
Evviva l’acqua san rubinetto, fresca, diretta e senza marchietto!
20, Aprile, 2008Il geografo Alessandro Cavaliere soleva iniziare i suoi discorsi sull’acqua partendo da una semplice quanto efficace domanda: “se dai rubinetti di casa anziché acqua, uscissero gratuitamente latte, caffé o un vino dignitoso… voi andreste ancora a comprarli?”, la risposta ricevuta era quasi sempre un fermo ed unanime “no”. Eppure, con l’acqua sta accadendo all’incirca il contrario. Da più parti negli ultimi anni si levano voci a favore del consumo di acqua del rubinetto anche per usi alimentari che non implicano ebollizione, tuttavia, il pregiudizio rimane forte e di rado vediamo persone bere direttamente dai rubinetti di casa. Questo avviene nonostante i dati sulla qualità dell’acqua fornita dagli acquedotti non riscontrino sostanziali differenze con le principali acque in bottiglia. Non ci credete? Lo confermano le analisi rese note dal CIAB sulla qualità dell’acqua prodotta dal consorzio presso il potabilizzatore di Valmadrera. Per sanare ogni ulteriore dubbio, oggi, abbiamo selezionato alcuni tra i principali parametri di valutazione della bontà delle acque (dati che normalmente si trovano sulle etichette delle varie marche) e li abbiamo confrontati con i dati relativi all’acqua potabilizzata, cioè quella filtrata e purificata dal CIAB presso i suoi impianti e distribuita in ben 64 comuni.
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Cosa ne abbiamo ricavato? Guardando i dati medi riportati nella tabella sottostante l’acqua CIAB presenta un quadro di analisi in linea con quelli delle marche più blasonate; talvolta, e per certi parametri, addirittura migliore. Ad esempio, l’acqua dei nostri lavandini è una tra le acque con il residuo fisso più basso presenti sul mercato, ovvero presenta una quantità di sali disciolti contenuta, lasciandosi alle spalle marche prestigiose come San Pellegrino, San Benedetto, Vitasnella, Lilia e Uliveto. E’ quindi possibile classificare l’acqua potabilizzata come una comune acqua oligominerale da bottiglia. Lo stesso vale per il contenuto di sodio, elemento che in dati casi può favorire la ritenzione idrica e l’ipertensione (ma che - va detto - è spesso vittima di un’inopportuna demonizzazione da parte di qualche spot pubblicitario). L’acqua del CIAB si posiziona in una fascia intermedia e si addice in questo modo anche alle diete che esigono una bassa presenza di questo elemento. L’acqua del rubinetto si comporta bene anche dal punto di vista del contenuto di nitrati. Unico dato sopra la media è quello della durezza, ovvero del contenuto di sali di calcio o di magnesio solubili o di carbonati insolubili, l’acqua CIAB presenta dati leggermente superiori alla media delle acque minerali in bottiglia. Va detto, però, che la presenza di questi elementi ha effetti negativi su elettrodomestici e tubazioni, non invece sul corpo umano, nel quale l’assunzione di acque dure non manifesta alcun problema nutrizionale o fisiologico.
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Cosa ne possiamo concludere? Che il bere acqua del rubinetto non rappresenta una pazzia; stando ai dati in tabella e al prezzo, è piuttosto il consumo di acqua in bottiglia a delinearsi come abitudine peculiare, diseconomica e a cui non sappiamo rinunciare; insomma, come un vizio. I dati parlano chiaro: siamo i maggiori consumatori d’acqua minerale in bottiglia al mondo (si consuma acqua in bottiglia nel 98% delle famiglie italiane, poco meno di 200 litri pro-capite/anno).
Siamo tornati al passato, i nostri nonni avrebbero sognato di ricevere l’acqua a casa, mentre noi, convinti da 379 milioni di euro investiti annualmente in pubblicità di acque minerali, tendiamo a snobbare “l’acqua del sindaco” andando a procurarcela all’Iper, con un spesa annua che varia in media dai 320 ai 720 euro (a seconda dell’acqua acquistata, calcolata per famiglie di 4 individui) e buttando centinaia e centinaia di bottiglie di plastica per un prodotto che come evidenziato è in definitiva simile a quello erogato dagli acquedotti. Infatti, sia per quantità dei controlli (quasi uno al giorno se si contano quelli del gestore dell’acquedotto e della ASL) che per qualità degli stessi (i parametri di potabilità per quanto riguarda l’acqua del rubinetto sono per legge molto più rigidi di quelli concessi alle acque minerali), l’acqua che arriva nelle nostre case è del tutto simile a quella venduta in bottiglia. E’, inoltre, spaventosa la proporzione di prezzo tra le due: al costo medio di una sola bottiglia di acqua minerale, dai nostri acquedotti riceviamo un metro cubo d’acqua potabile, e cioè 1000 litri, sufficienti a dissetare una persona per oltre un anno.
Le riflessioni sull’acqua in bottiglia e sull’acqua in generale meriterebbero molto spazio almeno per due ragioni: metà dell’acqua mondiale è già in mani private e il nostro corpo è composto per i tre quarti d’acqua. Il sillogismo è presto fatto.


ma come si fa a dire queste cose??!!innanzitutto chi lo dice che la metà dell’acqua mondiale è in mano a privati?basti pensare che gli oceani rappresentano il 70& della superficie terrestre ed ecco che il dubbio sulla verdicità della suddetta affermazione nasce spontaneo.Inoltre i depuratori necessitano di una manutenzione severissima affinchè svolgano in maniera efficiente la loro mansione; e chi garantisce che questi controlli vengano effettutati periodicamente e nel rispetto dell norme vigenti(si sa come funziona in italia)?e ancora, penso che il 98& delle famiglie italiane abbia provato almeno una volta nella vita a bere acqua del rubinetto senza però cambiare le proprie abitudini;come mai?!beh, il sapore sicuramente non è paragonabile ad un’acqua in bottiglia,inoltre l’acqua frizzante non scende dal rubinetto (non è detto che tutti debbano bere acqua naturale) ed infine penso che rimanga la perplessità sull’effettiva potabilità o quantomeno qualità dell’acqua del rubinetto.
Innanzitutto, sarebbe educato scrivere il proprio nome a seguito delle proprie affermazioni e bello sapere con chi si parla.
Detto questo, caro senza nome, cercherò di rispondere alle tue domande e al tuo tono inutilmente inquisitorio.
Per quanto riguarda l’affermazione: “metà dell’acqua è in mano a privati” ci si riferiva, penso chiaramente, all’acqua dolce, affidata a gestori, per l’appunto, privati. Se ne hai voglia, leggi qui o guarda qui.
Per quanto concerne i controlli e la qualità, nel mio articolo mi rifaccio a dati rilasciati dal CIAB e confermati in prima persona dal direttore generale del consorzio, tale Ing. Carlo Carrettini. Tu a cosa ti rifai? alle tue suggestioni personali?
Certo, anch’io ti posso dire che l’acqua del rubinetto ha un sapore meno gradevole di quella in bottiglia, ma non sarà forse ora di scomodare un poco i nostri gusti, se è vero che stiamo parlando di un problema che, senza ripetermi, ha ricadute molto più grandi della nostra sola alimentazione personale?
Infine, per validare empiricamente il tutto: io bevo acqua del rubinetto e non sono morto (..ancora).
Cari saluti.