L’anno scorso avevamo sostenuto una campagna a favore della salvaguardia del Bitto dal marchio Dop. Paradossale, ma tant’era. I produttori storici, dopo l’acquisizione della denominazione di origine protetta (Dop), avrebbero dovuto smettere di fare il Bitto come lo avevano sempre fatto, snaturando il processo di produzione in vari passaggi, al fine di uniformarsi alle normative da rispettare per ottenere il marchio.
Insomma, uno strumento per la salvaguardia di prodotti alimentari di pregio che snatura l’oggetto stesso della sua tutela; oggetto di cui dovrebbe garantire, al contrario, l’autenticità.
Mi riscrive oggi il Prof. Michele Corti, promotore di quella campagna, segnalandomi il triste epilogo.
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