Casatenovo, questo paese che cambia

29, Luglio, 2008

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L’ultimo consiglio comunale è stato breve, ma intenso. Ahìnoi, quando ci capita in mezzo l’urbanistica (di una certa portata) non se ne esce tanto facilmente (leggete qui).

Del resto, è chiaro, comprensibilissimo, l’urbanistica è l’ultimo campo d’azione delle amministrazioni comunali. L’ultimo campo in un duplice senso: è lo spazio ultimo in cui le decisioni politiche riescono ancora a far sentire il proprio effetto, è il fertile terreno in cui le amministrazioni trovano da vivere.

Questa è la normalità. Una assurda normalità. Assurda, perché stravolge i presupposti dell’urbanistica e di uno strumento che si definisce “regolatore”: quel Prg che, almeno secondo gli intenti della legge 1150/’42 (legge che, al di là del periodo, istituiva uno strumento di buon senso..), avrebbe dovuto contenere le espansioni edilizie; non confermarle.

Invece, ci troviamo davanti ad una situazione abbastanza paradossale: i comuni necessitano degli oneri di urbanizzazione, quale cospicua fonte di introiti, e manovrano uno strumento nato in qualche modo per limitarli. Non è difficile capire perché, da qualche decennio a questa parte, il gotha dell’urbanistica italiana si stia scervellando per inventare la più ricca varietà di strumenti utili a scavalcare il piano e a confinarlo in seconda fila, cenerentolo delle trasformazioni territoriali. Valga un esempio (recente) per tutti: il documento di inquadramento urbanistico della città di Milano (dall’insopportabile sottotitolo: ricostruire la grande Milano).

Che il piano sia uno strumento rigido, non sarò certo io a metterlo in dubbio, ma è giunta l’ora di fare una scelta, di essere un poco seri, dato che, su questo campo, ci giochiamo il futuro del nostro territorio: o scegliamo di procedere e riformare lo strumento nell’ottica proposta dall’INU nel lontano 1995, quindi, creando un documento diviso in masterplan strategico, che detti linee di sviluppo almeno ventennali, e un piano operativo, che consideri le opere previste per ogni mandato (5 anni). Oppure, non ci resta che proseguire in questo non-senso, nel quale il piano (che per pura tradizione continua a definirsi “regolatore”, che detta regole..)si limita a rincorrere e confermare le trasformazioni decise da altri, spesso attraverso politiche contrattualizzate tra sfera pubblica e privata, nelle quali – casi minuti, a parte – è chiaro chi sia ad avere il manico in pugno.

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Casatenovo, frammenti..

Casatenovo, frammenti..

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Tornando alla situazione del nostro amato/odiato paese, la giunta di sinistra ha ieri approvato due nuovi interventi urbanistici di una certa rilevanza. Quello che più mi duole, al di là dei possibili ragionamenti politici, delle strumentalizzazioni, della retorica del lavoro e della produttività e di quella della salvaguardia ambientale, è vedere il territorio che cambia e cambia in peggio. Mi interessa il dato di fatto, quello evidente. Rispetto a questo dato (innegabile), le responsabilità, si dice da queste parti, siano responsabilità lontane, sedimentate nei vecchi Prg, piani che consegnarono diritti a destra e a manca, senza curarsi di avere almeno un’idea di fondo, di seguire una qualsiasi linea per il futuro, piani che nemmeno in lontananza avvertivano il problema dell’integrità territoriale.

Eppure il territorio cambia, sta cambiando in questi giorni, cambiando velocemente, disordinatamente, senza qualità. Non voglio ripetere la solita collana di scempi collezionata in questi anni, li conosciamo tutti e sono tutti i giorni a raccontarci la stessa storia. A raccontarci di come vanno le cose.

Concluderei, quindi, con un solo pensiero, che poi è un monito rivolto a chi governa questo nostro paese: siamo già messi maluccio, con Ferrarini e centro paese peggioreremo ancora (parlo di qualità ecologica, paesaggistica e qualità di vita; di vivibilità). Il prossimo anno sarà anno di elezioni amministrative, elezioni senza sorprese che confermeranno l’attuale coalizione, salvo alcuni cambiamenti, sia di ordine fisiologico che di ordine politico. Io aspetto al varco questa giunta. L’unica a poter mettere in campo le qualità necessarie per ridisegnare un PGT senza ulteriori incrementi delle volumetrie edificabili.

L’unica, e ha tra le mani una grande responsabilità.

Nell’attuale Piano regolatore è già prevista una potenziale valanga di metri cubi inespressi, per l’anno venturo, basti, quindi, la conferma di questa piccola calamità urbanistica. Se è vero che le decisioni prese in questi consigli, sono state decisioni prese a malincuore, per colpa di qualche bruttone che in passato non si curò della propria terra, nel 2009, voglio convincermi, non mancherà la volontà di disegnare un PGT che non preveda ulteriori sacrifici di territorio e che si chiarisca le idee in vista del futuro, che sappia proiettarsi nel lungo termine.

E’ indecente l’attuale modalità: pura navigazione a vista. Facilmente si avverte l’assenza di un’idea strategica, di ampio respiro.

Il giudizio è forte, lo so, ma da una giovane giunta di sinistra è necessario pretendere (anche la) qualità.

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