
Mille gru
14, Maggio, 2008Alcune immagini per riflettere. Con questo titolo “Mille gru” non ho voluto certo far riferimento al bel romanzo di Yasunari Kawabata, ma alla situazione che vede protagonista il nostro territorio e il succitato, funesto, arnese edile. Casatenovo è un paese che sta cambiando e sta affrontando un cambiamento in grande fretta. La fretta è condizione classicamente foriera di errori, dimenticanze dovute alla “distrazione” e in questo caso alla disattenzione di un popolo che si troverà presto senza il bel giardino fino a prima abitato e ambito. Le residenze e le infrastrutture si moltiplicano, in arrivo sono migliaia di abitanti. Il trend desolante va moltiplicato per ogni comune. Triste metonimia dei tempi sono le gru, ormai figure consuete che albergano in ogni veduta o scorcio casatese.
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Propongo queste immagini, scattate di fretta e senza particolari ambizioni, poiché m’illudo che partendo da un “brutto oggettivo” si possa innescare un cammino alla ricerca del senso di termini quali “bene comune”, “interesse generale” e simili. Che senso avranno mai oggi queste parole?
La cosa che più sconcerta è vedere una politica che segue al gancio le trasformazioni, come se avesse perso qualsiasi capacità di controllo sulle dinamiche del territorio. I PRG recepiscono e confermano le mutazioni in atto, le responsabilità delle trasformazioni sono sempre a carico delle amministrazioni precedenti. Se questo in parte è vero, sappiamo che non lo è fino infondo e che è nostro dovere fare il possibile perché il meccanismo non prosegua nel silenzio.
Osservando i cambiamenti in atto sul volto della Brianza è difficile credere che gli uomini al governo tutelino l’interesse della collettività: dietro alle sempre nuove densificazioni urbanistiche sta un accrescimento degli impatti che si moltiplica in più sensi: nel territorio, sui servizi, sulle infrastrutture, sulla vivibilità; deve fare, altresì, riflettere l’assurda scelta filosofica di continuare ad avvallare uno stile di sviluppo legato alle quantità e alla crescita materiale, nonostante il modello stia ampiamente mostrando le proprie falle e non lasci sperare in un futuro migliore di oggi. Tale scelta, ahinoi, ben espressa dai recenti risultati elettorali, dimostra scarse capacità di cognizione, disinteresse e, una volta in più, la grande capacità manipolatoria dei media stereotipati e di tutto il baraccone che gira attorno. Tali strumenti sono oggi, anche a livello locale, capaci di concentrare l’attenzione altrove, creare bisogni di terza natura e disperdere il germe di ogni critica.
Dovremo aspettare di essere sommersi da oggetti e cemento, per capire di cosa veramente abbiamo bisogno? Credo, sia semplicemente intollerabile percorrere cento metri lungo la via San Biagio a Casatenovo e riuscire a contare in un colpo solo una ventina di gru. Credo lo sia, l’accordo di programma Ferrarini-Vismara realizzato praticamente al buio. Domanda banale quanto legittima: cosa ci guadagneranno i casatesi? l’accordo come opererà nel loro interesse? quali benefici sarà lecito attendersi?
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