Oggi ero ad aspettare l’autobus e l’autobus era in ritardo. Un po’ di tempo in più per terminare la sequenza delle righe tra me e la fine del capitolo, senza perdere il filo, ho pensato. La signora di fianco a me, negli stessi dieci minuti, ha borbottato una decina di volte, e con un certo astio acido, che l’autobus era in ritardo, e faceva caldo, e aveva altro da fare, e non è possibile tutti i giorni così.
Ma infatti: ma una può sopravvivere a se stessa se ogni giorno è così? Probabilmente sì, dato che di queste scene ne ho viste a migliaia in anni da pendolare; certo, a naso, con tutto il rispetto, vive maluccio la signora.
La morale un po’ semplice che volevo lasciarvi è questa: che il mondo si divide tra chi legge (o ascolta la musica, o chiacchiera, o fa progetti, e quindi usa bene il tempo) e chi accusa l’autobus e il suo ritardo di fargli perdere tempo, anche se il tempo perso è soprattutto colpa sua: è il tempo che ha perso.
