Prima riflessione dopo il cammino

10, Settembre, 2008

Attendevo da tempo la possibilità di tornare sul recente, in verità già lontano, viaggio portoghese. Credo che il commento di Diego meriti una risposta un pochino più ampia e ci dia la possibilità di imbastire una prima, quanto parziale e poco mirata, riflessione.

Caro Diego, “finto-spirituale” è una provocazione bella e buona, che tuttavia confermo. E’ una provocazione contro i riti morti, i cartellini da timbrare, i pellegrini in pullman, lo sfruttamento turistico senza ritegno che nuoce gravemente alla storia e all’essenza di un luogo.

Quest’anno, a Santiago, ci siamo tornati, con i nostri quattrocento chilometri nel sacco, e ciò che ho visto, nuovamente, conferma la mia opinione: una necessaria e provocatoria presa di posizione.

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A testimonianza dei chilometri percorsi..

A testimonianza dei chilometri percorsi..

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Il cammino per me, ma credo di poter dire per noi, non è e non è stata mai una vacanza a basso costo: la spiritualità è molta parte dell’esperienza che il cammino comporta, non potrebbe essere altrimenti; lo è insieme al contatto umano nello stare in gruppo, alla disponibilità e al piacere dell’incontro, e ancora, alla possibilità di stare soli, ad un altro ritmo, con altri tempi; di guardare altri paesaggi, con occhi nuovi.

Per chi ha un minimo di riguardo per la natura, le ombre, i suoni, le sfumature, un’esperienza del genere è qualcosa che tocca anche corde meno immediate; anche senza religioni al seguito, è incontro con lo spirito, nostro, degli altri, dei luoghi.

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Arrivati all'oceano (Finisterra, agosto 2008)

Arrivati all'oceano (Finisterra, agosto 2008)

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Ti invito a leggere l’epigrafe al cammino di quest’anno, così, tanto per farti un’idea; o queste poche righe che scrivevo proprio lungo le rotte d’agosto.. si va tanto in là, da non poter  dire con le parole..

“ ..inutile provare a spiegare le ragioni di queste distanze: dovrei saper disegnare muri che raccontano, pietre che evocano ricordi agricoli, popolazioni lontane, i suoni delle case, certi sguardi, sigarette spente nella notte. Si tratta di un mondo pulviscolare, inafferrabile, servirebbe un retino per il micro-particolato emotivo, adatto ad intrappolare le suggestioni e i presagi; si parla di sensazioni nate da folate di terre rosse e improvvise apparizioni d’alba… Si parla dei famosi silenzi antropologici.. senso dei luoghi condensato in suoni.”

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Giulia con lo sguardo pieno di altrove...

Giulia con lo sguardo pieno di altrove...

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Quanto al discorso religioso, esprimo un giudizio del tutto personale e opinabile: credo che un uomo che faccia proprie le idee del cristianesimo originale non possa che cogliere la profonda ipocrisia che sta dietro queste grandi mete del turismo spirituale. Icone che accecano. Vitelli d’oro.

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