Archivio per aprile, 2009

25, aprile, 2009

Istantanea

Il primo sintomo del fatto che stiamo uccidendo i nostri sogni è la mancanza di tempo. Il secondo sintomo della morte dei nostri sogni sono le nostre certezze. Poichè non vogliamo considerare l’esistenza come una grande avventura da vivere, cominciamo a giudicarci saggi, giusti e corretti in quel poco che chiediamo ad essa. Il terzo sintomo della morte dei nostri sogni è la pace. La vita comincia a essere un pomeriggio domenicale: non ci chiede grandi cose, né esige più di quanto noi vogliamo dare. Ci sorprendiamo quando qualcuno della nostra età dice che vuole ancora questo o quello dalla vita.

Il Cammino di Santiago di Paulo Coelho

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22, aprile, 2009

Considerazione sociale dell’agricoltura: un problema culturale

Immagini dall'apertivo con Slow Food Monza e Brianza

Immagini dall'apertivo con Slow Food Monza e Brianza

Sulle pagine de La rivista che Vorrei una riflessione a margine della tavola rotonda “Agricoltura locale custode del territorio?” tenutasi la scorsa settimana durante Naturalmente Brianza a Villa Greppi. Potete leggerla qui. Molti gli ospiti e gli interventi, una linea di fondo comune però: agricoltura e cultura viaggiano fianco a fianco e per risollevare le sorti della prima c’è un gran lavoro da fare sulla seconda. Prima della promozione dei prodotti, prima della certificazione della qualità e dei progetti di settore, c’è da diffondere una minima agri – cultura.

Come non concordare.

Da parte mia, smessi i panni del moderatore, ho voluto integrare con una breve riflessione riguardo la considerazione sociale del lavoro agricolo e il mondo della scuola, specie delle scuole di agraria, che ho avuto modo di frequentare e “assaggiare” personalmente.

All’attuale stato dell’arte molti istituti professionali per l’agricoltura ed il turismo nascondono, dietro il falso pretesto della “praticità”, programmi culturali desueti e di basso profilo. Percorsi d’istruzione che formano esattamente quella tipologia di lavoro e lavoratore agricolo che oggi non godono di alcuna considerazione sociale, modelli che non aiutano la trasformazione e un vero rilancio del settore.

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9, aprile, 2009

Un corridoio verde da Milano a Lecco?

clicca sull'immagine per ingrandire..

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L’articolo sopra riportato (potete leggerlo qui) è apparso sulle pagine de La Provincia di Lecco martedì 7 aprile, lo segnalo perché annuncia un interessante progetto promosso da diversi attori territoriali e sostenuto da Regione Lombardia per interconnettere tra loro il Parco Regionale del Monte Barro e il Parco Regionale di Montevecchia e Valle del Curone. La connessione avverrebbe grazie alla valorizzazione e al potenziamento della rete sentieristica che già collega i due parchi mediante la dorsale del Monte di Brianza e del San Genesio. Se l’iniziativa verrà concretamente realizzata saremo davanti ad un passo importante: un corridoio verde che da Lecco condurrebbe fino a sud della Provincia (Merate, Casatenovo).

In tal senso, acquista ancora più valore e peso politico la nostra istanza per l’ampliamento dei parchi limitrofi sul suolo comunale casatese (anello mancante tra la dorsale verde nel nord di Milano e le aree protette lecchesi). Un tale ampliamento, a quel punto, si configurerebbe come saldatura della rete ecologica protetta che permetterebbe di connettere aree naturali in continuità da Milano fino all’abitato di Lecco. Sarebbe, insomma, un importante passo avanti nel cammino di salvaguardia del territorio, del paesaggio e della biodiversità all’interno dei nostri ambienti naturali.

Anche questo tema sarà oggetto di discussione il prossimo 17 aprile a Villa Greppi durante Naturalmente Brianza.

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8, aprile, 2009

Di questi tempi III

Il discorso politico è metapartitico.

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Muovendo ai loro confini e talvolta attraversandoli avverto questa sensazione: i partiti sono all’attuale stato enti superati. La avverto ogni giorno di più.

Abbiamo già raggiunto il punto di non ritorno: siamo di fronte a strutture vuote, autoreferenziali, che vagano frapponendo solo più tempo tra sé e il baratro.

Viene da chiedersi se ci sarà un modo per dare ad un sistema così formato una nuova prospettiva: probabilmente occorrerebbe che le stesse unità (i partiti) che lo compongono si rimodellino decisamente.

Un cambiamento talmente netto da sembrare inattuabile.

Troppi interessati dovrebbero, nei fatti, mettersi in discussione, abbandonando le piccole sedie del proprio piccolo potere. Interessati piccoli, appunto, non in grado di ridiscutere le proprie posizioni e il proprio valore per fare largo ai contenuti.

Quella che vedo è una lotta tra strutture e contenuti. Quella che serve una rivoluzione dei contenuti, che sbaragli le forme.

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Sì, appunto.

Sì, appunto.

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Provenendo dal mondo delle associazioni non posso che notare le differenze nel modo di procedere e lo svuotamento nell’attività “fisiologica” dei partiti. A livello locale, almeno, i partiti non rappresentano molto più delle persone che li compongono.

Mi convinco sempre di più (in verità me lo auguro, che è ben diverso..) che da qui in avanti le procedure classiche saranno gioco-forza destinate a mutare: ci si aggregherà sempre di più attorno alle idee e sempre meno sotto a simboli che sanno di lontano. Lo ripeto spesso, ormai, come si fa con le preghiere inascoltate.

Al di là dei miei desideri e delle loro possibilità di realizzazione, è carpendo questo passaggio che si chiarifica la stortura del sistema: ancora oggi, davanti ai miei, ai nostri, occhi, i partiti avviano la campagna elettorale dalla preparazione del simbolo e delle quote da dividersi (che devono adeguatamente rappresentare le parti in causa e le tradizioni). Solo alla fine arrivano ai programmi: sempre gli stessi, raffazzonati all’ultimo minuto (perché il tempo stringe), mai vero frutto di un dialogo disteso, capace di far respirare le idee.

Il 90% del tempo politico e del suo discorso sono pervasi da dibattiti legati alle strutture e alle forme partitiche: uomini di partito che parlano di partiti e rapporti tra i partiti, e politologi e giornalisti che parlano anche loro di partiti e diatribe tra partiti. Fateci caso, i contenuti sono l’ultima preoccupazione e spesso un pretesto.

Insomma, i simboli ben prima della sostanza.

Non mi meraviglio più di tanto quando i sondaggi rivelano una cittadinanza nauseata dalla politica dei partiti che riempie di se il cuore del discorso politico, un discorso che, invece, in un paese normale, dovrebbe partire dai valori, passare per idee e progetti, e approdare a soluzioni che facciano l’interesse dei più.

Ahinoi, quest’ultimo iter valori – idee – proposte – progetti – attuazione è invece talmente improbabile che, quando si verifica, genera la genuina sensazione di essere davanti a una vera innovazione, roba da urlo. Un Pgt a crescita zero, un leader sotto i cinquant’anni, un piano di rifiuti che tenda al riciclo totale degli elementi dovrebbero essere frutto della  normale amministrazione in un paese di buona civiltà, invece no, in Italia sono un miracolo.

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6, aprile, 2009

Siamo al bivio, se poi lo dice Neil..

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Parlavamo qualche giorno fa di “materiale resistente” e così Neil Young ha deciso di tornare puntuale con un nuovo lavoro dal titolo “siamo al bivio”, o giù di lì (Fork in the road).

Torna il Neil Young dell’impegno socio-ambientale, parla di crisi economica, petrolio, riscaldamento globale, necessità di scegliere. Lo fa a suo modo, e a volte pare strano che il compito sia ancora affidato a un quasi settantenne.

Per il lancio del nuovo disco ha scelto un video home-made come uno tra i tanti milioni di utenti di YouTube, un bluesettone che potete vedere e sentire qui. Il resto dell’album, abbastanza garage, si lascia ascoltare. Suona come gli ultimi album con i Crazy Horse, ma senza i Crazy Horse. Anzi, suona pure meglio.

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