Biofuel: per un piccolo passo avanti, molti passi indietro

-

Avevamo denunciato per tempo la pericolosità di una politica a favore dei biocombustibili, ora pare se ne sia accorta anche la comunità europea: la commissione ambiente del parlamento di Bruxelles ha infatti chiesto di abbassare l’obiettivo di produzione di biocarburanti inizialmente destinata al settore dei trasporti. Si passa dal 10% per il 2020 al 4% nel 2015. Al netto della cristalleria di interessi in cui muove la super protetta e lobbistica agricoltura europea, questo ripensamento assume i contorni di un traguardo significativo. Si tratta di un cambiamento politico importante (necessario, se consideriamo l’attuale crisi alimentare globale), che, nonostante la natura non vincolante per il parlamento, viene visto come un tentativo di rimediare alla Direttiva-Biofuels del 2003; tentativo reso tanto più necessario dalla pubblicazione di recenti rilievi scientifici che dimostrano l’impatto negativo della produzione di biocarburanti sui prezzi dei prodotti agricoli, sulle foreste e sulle risorse idriche.

-

Dal girasole molti paesi già ricavano biodisel...

Dal girasole molti paesi già ricavano biodisel...

-

Ovviamente, le compagnie produttrici di biocarburanti non hanno perso tempo, manifestando la loro contrarietà e sottolineando come questa “inversione” aggiunga incertezza nella pianificazione dei loro investimenti. Ahinoi, dietro alle compagnie dei biocarburanti stanno gli stessi uomini del petrolio, tutti intenti a distrarre fondi e attenzione da realistiche soluzioni al problema energetico: le ridotte attività di ricerca e gli investimenti, attraverso la turbativa di mercato innescata da una martellante coalizione pro-biocarburanti, vengono così orientate verso “un vicolo cieco”.

-

Il fiume Tana in Kenya..

Il fiume Tana in Kenya..

-

Intanto, mentre stiamo a dirci queste sante cose, anche il Kenya, come da tempo il Brasile, punta molto sulle opportunità offerte dal biofuel; punta molto, dimenticando i propri abitanti, la propria terra e l’importanza del proprio patrimonio naturalistico. A breve, saranno allontanate le popolazioni locali e le specie animali autoctone per fare largo a campi di canna da zucchero per la produzione di agrocarburanti. La scorsa settimana la Nema (National Environmental Management Authority) ha dato il via libera al Tana Integrated Sugar Project (TISP): ovvero la messa a coltivazione di 20mila ettari di terra per fini energetici. La zona interessata è quella delle aree paludose della costa a circa 100 chilometri a nord di Mombasa. Un paradiso della biodiversità mondiale. Il progetto ha come obiettivo quello di produrre 23 milioni di litri di etanolo all’anno. Un impianto da 369 milioni di dollari trasformerà in biocombustibile 8mila tonnellate di canna da zucchero per generare 34 megawatts di elettricità. L’iniziativa minaccia da vicino l’integrità di centinaia di specie animali e la tranquillità delle popolazioni indigene: si tratta di un’area dove vivono 350 specie tra uccelli, rettili, pesci e anfibi e dove sono presenti diversi villaggi. L’associazione Nature Kenya denuncia, inoltre, che gli investitori hanno fatto previsioni del livello di reddito generato sovrastimante di ben il 300%. Più probabilmente, non ci sarà alcun beneficio per le popolazioni locali: queste dovranno spostarsi e lasciare la loro casa per far posto alle grandi coltivazioni di canna da zucchero.

Ancora una volta davanti ai soliti paradossi, ad un’agricoltura di pochi per pochi, che dà da bere ai Suv “occidentali”, togliendo cibo (e casa) agli abitanti del luogo.

-

-

-



..

Lascia una Risposta