Nessuno lo saprà

Nessuno lo saprà. Nessuno lo saprà è il titolo del primo libro di viaggio di Enrico Brizzi, quello che tutti conobbero per Jack Frusciante e che ora, defilatosi elegantemente dal suo ruolo di giovanissimo caso editoriale, si è ritagliato un mondo fatto di viaggi a piedi raccontati. Succede da un po’. I libri sul tema già scritti sono quattro o cinque. Onesti, belli, per chi li può capire davvero.
Comunque: Nessuno lo saprà è il titolo di questo suo primo libro che raccontava di un viaggio a piedi dal Tirreno all’Adriatico, dall’Argentario al Conero. Lo trovai una sera su una bancarella a Monza. Lo sfogliai e si accese la famosa lampadina dell’ispirazione. Di lì a poche settimane sarei stato in viaggio a piedi, in un ottobre bellissimo, nel cuore dell’Umbria. Sul cammino di Francesco.
Quel titolo, quella frase, sono rimaste ispiratrici. Per me. Perché dicono qualcosa sul senso del viaggio, e specialmente del viaggio a piedi. Parlano di segreto e di fuga. E parlare di segreto e di fuga, ora e qui, è parlare di qualcosa di anacronistico, mi affascina. Nessuno lo saprà. Te ne accorgi quando sei con lo zaino in strada da giorni e la gente ti guarda scrutatrice cercando la ragione di quel tuo andare, ai loro occhi bizzarro. Tu ti gongoli. Loro non capiscono, glielo leggi negli occhi che non capiscono. E gongoli. Loro non lo sapranno mai il perché. E’ un po’ come diceva Louis Armstrong del Jazz: se chiedi cos’è, non lo saprai mai. Niente rende più soddisfazione che accorgersi in questo mondo di avere ancora propri giardini segreti.

Quest’anno speravo di tornare a est come successe l’anno scorso. O forse in virtù di quanto successe l’anno scorso, in Romania. Fu un mese bellissimo, un viaggio istruttivo, sotto diversi punti di vista. Lo trovate ancora raccontato a partire da qui, se volete. Per tutto l’inverno mi è baluginata in testa l’immagine dell’orizzonte a est: andare oltre, riprendere i passi lasciati, delta danubiano. Avrei voluto fosse Bulgaria e poi Turchia. Ma poi la vita ti cambia le carte e tu ti adegui, ti attrezzi, cambi programma… e quindi?
Quindi, partiremo per un viaggio, rigorosamente a piedi, romanticamente senza gps e ammenicoli vari, alla scoperta di un’Italia dimenticata. Una specie di grande itinerario nelle località infinitamente belle e sconosciute dell’Appennino centro-meridionale. Quattrocento e più chilometri per andare da L’Aquila a Monte Sant’Angelo, sul promontorio del Gargano, nelle Puglie, sulle rotte già tracciate dai pellegrini durante il medioevo diretti alla tomba dell’Arcangelo Michele e poi oltre, verso la via Egnatia, la Turchia e Gerusalemme. O lungo i tratturi della transumanza. A guidarci saranno le preziose indicazioni di Angela Serracchioli, già autrice di una guida sul Cammino di Francesco e ora delle indicazioni per ripercorrere queste antiche vie meridionali.
Non sarò solo. Ad accompagnarmi in questa vicenda ci sarà una nutrita ed eterogenea formazione di persone, anime affini, amici, compagni di avventure, che si alterneranno nel cammino insieme a me nei giorni. Ovviamente, cercheremo di raccontarli, questi passi, ma come sempre, quando la casa è lo zaino e l’unico mezzo per andare le gambe, niente è certo. Vorremmo raccontarlo e lo faremo solo se ce ne sarà il tempo e se questo tempo non ruberà spazio all’anima grande del viaggio, da tenere preziosa, come la grazia, da proteggere all’ombra, neve.
Detto questo, se i passi verranno raccontati, mi (ci) piacerebbe fossero raccontati a più voci, dato che a camminare spalla a spalla saremo in molti. Così, di fianco a questo spazio personale, abbiamo creato un piccolo blog che racconti il viaggio in modo partecipato: date un’occhiata. Qui troverete tutte le letture, i pensieri, le immagini, le sensazioni, le opinioni che accompagnano questo viaggio nel cuore d’agosto.
Insomma, l’invito, se ne avete il piacere, è a seguirci.

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  1. Pingback: Come piace a me | I giardini pensili hanno fatto il loro tempo..

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