Jules et Jim di Truffaut

15, Maggio, 2008

Jules & Jim terzo film di Truffaut. Dopo “I quattrocento colpi” mi è capitato casualmente di imbattermi in questa pellicola del 1962. Vale la pena di vedere questo lungometraggio di una contemporaneità impressionante. Moderno, direi, di una seconda modernità. La storia di una donna e di due uomini, la storia di una scelta che non si compie o forse di una decisione presa a priori: quella di non scegliere tra più sentimenti. L’epilogo, tragico, sta forse a dimostrare che non esiste “alcuna credibile possibilità di combinazione amorosa al di fuori della coppia” – chiave di lettura fornitaci da Truffaut alla presentazione del film -, forse molto altro ancora.

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scena sulle spiagge della costa azzurra...

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Un’indagine piuttosto attuale, insomma, sulla complessità dei rapporti umani, che da l’impressione di voler varcare i limiti e le parti, andando oltre i generi, un’indagine antropologica sull’amore e l’amicizia, sulla necessità di stasi (in questo caso raffigurata dai protagonisti maschili e dalla loro amicizia) e di trasformazione (rappresentata dalla donna, sensuale, infantile – demoniaca, in senso greco – e dall’amore). Come accade spesso con le buone opere d’arte, dopo la parola “Fine”, si rimane con più domande (o almeno senza risposte).

La frase del film: “La felicità non si può descrivere perché non ha parole. Lenta si consuma e non ce ne accorgiamo”.

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