Non giudicate Simona

4, Giugno, 2008

-

Non è certo consueto per queste nostre pagine occuparsi di “nera”, anzi..

Oggi è però arrivata alla redazione di MerateOnLine una lettera di una madre che si rivolge a Simona, la maestra di scuola che la scorsa settimana, a Robbiate, ha involontariamente ucciso il suo figlio più piccolo dimenticandolo in auto e andando in classe a fare lezione. Come dice giustamente Loretta, in questa sua pagina, sulla vicenda hanno “pasteggiato” tutti, con poco tatto, senza che il pensiero li abbia nemmeno sfiorati, il pensiero di come si possano sentire una madre, una famiglia, altri figli, davanti alle lapidazioni mediatiche che fanno meno male all’istante, ma seguono come fantasmi nel tempo. I giornalisti, ahimé, ma anche le persone comuni, come in un colosseo si invoca e si attende il “sangue” – sia chiaro, è soprattutto una metafora – il sangue delle vittime, e quello dei carnefici, il sangue dei giusti e quello di chi ha sbagliato. Il desiderio di esorcizzare il male che è presente in noi e tra noi, con una condanna sorda, estrema. Queste parole di Loretta ridanno umanità e una equa dimensione alla vicenda, aprono un pensiero che covo in me dal giorno in cui questa triste storia ha avuto inizio.

-

Gentile direttore, vorrei chiederle di poter scrivere alla mamma di Maria attraverso il vostro portale.

Non conosco nessuno dei protagonisti, ma mi sento tanto vicina a quella donna, sulla cui tragica storia ora stanno pasteggiando tutti. Non ci sono parole per lenire un dolore di queste proporzioni, a una simile tragedia si addice solo il silenzio. Ma a chi non capisce, a chi non si capacita di quello che e` successo, voglio chiedere solo di non giudicare. Anche io, che pure mi reputo una persona normale come credo sia anche Simona che non conosco, ho vissuto la sua stessa terribile vicenda. Devo ringraziare solo il destino se per il mio piccolo e la mia famiglia l`epilogo e` stato meno infausto. Per giorni e notti mi sono chiesta per caso non stessi per impazzire. Mi chiedevo come fosse stato possibile che avessi potuto dimenticare il mio bambino chiuso in auto per ore… Eppure e` successo. Oggi ringrazio Dio e mio marito per aver salvato il mio bimbo, il quale non ricorda piu` quell`episodio che forse un giorno avremo il coraggio di raccontargli sorridendo…

Mi creda, non solo e` possibile dimenticare in auto un figlio, ma e` meno difficile di quanto sembri.
Anch`io ho tre figli che frequentano la scuola elementare, la materna e il piu` piccolo l`asilo nido. Ora provi a immaginare la seguente situazione e a mettersi nei miei panni.
Sveglia alle sei e mezza. Mentre prepari la colazione, cerchi di sfruttare gli ultimi attimi di quiete per darti un aspetto umano, dopo una notte di continui risvegli (il piu` piccolo si sveglia piu` volte e qualche volta anche i piu` grandi). Alle 7 inizia la battaglia per svegliarli, lavarli e vestirli. Poi c`e` da fare la colazione facendo attenzione che non si sporchino, altrimenti poi li devi cambiare di nuovo. Poi quando finalmente ti sei vestita e sei pronta a uscire, e i bambini hanno indossato grembiuli e giacche e hai pensato a merende, cartelle e bavagliole e sei finalmente sulla porta di casa, puntualmente a qualcuno scappa la pipi`. Intanto i minuti passano e l`ansia di arrivare tardi a scuola e poi in ufficio cresce sempre piu`. E cosi` mentre guidi e porti ognuno alla propria destinazione, con la testa sei gia` in ufficio. Intanto cerchi di ricordare se hai avviato la lavastoviglie, se il bucato e` rimasto nella lavatrice… E poi c`e` la spesa, da fare nella pausa pranzo.

Non che il pomeriggio vada meglio. Devi recuperare tutti e ridistribuirli tra piscina, campo sportivo e feste di compleanno. Un girone infernale di cui non vedi mai la fine, dove devi essere performante come mamma, come impiegata e come moglie.
Anche quel mattino il copione era il solito, ma non potevo arrivare tardi un ufficio. Cosi` consegno il primo a scuola, poi di corsa porto l`altro alla materna e poi il terzo all`asilo nido.
Ma quella volta al nido ci sono andata solo con la testa. Dopo la seconda tappa in realta` mi sono diretta a casa dove ho lasciato l`auto per andare in ufficio a piedi.
Poco prima di mezzogiorno mi telefona mio marito che, siccome gli era stato annullato un appuntamento a Milano, era rientrato provvidenzialmente a casa. Mi sento chiedere se sto bene e poi mi chiede di raggiungerlo a casa.

Mi ci sono voluti alcuni interminabili minuti prima di riuscire a comprendere l`accaduto. E più mettevo a fuoco quello che era successo maggiore era lo sgomento e l`angoscia che si impadronivano di me… Era febbraio, una di quelle giornate tiepide e il bimbo per fortuna era ben coperto. Nonostante l`avessi davanti a me e potessi rendermi conto che non era successo nulla, mi sono sentita mancare. Il solo pensiero di quello che avrebbe potuto succedergli, il terrore che deve aver provato, mi raggelano e mi tormentano ancor oggi .

Se mio marito non fosse tornato incidentalmente a casa il bimbo sarebbe rimasto inchiodato nel suo seggiolino fino al pomeriggio. Quando avrei ripreso il mio girone infernale…
Come vede quello che e` successo a Simona non e` poi cosi` incredibile, anche se temo che solo una mamma sotto pressione possa comprenderlo.

Forza Simona, nonostante il grande dolore che sicuramente provi, devi trovare il coraggio di pensare agli altri tuoi figli. Loro hanno bisogno della loro mamma, di una mamma eccezionale come tu saprai essere.

Un abbraccio.


Loretta

Tags: , ,

Una Risposta a “Non giudicate Simona”

  1. Alberto Dice:

    Non è facile, rischio di scivolare in generalizzazioni fuori luogo, ma anche questo “fatto” mi viene da ascriverlo al dramma universale dell’inconsapevolezza. Chi non l’ha mai vissuto scagli la prima pietra. Chi pensa di averne diritto è semplicemente ottuso, protetto da schermi di autodifesa che ne misurano la pochezza.
    Passando dal personale al collettivo l’inconsapevolezza sta colpendo più duramente che mai ognuno di noi, privato dell’informazione necessaria a rendersi conto del degrado civile e morale del governo di questo nostro disgraziato paese, ormai paragonabile agli anni bui del fascismo nostrano. Ma non voglio buttarla in politica, se non altro per rispetto al dolore così intenso, individuale, di una madre e di un padre.
    E’ solo un modesto pensiero che si rifà alla frase “Padre perdona loro, perchè non sanno quello che fanno”. Pensiamo alla nostra giornata-tipo, e rispondiamo alla domanda: so quello che sto facendo, perchè lo faccio, cosa comporta?


Lascia un commento