Oggi in aula professori mi si avvicina, sbuffettando, una collega, una di quelle nuove, comparse così, inspiegabilmente, a metà dell’anno. E mi dice: mi manderesti il programma di geografia da inserire nel piano educativo di questa ragazza qui, che c’ha sostegno? Io le dico, certo, nessun problema. E le chiedo la mail, per mandargli il programma per quella ragazza lì, che c’ha sostegno. A quel punto, lei, sbuffettando – risentita ben prima di avermi incontrato per la sua strada – lei mi dice, l’avevi già scritto, sulla tua agenda, l’altra volta, il mio indirizzo. Ma l’altra volta, che era un mesetto fa, penso io, era anche un altro anno. E ci metto più io ad andare a cercare che… Gliel’avrei voluto dire – ma lei sbuffettava – che, a me, a me pesano già gli undici mesi prossimi venturi, che inutilmente me li porto tutti i giorni nella valigetta, figurati se vado in giro anche con i precedenti dodici, di mesi, di carta. Già usata, peraltro. Che non è poi tanto la carta, o l’inchiostro, o avere l’I-pad, sia chiaro, è il peso. E’ il concetto. E’ il peso del tempo.
Il peso del tempo
Un Commento to “Il peso del tempo”
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E’ anche la conoscenza della tecnologia… che si scrive iPad e non I-Pad.
Uauauauauauau :)))


