Archivio per aprile, 2011

30, aprile, 2011

Il paleolitico dell’energia

Dopo le dichiarazioni paleolitiche di Franco Battaglia ad AnnoZero e gli sforzi del governo per far fallire il referendum (alla faccia dei cittadini e dei loro quattrini) mi pare il caso di riproporre una breve riflessione sul tema dell’energia nucleare.
Nel 1999 il nucleare contribuiva alla produzione di energia elettrica mondiale per il 17% , oggi siamo al 13%. Gli unici che sono ripartiti dopo il 1986 a costruire centrali sono i Finlandesi con gli esiti a cui stiamo assistendo: raddoppio dei tempi di costruzione, raddoppio (e forse più) dei costi, che hanno raggiunto livelli esorbitanti. Il tema del rischio, per quanto delicato, è  quindi l’ultimo da trattare e quello su cui preferisce confrontarsi chi non conosce l’argomento. Non è su quello che si deve scegliere se dire Sì o No al nucleare. Il problema è quello del modello energetico che vogliamo adottare e di dove vogliamo spendere i nostri quattrini: non ce ne sono per fare sia una che l’altra cosa. O rinnovabili o nucleare. Perché quest’ultimo costa e le altre hanno bisogno di finanziamenti per partire, prima di camminare con le loro gambe. In Danimarca e, come abbiamo potuto verificare durante l’inverno, in Germania ormai le rinnovabili camminano da sole.
Si tratta allora di porsi degli interrogativi di fondo: vogliamo di nuovo un sistema energetico rigido, centralista e concettualmente vecchio o un sistema a rete intelligente? Vogliamo un’energia davvero pulita o l’energia che ci riempie di scorie che nessuno sa trattare e disattivare (basti dire che, dall’inizio dell’epopea nucleare ad oggi, nel mondo, su 110 centrali che hanno esaurito il loro ciclo produttivo ne sono state smantellate completamente solo 8. Sulle restanti 102 non si sa come mettere le mani)? Vogliamo un’energia che ci renda davvero liberi o un’energia che riproponga la dipendenza dall’estero come e, nel breve termine, più di oggi? L’uranio non ce l’hanno in tanti e noi in Italia ne siamo privi. Vogliamo guadagnarci tutti con l’energia o vogliamo che a guadagnarci siano una decina di aziende che gestiscono attraverso un cartello la distribuzione energetica in mezzo mondo?
Lo so, molte di queste domande sono provocatorie, non la dicono tutta, impogono bivi laddove la politica energetica europea dovrà fare di necessità virtù e proporre un mix tra le fonti (continuando a contare su gas, petrolio, carbone e le centrali atomiche già in essere). Ma fanno capire che ci sono tanti validi motivi per privilegiare il futuro e non rifare gli stessi errori del passato. Il mix di fonti è necessario, ma per realizzarsi ha bisogno di sviluppare le enormi potenzialità del sole attraverso l’innovazione, rinunciando alle follie di un sistema finito.

30, aprile, 2011

Un disco che supera la forma canzone


In un disco è legittimo aspettarsi di trovare canzoni. Nell’ultimo suo lavoro Vinicio Capossela, no, ci ha messo un solaio, una libreria, pare almeno un paio di ripostigli dimenticati. Un disco che va oltre, oltre la canzone, diventa teatro, letteratura, suggestione. Ancora non saprei aggiungere altro. Attendo nell’ascolto di maturare un’idea un poco più compiuta.

29, aprile, 2011

Ai miei cari studenti


Con alcuni di voi ne abbiamo discusso l’altro giorno in corridoio. Sapete che lui non mi va. La sua critica non entra nel merito, è generica, non distingue. Tuttavia, può servire per incominciare ad aprire gli occhi sulle tante cose che non vanno in questo paese. Fa venire voglia di una sana, sanissima, incazzatura. Ne abbiamo tutti bisogno. Poi, però, dopo esserci incazzati, occorre iniziare a informarci e impegnarci in prima persona perché le cose vadano diversamente. Questa è la parte che manca di più agli italiani. Perché è faticosa. Quello che dovreste provare a fare voi, per abitare e vivere un paese diverso.

28, aprile, 2011

Ma serve davvero andare a scuola?

La domanda è posta nell’ultimo di Paola Mastrocola. Qui intervistata all’uscita nelle librerie da Fazio. Un libro intelligente, ironico, serendipico.

26, aprile, 2011

Cittadino = pirla

Deve essere questo l’assunto base che guida il governo. E Berlusconi forse non sbaglia del tutto, se ancora una parte del paese (per quanto minoritaria) lo sostiene. Mi domando incredulo cosa ancora debba accadere da queste parti perché la situazione politica interna possa assumere in modo definitivo e trasversalmente condiviso l’etichetta di ‘regime’. Alcune evidenze di giornata ci derivano, ancora una volta, dalla vicenda del referendum. L’attuale esecutivo, sapendo di dover vendere un prodotto oggettivamente invendibile in Italia (l’energia nucleare), inventa un escamotage per dribblare l’ostacolo referendario (cioè il parere dei cittadini veicolato e legittimato attraverso un istituto base del nostro sistema democratico). Prende per fessi i cittadini e pure glielo dice in faccia. Sempre a favore dell’interesse di pochi (le multinazionali dell’energia di cui il governo stesso è azionista), contro l’interesse generale (che poi è il nostro). Marta ci spiega per bene che sta accadendo.

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