Archivio per marzo, 2009

31, marzo, 2009

Questa terra… Naturalmente Brianza 2009, in arrivo.

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Il Gruppo Valle della Nava

presenta

“Questa terra..”

NATURALMENTE BRIANZA 2009

Mostre, escursioni, laboratori e incontri tra presente e futuro del nostro territorio

15 – 19 aprile 2009, Villa Greppi di Monticello Brianza (LC)

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“Naturalmente Brianza”, dal 15 al 19 aprile a Villa Greppi.

Cinque giorni, per lanciare un messaggio semplice: preferiamo i fiori, i campi e gli alberi, al cemento. Cinque giorni per dire che l’aggressione in atto ai danni dell’ambiente ha e avrà più di qualche implicazione pratica sulle nostre vite.

Cinque giorni per divertirsi, imparare, esplorando il nostro territorio.

Cinque giorni per pensarci su, anche. Pensare a noi e al nostro rapporto con lo spazio vissuto, attraverso confronti, proposte, progetti concreti.

Il sottotitolo 2009 è “questa terra..”, questa terra che amiamo e odiamo, che custodiamo e sprechiamo. Questa terra che, sia quel che sia, è lo scenario che viviamo e abitiamo: noi, i nostri pensieri, le nostre attività.

La nostra associazione crede che ci sia ancora più di un valido motivo per difenderla, questa terra. Da qui nasce il tema di fondo della manifestazione di quest’anno, un tema base per ogni gruppo che voglia tutelare e valorizzare lo spazio che chiamiamo “ambiente”: la difesa del territorio.

Per saperne di più, scarica il programma dell’evento.

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30, marzo, 2009

La costruzione consapevole della bruttezza

Parliamo spesso del danno che le nuove costruzioni arrecano al funzionamento ecologico dell’ambiente e alla nostra qualità della vita, ma non consideriamo mai, o quasi mai, l’aspetto paesaggistico, l’aggressione estetica e in qualche modo spirituale che l’attuale processo di omologazione urbana cala nei nostri spazi, nei luoghi vissuti, che invece raccolgono (o raccoglievano) tratti, aspetti, sfumature maturate in decenni di costruire e abitare.

A tal proposito mi sembra interessante trascrivere un passo dai saggi sull’architettura dell’antropologo e architetto Franco La Cecla, i cui libri vi consiglio vivamente. Nelle righe che seguono La Cecla provocatoriamente accusa costruttori, uffici tecnici e il modello di costruzione a cui si rifanno pedissequamente, cercando di tratteggiare una sensazione che avverto e mi è ben presente, ma che mi risulta difficile catturare e descrivere.

Lui ci tenta, e ci riesce abbastanza bene. Leggete qui:

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Immagine di Isabella Stampa

Immagine di Isabella Stampa

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«Siamo arrivati al punto in cui si pone per noi una domanda: c’è qualcosa nella maniera, nello stile, nella forma delle nuove costruzioni a essere sbagliato? E’ un banale sospetto che affligge oggi chiunque passeggi per un quartiere di recente costruzione o una periferia. C’è un’assurdità di fondo nel modo, nella prosopopea, nella retorica che si mostra nei balconi e nelle finestre, nella ripetizione ossessiva dei moduli e nell’ingenuità deficiente secondo cui un colore di facciata o un orpello decorativo dovrebbe salvare il tutto. Le nuove costruzioni, da Varsavia a Gallarate, denunciano costantemente di non credere in se stesse, di essere delle gabbie per polli e però di imbellettare i propri casermoni con una retorica che suona falsa al primo angolo. Il problema dei nuovi quartieri e delle periferie è la loro falsità. Ogni quartiere o periferia autocostruiti, perfino un’orrenda bidonville, hanno più dignità, cioè esprimono uno sforzo vero, umano, di abitare e non un’utopia zoppa che alcuni progettisti applicano ad altri uomini, il cui destino abitativo non vorrebbero senza dubbio condividere. Si tratta di una costruzione consapevole della bruttezza, una sfida a millenni di sapienza del costruire e dell’abitare. Ripeto, gli abitanti, lasciati a se stessi finiscono per fare meglio. E’ la testimonianza ormai cinquantennale di chi ha deciso di lavorare con gli abitanti per affrontare con loro la questione dell’abitare (La Cecla si riferisce agli studi di Jhon Turner in Perù e Shlomo Angel in Indonesia e Thailandia e al global report dell’UNHSP datato 2005)».

29, marzo, 2009

Produci, consuma, crepa: ecco il nuovo numero di Vorrei.

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S

ostanze: alcolici, gioco, sesso, arte, televisione, soldi, pillole, roba, fumetti, computer, chimica, telefonini, auto, vestiti, scarpe, libri, amore, calcio, egoismo, potere… Siamo tutti drogati e di cosa non importa poi molto. Da circa un secolo la legge si accanisce contro solo alcune fra queste, quelle che abitualmente chiamiamo droghe, e fa finta che le altre dipendenze non esistano. Da circa un secolo mette al caldo le ipocrisie di chi crede che basti vietare e reprimere per risolvere. Da circa un secolo non risolve nulla.
Questo numero della rivista parla di dipendenze e di dipendenti. Con una avvertenza per coloro che credono che i tossici siano solo quei rottami umani che barcollano per strada. Tossiche sono persone pettinate e benvestite che stanno su a forza di bamba. Tossici sono stati e sono celebrati musicisti ed artisti. Tossici siamo tutti noi che ci nutriamo di alimenti inverosimili. Tossici sono i comuni che si fanno di oneri di urbanizzazione. Tossici sono coloro che credono che la vita sia quella che vedono in tivù. Tossica è la nonna che si sputtana la pensione al gratta e vinci. Tossica è la vita del produci, consuma, crepa.

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Cementodipendenti
I comuni non possono fare a meno dei soldi che arrivano dalle nuove costruzioni?
Di Pavel Romanoff

Gargantuà, Pantagruele e le robacce negli alimenti.
Cosa mangiamo? cosa c’è dentro? cosa ci farà?
Di Alfio Sironi

Le droghe degli adulti
Non sono solo i giovani sbandati a fare uso di sostanze. Tre testimonianze molto vicine a Monza
Di Claudio Ferrara

Video. La dipendenza dallo shopping
Annie Leonard e il problema della corsa al consumismo.
Il perchè oggi ci stiamo dirigendo contro un muro.

Il proibizionismo è fallito; la legalizzazione è il male minore
La legalizzazione terrebbe a bada i criminali e trasformerebbe la droga
da problema di legge e ordine a questione di salute.

The Economist

Proibizionismo all’amatriciana
I risultati di 3 anni di legge Fini-Giovanardi nel libro bianco di Fuoriluogo

Coca, anfe e il superlavoro
Aumentano i consumi, e i prezzi non scendono.
Le ragioni? Iper-competizione e scarsa ficucia nel futuro. Ritratto di un abuso.
Di Antonio Piemontese

Una vita d’azzardo
Chi sono i malati del gioco d’azzardo: le cause, le loro vite, le vie d’uscita
Di Carlo Motta

Eroina e controllo sociale
L’utilizzo politico delle dipendenze: la polvere bianca diffusa per reprimere i movimenti
Di Pino Timpani

Gli ultimi giorni di Pompeo
La vita di un artista drogato nel racconto disegnato di Andrea Pazienza
Di Antonio Cornacchia

Video. La dipendenza dalla vita genera l’arte
Intervista ad Alessandro Solfrizzo, attore e poeta recente vincitore del Poetry Slam di PoesiaPresente
Di Simone Camassa

Droga, droga e Rock’n'roll
Sostanze e musica rock, un connubio antico e spesso letale. La storia.
Di Paolo Del Prete

I jazzisti maledetti
L’arte, la letteratura, la musica nera, il male di vivere, le sostanze
Di Cinzia Villari

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Le rubriche

Dinamiche d’inseguimento del nulla
Stai da Dio, lo stress e la stanchezza ti sembrano solo frutto di lontane paure,
la notte è appena cominciata e tu ce l’hai in pugno.
Di Nicola Landucci

Tastiere e stravaganza: la musica colorata dei The Phono Graph
Beatles e Daft Punk fra i riferimenti della band di Olgiate Molgora
Di Sofia Marelli

Monza invivibile
Tra gli agglomerati dormitori della città di Milano
Di Pino Timpani

Anche la libertà ha dei vincoli
Renato Ornaghi e “Wild horses” dei Rolling Stones
Di Simone Camassa

L’impero dei sensi, l’impero del buon gusto
La moda, una questione di latitudine?
Di Ivan Commisso

Algeria, oasi di tradizione
“L’idea che avevo sul deserto e sull’Algeria è completamente cambiata.”
Di David Cabrera Sánchez

La via della bellezza
L’incontro del maestro Mencoboni con i bambini del San Gerardo per “L’albero fiorito”
Di Antonetta Carrabs

Transition town
Le città che danno l’addio al petrolio: in Gran Bretagna e in Irlanda ci provano
Di Marilena Chierico

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26, marzo, 2009

Un ciclo di incontri sul giornalismo a Cassago

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25, marzo, 2009

Di questi tempi – II

Narrazione, flussi, nuove forme di coagulazione di senso e consenso. Accenni.

Siamo davanti a una crisi, e ok, fino a lì, c’eravamo già arrivati.

Proviamo ora a leggere questa parola, crisi, come processo di mutamento delle precedenti categorie, come cambiamento del modo di produrre significati e di distribuirli nello spazio, come diffusione di differenti modalità di relazione.

Pensiamo alla parola “partito”, ad esempio, cosa evoca, qui, oggi? (La Rivista che Vorrei ci sta provando, a lanciare questo gioco.)

Non credo che questo affidarsi alle sensazioni ci sappia dire tutto, ci dice però una parte non secondaria: ci dice qualcosa sull’assenza di interesse, di dialogo e, ovviamente, di rappresentanza.

La politica, anche, e forse soprattutto, quella locale (che poteva stare più vicina alle persone), si è fatta circolo di gestione del potere, autoreferenziale, chiuso, non dinamico, affossato sulle vecchie strutture, ormai vuote (a cui non crede più nemmeno il nostalgico).

Ecco, senza voler cadere nello scontato, è d’obbligo percorrere questo passaggio: pare si debba cercare qualcosa che è nuovo, un nuovo modo di raccontare le idee e la politica, nuove modalità di connessione tra governati e governatori; serve cambiare le categorie intuendo dove oggi passa e si crea il senso, dove circola l’interesse e la voglia di partecipare.

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