Il pungolo: amministrative 2009, si parte..

4, Settembre, 2008

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Con una evidente attività giornalistica speculativa (vedi, articolo su Marta Casiraghi, qui, o articolo sulla ricandidatura Colombo sul Giornale di Merate) si è dati avvio alle danze che ci condurranno (e sfiniranno) fino alle prossime elezioni amministrative (primavera 2009!). Da parte mia ho iniziato il lungo cammino con questa intervista qui: un duro attacco alla maggioranza da parte dei Verdi, o meglio, di un ex-Verde, una paginetta che immagino farà storcere qualche naso.

Prima di entrare nel vivo mi faccio volentieri due domande: cosa ci sarà di nuovo? e cosa, di divertente?

Sul grado di divertimento, viste le premesse, nulla è scritto; da spettatori che sanno, o presumono di sapere, esercitare un certo grado di distacco, potremmo (anche) divertirci. Quello che mi preoccupa di più, in vero, è l’aspetto della novità. Un aspetto quasi assente. Preciso: qui parlo da cittadino, non da articolista. Ad essere chiari, bisognerebbe scrivere che non ci sono novità, dire che troveremo a confrontarsi sempre le solite scuole, col modo che gli appartiene.

Non basta la retorica del nuovo, specie a livello locale, nemmeno la democratica retorica del PD.

L’amministrazione in auge ha fatto molto dal punto di vista dell’ammodernamento delle strutture comunali e della gestione delle stesse, ora ci vuole un salto di qualità e, in questa forma, a naso, non ci sono i presupposti per realizzarlo.

Innanzitutto, bisognerebbe dire basta al formalismo integralista, all’assetto chiuso, al detto non-detto, ai valori relativi, a poltici che intervistati esordiscono con un… noi politici dobbiamo...

A livello locale non se ne può più. So di chiedere molto alla politica, quasi di cambiare faccia, ma se si vuole iniziare – si deve! – si deve partendo da qui: dove le fazioni hanno nomi e cognomi e sono persone, persone che puoi incontrare lungo la strada, con cui puoi parlare, ogni giorno. Se non ci mettiamo in pista a partire da questi piccoli contesti, non cambierà mai, il modus operandi rimarrà sempre fedele a se stesso.

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Vorrei vedere una coalizione giovane, magari meno esperta (se poi l’esperienza si deve tradurre in eterni, inviolabili, giochi di equilibrio), preferirei vedere errori ingenui ma, nel lungo termine, prolifici; vorrei un gruppo di persone che si schieri aderendo a valori chiari, perseguendoli con limpidezza; vorrei vedere una gestione nuova del paese realmente “aperta”, dove al momento di compiere scelte importanti vengano prese in considerazione le opinioni delle forze di maggioranza, di quelle di minoranza, delle associazioni e dei cittadini, indifferentemente dal soggetto che le esprima. Pericoloso? forse, ma da qualche parte bisognerà pur incominciare; e poi, diciamocelo, non è che gli assetti mantenuti finora abbiano conservato questo paese come un giardino!

Vorrei una politica capace di svecchiarsi, di non essere una politica di mezz’età che non ha altro da fare alla sera, ma che comprenda che l’interlocutore vero sono quelli che oggi hanno meno di trent’anni. Parlo per interesse personale, anche. Vorrei lo si capisse, perché è grave. Cacciate la testa fuori dalle sale e dagli uffici e provate a parlare con i ragazzi che riempiono scuole e università. A volte è agghiacciante. Negli strati più o meno giovani della popolazione, la politica, anche se locale, è distante, è a priori qualcosa di tedioso, perfino inutile.

Ecco cosa intendo per partecipazione: vorrei qualcuno che si impegnasse anche in una missione scomoda, istituzioni che tentassero di far comprendere la propria importanza, cercando un dialogo con le parti più lontane, per scongiurare una deriva preoccupante. Non credo ci si possa riuscire con progetti estemporanei, forse mantenendo un atteggiamento diverso. Serve qualcuno che abbia gli strumenti per farlo, qualcuno che parli un nuovo linguaggio, che abbia adeguata sensibilità. Da qualche parte succede.

Vorrei molte cose, ma trovo che le parole ancora attuali, che tratteggiano in modo curioso il presente, siano queste di Alberto Conti datate 2003(!!): “..da un lato vediamo semplici cittadini che scrivono di getto lettere ai giornali, per invocare un confronto aperto, che si aggregano per condurre battaglie civili sui problemi più scottanti, e dall’altro un incalzare continuo di sorprese e colpi di scena provenienti dalle istituzioni di governo: la ex-giunta commissariata col suo PRG, la Provincia col nuovo PTCP, la Regione con disegni viabilistici e accordi sul riassetto della nostra principale area industriale, la Vismara, cuore storico di Casatenovo. Decisioni cruciali, delle quali siamo informati a cose fatte, come se le scelte di fondo sul territorio fossero un affare privato che non riguarda la popolazione.

La gente invece dimostra continuamente di essere preoccupata, per le implicazioni profonde che queste scelte comportano, ed è arcistufa di veder confinata la propria opinione nel ghetto delle osservazioni respinte e della protesta inascoltata, che l’ex-sindaco liquidava come “fisiologica”. I cittadini sentono che è sempre più minacciato il loro diritto di autogovernarsi attraverso le istituzioni, non si fidano più di una tecnocrazia che subdolamente prende il posto della rappresentanza popolare.

Questo è sotto gli occhi di tutti, come il fatto che noi casatesi non viviamo sulla Luna, ma siamo parte di un contesto molto più ampio, del quale la nostra realtà non è l’eccezione, ma soltanto uno specchio, fortunatamente piccolo ed appannato..”.

Queste parole evidenziano il nocciolo della questione. Forme e contenuti, come sa ogni scrittore, falegname o musicista, sono in relazione aperta. Oltre che di rinnovata e viva adesione alle idee, abbiamo bisogno di ridisegnare un modo di pensare e operare. Ne abbiamo bisogno per non fare del confronto politico, l’ora del tè: un rito morto, un affare da presenzialisti, una roba da vecchie dame inglesi, preoccupate sì, ma fino a un certo punto..

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2 Risposte a “Il pungolo: amministrative 2009, si parte..”

  1. Carola Dice:

    E’ un manifesto ideale e nella sua idealità è condivisibile, ma è molto distante dal reale. A cosa serve proporre modelli irraggiugibili? Perchè non fare proposte concrete?

    Carola

  2. alfio Dice:

    Cara Carola,
    il vero movente di questo post non è il tentativo di proporre un modello, se mai di provocare un poco, di stimolare un dibattito che, se c’è, non si vede (e se non si vede c’è?).
    L’intento non era quello di dire “è così che bisogna fare” ma di dire “pensiamoci, diamoci una mossa, proviamoci“.
    Inoltre, non vorrei che si leggessero queste considerazioni come esclusivamente riferite alla singola realtà comunale, confinate ad un caso specifico: sono considerazioni a mio parere urgenti, che coinvolgono una società e una cultura che stanno cambiando (molto).
    Questo vorrei fosse centrale, in queste riflessioni, il bisogno di ricollegare vecchio e nuovo per evitare derive, la creazione di distanze incolmabili.
    Non so se ho reso…(?)
    Cari saluti


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