano urbanistico che non prevede alcuna espansione edilizia. Un politico giovane, capace, con un’ottica di lungo termine, insomma, una boccata d’aria! Il Gruppo Valle della Nava insieme a diversi amici di Lecco e dintorni avranno il piacere di averlo ospite il 9 maggio prossimo (per saperne di più clicca: crescifinoazero). L’intervista, curata da Ivan Alberelli, è apparsa sul quotidiano “Il Giorno” di sabato 29 marzo 2008.

Lunedì a Parigi si decide l’assegnazione dell’edizione 2015 dell’Esposizione internazionale. In gara ci sono Milano e Smirne. Un attesa e un evento solo e soltanto milanese o che coinvolge anche la provincia? La sua città si sente coinvolta in questa sfida?
Sfida per cosa? Per esaltare un modello di sviluppo che sta portando la pianura padana al collasso ambientale e l’intero pianeta alla distruzione?
Una premessa storica. Le esposizioni universali nascono a metà dell’ottocento per magnificare lo sviluppo poderoso e all’apparenza inarrestabile del liberalismo politico e del liberismo economico.
Questi grandi avvenimenti nascono sostanzialmente per celebrare i successi, i progressi scientifici, i prodotti dell’industria. Nascono per mettere a disposizione della conoscenza globale i progressi dell’uomo. L’ottimismo regnava. L’uomo vedeva davanti a se un futuro grandioso.
Credo che i tempi siano “leggermente” cambiati. Intanto oggi, nell’era di internet, organizzare tali eventi è uno spreco, di energia e di risorse. Con le stese risorse si potrebbero risolvere problemi ben più importanti rispetto al desiderio di “passare alla storia” di alcuni sindaci, presidenti di provincia o di regione.
Oggi non c’è nulla da celebrare o da magnificare. 800 milioni di persone soffrono di fame e malnutrizione, più di un miliardo non ha accesso all’acqua potabile. Ogni ora 1200 bambini muoiono per malattie curabili.
La vera esposizione universale dovrebbe essere fatta su questo.
E il titolo scelto dalla Moratti “nutrire il pianeta, energia per la vita” è del tutto fuorviante se non beffardo. Infatti nel programma dell’expo non si legge nessuna critica al modello agroalimentare fin quì seguito, imposto dalle stesse multinazionali che co-organizzeranno l’evento. Nessuna critica all’imposizione di monoculture che impoveriscono il suolo e affamano milioni di contadini. Nessuna obiezione all’obbligo di usare il terreno per produrre soia per il nostro bestiame. Nessuna parola verso l’impiego di OGM.
Lo so. Credo che la grande maggioranza dei cittadini delle nostre città vogliano expo 2015. Ma sono realmente informati sullo stato del pianeta.
Anche le comunità della valle padana, sono portate a idolatrare questo mito della crescita economica, osannato dal concerto messo in piedi ad arte dai poteri economici, politici e massmediatici. Però non viene mai detto loro al Telegiornale che stiamo consumando più di quanto il pianeta è in grado di produrre. E che per garantire il nostro apparente benessere, stiamo dilapidando il capitale ambientale, a tutto danno del sud del mondo e delle generazioni future.
Se Milano otterrà l’Expo 2015 prevede più svantaggi o più benefici per il Comune da lei amministrato e per il territorio circostante?
In molti affermano che vi saranno enormi benefici da expo 2015. Sicuramente per qualcuno ci saranno grandi affari economici e commerciali. Per altri si apriranno le porte per grandi investimenti immobiliari.
Io, per il territorio, prevedo grossi problemi. Expo metterà il turbo a tanti progetti di devastazione ambientale. Dalla rimessa in discussione dei parchi, alla realizzazione di grandi opere faraoniche sul modello già visto in occasione dei mondiali Italia ‘90.
Dicono che ci saranno 70 mila posti di lavoro. Però si dice una mezza verità. Expo durerà 6 mesi, sarà pertanto lavoro precario. Magari in nero.
Non prevedo quindi benefici, ma soltanto l’avvio di una nuova stagione di consumo di territorio. Sempre all’insegna della rincorsa della fantomatica crescita economica e del PIL.
Se Milano otterrà l’Expo quali aspettative si creeranno per la sua città?
Le vere aspettative per il nostro paese sono, o dovrei dire erano, legate ad un serio investimento nel campo del turismo ambientale. La navigazione sui navigli per godere delle ville di delizia, la fruibilità dei nostri parchi, la bellezza del paesaggio da mettere a disposizione di quanti non immaginano che a pochi km da Milano ci siano posti come i nostri.
Purtoppo, a breve avremo già un antipasto di quello che ci aspetta con la nuova autostrada Malpensa-Magenta. Che dovrebbe proseguire fino alla tangenziale ovest, con tanti saluti al Parco del Ticino e alla riserva della Biosfera Unesco.
Credo che osservare dal Navilgio Grande di Cassinetta di Lugagnano una delle belle ville del ‘600 non sarà poi così entusiasmante se a pochi metri vedi e senti sfrecciare uno, dieci, cento tir carichi magari di bottiglie di acqua minerale provenienti dalla Sicilia e dirette in Valle d’Aosta.
Quali eventi, iniziative, progetti la sua città potrebbe attuare per arrivare preparata all’evento del 2015? Ritiene che possa essere in grado di riscuotere l’interesse di almeno una parte di visitatori stranieri attesi?
Se Milano otterrà Expo 2015, a Cassinetta di Lugagnano e ovunque altre comunità del Parco del Ticino lo proporranno, ci prepareremo a realizzare una contro-esposizione universale, una rassegna-manifestazione nazionale permanente, già a partire dal 2008 per promuovere un modello di sviluppo alternativo, che metta al centro il benessere delle persone, che non si può continuare a misurare con il PIL. Un indicatore, che come ha detto Bob Kennedy nel celebre, ma spesso dimenticato discorso tenuto all’università del Kansas, è del tutto inadeguato. Un discorso non molto lungo, che davvero invito a leggere.
Un discorso di un uomo politico molto lontano da quell’ideologia che spesso viene appiccicata a coloro che oggi propugnano la teoria della decrescita come unico mezzo per salvare il pianeta e con esso l’uomo e le generazioni future.
Quindi ci prepareremo anche noi a expo 2015. Ma a modo nostro e sui temi che davvero servono a rilanciare non l’economia, ma la speranza di una vita futura e migliore.
4, Aprile, 2008 alle 11:44 am
Trovo molto interessante questo tuo scritto… Mi rimane una domanda, domanda legata ad un vecchio articolo apparso sul tuo blog.
Come mai Al Gore è apparso al fianco della Moratti appoggiando la candidatura di Milano?
4, Aprile, 2008 alle 12:09 pm
Come sei professionale nei commenti Zujo.. eh eh..
questa della Moratti e Al Gore non la sapevo.. ti dispiace postare un link a cui trovare un articolo esplicativo?
Il pubblico leggente, ammesso che ci sia, te ne sarà grato.
Peraltro su quel vecchio articolo riguardante Al Gore attendo ancora il commento della Frigoli.
Copiosi ringraziamenti
4, Aprile, 2008 alle 1:05 pm
ora cerco… io ho visto solo filmati al tg3 regione…
4, Aprile, 2008 alle 1:08 pm
http://www.vita.it/articolo/index.php3?NEWSID=91935
http://www.corriere.it/cronache/08_marzo_30/expo_la_battaglia_di_milano_28d6f1ee-fe34-11dc-a6ac-00144f486ba6.shtml
quanto trovato ad una rapida ricerca in internet…
19, Aprile, 2008 alle 10:38 am
Ragionare in termini di buoni e cattivi è comodo, facile, ma fuorviante. I buoni hanno ragione, e alla fine vincono sempre. Questo ci hanno insegnato migliaia di film e filmetti stile USA (… e getta), ormai fonte primaria della nostra cultura.
La realtà è molto più complessa, tanto da perdercisi spesso e volentieri, per questo il criterio dicotomico di dividere il mondo in buoni e cattivi durerà, e farà danni chissà fino a quando. Già, perchè è fin troppo facile per chi manipola l’informazione confezionare abiti su misura, stile buoni o cattivi a seconda della convenienza. Non sto parlando di noi ovviamente, ma di un fenomeno di massa, abusato, che contagia facilmente tutti quanti, noi compresi.
Nel caso specifico siamo di fronte ad un esempio paradigmatico, che simboleggia l’attuale paradosso elettorale e un po’ tutte le contraddizioni del presente.
Chi governa, esercitando potere esclusivo, è parte attiva di un sistema irrazionale, pericoloso, altamente nocivo per la salute. Chi si oppone non ha potere, fino a quando non “si sporca le mani”, ma ciò che e peggio e che spesso non ha idee forti, potenzialmente vincenti. Chi è il cattivo? Per me cattivo è chi non usa la propria testa, visto che ce l’ha. Ma anche il gregge merita rispetto, e su questo si fonda la democrazia. Quindi buon lavoro, ce n’è tanto, per tutti, senza mollare!
Alberto
19, Aprile, 2008 alle 7:23 pm
Mi fa molto piacere questo tuo intervento Alberto.
Concordo pienamente con l’analisi e con la critica alle etichette, specie quelle dicotomiche. D’altro canto, temo e non riesco a sistematizzare nella mia testa (ahimé, che brutto difetto la ricerca dell’ordine) quadri di riferimento omogeneizzanti e onnicomprensivi, che se non moderati diventano risolutori o riducono la realtà ad una situazione su cui non possiamo dire e agire.
Fatta questa premessa, pongo un quesito vagamente filosofico: al di là del buon senso, non è difficile guardare alla realtà con questo approccio senza che diventi paralizzante?
Ovvero, se l’unico modo per leggere il reale, il reale sociale ma anche quello soggettivo, è oggi la coscienza della parzialità – nostra, degli altri e dell’intorno -(la consapevolezza della complessità), non si rischia di trasformare velocemente un approccio non banale in anomia?
O ancora e in altre parole, com’è possibile moderare questo approccio nei fatti?
Ok, va bene, la smetto..
La risposta è comunque aperta.
20, Aprile, 2008 alle 8:12 am
Caro Alfio, altro che “vagamente” filosofico, il tuo lo definirei il “quesito del secolo”, nel senso che si ripropone come non mai in un epoca che vede la morte della filosofia, o così sembra. Dopo Aut-Aut e la relatività di Einstein, il nostrano studioso di Heidegger, Vattimo, sostiene che la morale non ha alcun principio naturale fondante, mentre i cattolici alla Buttiglione escludono ogni autenticità morale fuori dalla (loro) chiesa. … e lasciamo stare Di Pietro, che è meglio …
Io nel mio piccolo, nel senso di profondamente rispettoso e modesto, penso che il sentimento non è acqua, resta in tutta la sua valenza di fondo, nonostante i granchi che può produrre per i limiti della nostra conoscenza. Quindi il punto sta tutto qui, nella vita, che anche senza scomodare Dio da senso al mondo di cui siamo parte.
Ciao
Alberto