E’ che uno non se la immagina, la scomparsa di una città. E’ una di quelle cose difficili da concettualizzare, da capire da lontano. Ma se ti avvicini, la percorri e ti fai raccontare le storie, le storie di quelli che più o meno ci bazzicavano o ci abitavano, lavoravano, tra quei muri, inizi a renderti conto delle dimensioni del disastro, a intuire la sensazione della tragedia, e non guardi niente come prima.
Questi giorni di trasferimento a L’Aquila sono stati così: rapidi (troppo), ma sufficienti a render conto del fatto umano, che da qui, dagli schermi o dalle pagine dei quotidiani, non si sente.
Ascoltare i racconti, vedere la tragedia cristallizzata, nei muri, tra le macerie, nelle strade vuote. Locandine di teatro rimaste appese, spettacoli di aprile. Vetrine di fioristi, fiori appassiti. Porte rimaste aperte, polvere sui vestiti, orologi fermi, panchine che attenderanno a lungo, forse invano.
A L’Aquila è venuta a mancare un’intera geografia, una città è rimasta (apparentemente, ma mica tanto) senza persone e senza futuro.
Come si vive senza una città? senza un centro? dove lavorano oggi quei commercianti? che fine hanno fatto tutte quelle famiglie?
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La nostra visita di questi giorni si è concentrata soprattutto presso la scuola intitolata a Rodari, Gianni, e chi meglio di lui per una primaria. Lì, abbiamo potuto percepire il vivo entusiasmo di chi vuole creare con i bambini percorsi per allontanare la paura – che ancora aleggia e si risveglia alle continue piccole scosse – e andare oltre. Lo dico senza retorica, davvero. Molti tra insegnanti e alunni sono ormai costretti ad un pesante pendolarismo per andare e tornare da L’Aquila – in tanti alloggiano ancora negli alberghi, sulla costa – ma non rinunciano a portare avanti un progetto “sul territorio”, consci che la scuola è il primo passo per ricostruire tessuto sociale e camminare insieme verso un domani e un dopodomani.
Il progetto della Protezione civile casatese ha qui trovato la sua dimensione e il suo senso: in una scuola, per una popolazione. Si è così unito a tanti altri piccoli progetti di aiuto che stanno accompagnando gli aquilani verso il futuro, è stato il Prof. Rossini, preside dell’istituto, a sottolineare quanti piccoli e grandi sforzi stanno arrivando da tutta la penisola: “non facendo sentire gli aquilani soli di fronte alla catastrofe”.
Io ringrazio gli alunni, il personale scolastico e il Prof. Rossini per l’accoglienza e la possibilità d’incontro che ci hanno offerto, ringrazio i miei compagni di viaggio e, soprattutto, i ragazzi della protezione civile che hanno speso tempo ed energie, senza risparmio, per un’iniziativa concreta, che ha finalizzato il sostegno morale e materiale delle amministrazioni, delle scuole e dei cittadini brianzoli.
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ps. tutti i dettagli nell’articolo di Lorenzo Perego e nelle foto del gruppo AFCB, che erano in viaggio con noi.
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