S’è tenuto in questi giorni l’incontro tra provincia e comuni interessati alla questione “Nava”. Finalmente, dopo un inverno condito da numerose promesse, ecco ora realizzato il summit della speranza – subito vanificata – con una decisione che, pur segreta e non partecipata, risulta parzialmente positiva. Durante questo G4 si è infatti deciso di proporre per la Valle della Nava la creazione di un nuovo sentiero di valorizzazione agricola, percorso che si andrebbe ad aggiungere ai diciassette già presenti e sparsi per il territorio provinciale. Qui potete leggere un articolo riassuntivo della mia caparbia collega Gloria Crippa.
Qualcuno si stupirà sentendomi dire che quello raggiunto è un risultato “parzialmente positivo”, quando so bene che la maggior parte di noi sente in cuor suo lo sconforto di un bicchiere mezzo vuoto, se non al fondo. Spiego di seguito i motivi della possibile e vaga soddisfazione. Come gruppo, dopo aver ascoltato le ragioni dei soggetti coinvolti, ci siamo presto trovarti davanti ad una situazione disarmante e un poco grottesca. Sindaci che colti in colloqui privati hanno tirato fuori un insospettato animo ambientalista, i ricordi della dolce fanciullezza passata nei campi, l’orrore davanti al territorio che muta, sempre accompagnati da una sgomentosa impossibilità di fare qualche cosa per sovvertire le decisioni di un PRG, immancabile eredità dell’amministrazione precedente. Davanti a tale situazione, che non esiterei a definire “surreale”, non riesco ancora a capacitarmi di come il territorio venga in continuazione sciupato e offeso; come, con politici tanto sensibili?! Con tale attenzione il futuro dovrebbe essere roseo e non dovremmo preoccuaparci più di tanto!
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ll PLIS laddove avrebbe fatto gola, l’avrebbe fatta per ragioni di buona opportunità, un parco per alcuni avrebbe potuto rappresentare moneta di scambio politico sempre utile. D’altre prospettive, vedi comune di Missaglia, i parchi erano e sono visti come streghe che portano vincoli e nessun ritorno, se non effetti che si potrebbero ottenere, dicono loro, con altre forme di valorizzazione. Insomma, si nascondono dietro l’idea della preservazione funzionale, che viene spesso a far rima con “ok, buone dichiarazioni d’intenti, ma che tutto vada come prima”. Nel mezzo di questo quadro eterogeneo, la probabilità più elevata sarebbe stata quella di veder nascere un parco per poi osservarlo abbandonato. Più costi economici che benefici ambientali insomma. La realizzazione di un sentiero agricolo, ammesso che possa interessare agli agricoltori locali, prevedrebbe invece un impegno dei soggetti istituzionali, una valorizzazione funzionale, ma anche compensativa: la valle della Nava oggi sconosciuta ai più, anche tra i limitrofi, potrebbe essere finalmente valorizzata a dovere, ci potrebbero essere fondi esterni (provincia) per la risistemazione delle parti di sentiero pericolose e degradate, per veicolare altrove gli scoli del “troppo pieno” che ora scaricano nel letto del ruscello, si potrebbe proporre la messa a dimora di nuove siepi o la piantumazione degli argini, laddove se ne presenti la necessità, con positivo influsso sulla generale complessificazione dell’habitat semi-naturale. Si potrebbe in qualche modo provare a proporre progetti di un poco più ampio respiro, ad esempio, cercando con la collaborazione degli agricoltori di coltivare con certe metodologie, evitando certe operazioni dagli effetti negativi e quant’altro. Insomma, mi dico, inutile aprire battaglie per ottenere un parco senza linfa, meglio preparare nel migliore dei modi l’utilizzo dell’occasione concessa e considerare che come associazione, in rete con le altre, potremmo realmente contribuire alla causa. Ovvio, che altre valutazioni sarebbero sorte nel momento in cui ai sentieri agricoli avessimo potuto contrapporre l’idea di un’espansione del Parco regionale di Montevecchia e Valle del Curone. In quel caso avremmo avuto un effettivo aumento del livello di protezione e ci saremmo inseriti in una realtà ampia e sicuramente più viva, le carte in tavola sarebbero state diverse.
Per finire la disamina, un PLIS non avrebbe portato a molto di più: ad esempio, non si sarebbe potuto parlare di divieti di caccia e motocross, basti pensare che nell’associazione Sentieri e Cascine, che si occupa insieme e da prima di noi della promozione del territorio casatese, c’è una cospicua fetta di praticanti di entrambe le discipline che vorremmo vietate. Allo stesso modo, un parco di livello sovracomunale non sarebbe in grado di resistere all’eventuale progetto di raccordo con la pedemontana, progetto che si svilupperebbe mediante una bretella stradale, ipoteticamente passante nel mezzo della valle. La valle della Nava risulta infatti essere un corridoio splendidamente disegnato dalla natura per ospitare una strada sotto il livello dell’abitato, lungo l’asse nord-sud e magnificamente dotato di allaciamento finale alla rotonda di Monticello (allacciamento peraltro già predisposto, solitario e da tempo voglioso di incontrare una strada).
Al di là quindi di un risultato che si può sposare bene con le nostre intenzioni, pur non contemplandone la metà, e con quelle di “Sentieri e Cascine”, quello che mi lascia veramente l’amaro in bocca è la consueta assenza di coinvolgimento. Ora – lo so, continuo imperterrito nella mia cocciutaggine, nonostante mi sia sentito dire in ogni dove il contrario – proseguo pensando che a rigor di logica se in un comune c’è una associazione che si chiama “Gruppo Valle della Nava”, fossi un amministratore farei finta almeno di aggiornarla e avvisarla riguardo le dinamiche istituzionali in merito all’area d’interesse. In un paese mediamente democratico sarebbe probabile che il gruppo di pressione venisse invitato per un ascolto e un confronto, ancorché formali e pleonastici. Questo mi lascia deluso, e mi invita ad una seria riflessione sui reali moventi dell’istituzione di questo sentiero agricolo. Un piccolo risultato c’è, ma senza coinvolgimento… o potremmo forse definire questa “una strana forma di partecipazione per pressione latente”?
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17, Aprile, 2009 a 7:27 am
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