Non dire notte

4, Luglio, 2009

“Sono le sette di sera e lui è seduto sul balcone di casa, al terzo piano. Guarda il giorno che muore e aspetta: chissà che cosa promette l’ultima luce, che cosa ha in serbo.
Ha davanti il cortile deserto con la sua striscia di erba, qualche oleandro, una panchina e un pergolato di buganvillea abbandonato a se stesso. Il cortile finisce con un muro di pietra su cui si delinea il profilo di una porta successivamente murata. Le pietre nel buco della porta sono più chiare, adesso gli sembrano persino un po’ meno pesanti delle altre. Oltre il muro si ergono due cipressi. Nella luce della sera hanno un colore che è nero, non verde. Oltre si dispiegano colline desolate: laggiù c’è il deserto. Laggiù un mulinello grigio s’alza a tratti, freme un istante, si contorce, corre, cala. Torna in qualche altrove.”


-

Il deserto ritorna sempre. Ritorna sempre il vento che spazza e corre per le vie strette. Ritorna il crepuscolo. Tornano e si fanno di volta in volta palcoscenico o metafora della storia di uomini, e donne, che racconta Oz. Anzi, della storia di un uomo e di una donna, che racconta Oz. Una insegnate che ancora ci spera, nel suo lavoro, nel suo essere nel mondo, e un architetto stanco e disilluso, moralmente perduto. Un incontro. Queste pagine parlano soprattutto di un amore maturo, si direbbe. Di un amore e di un luogo, un posto, che sono lontani dall’esperienza, ma intellegibili. E’ forse il dono delle belle penne e della letteratura come concetto: rendere abitabili, portatili, gli spazi lontani, non conosciuti.. bolle di sapone.
Un uomo e una donna, una storia di anni, persa nel deserto, fisico, esistenziale, non saprei, dove costa fatica ogni giorno ritrovarsi e proseguire a stare insieme, dove è necessario, fondamentale, viscerale, il bisogno dell’altro, l’impossibilità che sia altrimenti.
Oz ci scrive una storia d’amore tanto vera che per questo quasi suona irreale, per noi abituati a moduli più user friendly o chissà.
Un libro poco scorrevole, o non in senso stretto, ma mai macchinoso. Evocativo, questo sì.

-

Tags: , , , , ,

Lascia un commento