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Non si può mai stare tranquilli, nemmeno ad agosto.
Che uno dice.. rientrato dalle ferie, pieno di buoni intenti, abbronzato e convinto che il mondo, magari, dopo gli esami di riparazione, da settembre andrà meglio.. e invece… invece, concluso agosto, rieccoci, alle prese con gli stessi problemi.
Dopo i quasi quattrocento chilometri di scarpinate portoghesi, preso da una certa sotterranea astinenza, mi sono lanciato in un breve sopralluogo lungo i sentieri di casa.
Ho trovato ad attendermi un nuovo cantiere nel bel mezzo di un’area che sono solito definire “il Plis che non c’è”, oppure, che oggi, rubando il titolo alla nostra rivista di riferimento, potrei definire “il Plis che vorrei”.
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Tocca fare una breve premessa, perdonatemi.
Ho sempre pensato che Casatenovo, come terzo comune per estensione nella provincia, dovesse proteggere almeno una parte del suo ancora vasto territorio agricolo e boschivo. All’inizio del 2007, prima di gettarmi a capofitto dietro al caso “Nava”, pensavo proprio che l’area agricola compresa tra Rogoredo, Valaperta, Campofiorenzo e Velate meritasse un’attenzione particolare. Detta fuori dai denti, quell’area è importante e cruciale quanto (se non più) l’area della “Nava”; non dal punto di vista naturalistico – le due aree sono ben diverse per grado di naturalità – ma poiché quella tra Velate e Rogoredo risulta zona strategica nel controllo dei processi urbanizzativi. Mi spiego meglio: mentre la Valle della Nava si difende molto bene dalle pressioni antropiche mediante la propria morfologia chiusa, l’area prima delineata, costituita da morbidi e gradevoli declivi, è vero e proprio terreno di conquista delle immobiliari: dall’alto del Mongorio si può chiaramente vedere la linea della “città” che avanza, sempre più vicina.
Questo “parco che non c’è” e che vorremmo è un’area agricola quasi ininterrotta, che si sviluppa lungo la dorsale di via della Madonnina (direttrice che congiunge Rogoredo e Velate), di elevato valore paesaggistico, uno dei pochi spazi dove è ancora possibile vedere diverse attività agricole svilupparsi in continuità, una delle poche aree che presenta una rete di sentieri ben conservati e ancora praticabili. Un piccolo tesoro che, come sempre, qui, nella zona meno vocata alla valorizzazione del bello (o anche solo del “turistico”) che ci sia, è rimasto ampiamente sottovalutato.
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Evidenziata l'area agricola contigua tra i comuni di Casatenovo e Velate
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Di seguito, vediamo le immagini di una palazzina in costruzione. Certo, non è niente di eccezionale, ne di particolarmente allarmante. Al nuovo immobile, però, dovranno giungere presto luce, acqua, gas, linea telefonica, una strada di servizio. Arriveranno, insomma, le avvisaglie di un nuovo avanzamento: con questo primo intervento è stato introdotto un cavallo di troia, è stato fissato il primo avamposto del cemento nella terra del grano (Triticum aestivum). Cemento nel bel mezzo di un’area agricola magicamente lasciata intonsa dai processi urbanizzativi!
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Veduta del cantiere da nord..
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Per una volta lasciatemi un piccolo spazio di critica fuori-casa. Quest’area è di interesse strategico non solo per le proprie qualità intrinseche, ma anche in quanto zona di diretto confine con il già esistente Plis dei Colli Briantei, un’area che si configura come vero e proprio missing-link tra i parchi della Brianza orientale e le aree verdi più a nord (come ad esempio la Nava), che permetterebbero un effettivo allacciamento dei primi al Parco Regionale di Montevecchia e Valle del Curone e al Parco Regionale della Valle del Lambro.
Il comune di Usmate-Velate sta da tempo attentando all’integrità di quest’area in modo barbaro: in pochi anni a nord del centro storico di Velate stanno sorgendo condomini orizzontali a volontà; e il futuro non prevede miglioramenti, se è vero che il nuovo Pgt delinea incrementi edilizi per una superficie pari a 12 campi da calcio…. non è questa una gestione barbara del territorio??
Come solito, qualcuno potrà definirmi allarmista, qualcuno potrà sottolineare che i Plis sono, infine, “più spese che protezione”; io però non posso esimermi dall’osservare e descrivere ciò che vedo: e ciò che vedo, al di là della retorica politica, al di là delle giustificazioni funzionali e delle razionalizzazioni da buoni brianzoli, è un territorio che perisce sotto i colpi del cemento; lui, la sua e la nostra salute, l’integrità di una risorsa economica e turistica, la bellezza di un paesaggio notevole.
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Immagine scattata dall'alto del Mongorio nell'autunno 2007
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Mi piacerebbe che le associazioni ambientaliste e i direttivi dei Plis già esistenti si mettessero di buzzo buono e cercassero di assecondare questa idea: un allargamento del Parco dei Colli Briantei. Ci troveremmo di fronte ad una soluzione ottimale; difficile, certo, ma quanto mai importante..
Per ora ci sono solo premesse teoriche.
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Tags: Casatenovo, Casatenovo e il cemento, Il Plis che non c'è, il Plis che vorrei, Missing Link tra parchi vimercatesi e parco curone, Urbanistica a Casatenovo, Urbanistica a Usamete-Velate, Urbanizzazione su Velate, Usmate-Velate, Velate Rogoredo Cemento


17, Aprile, 2009 a 7:27 am
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