Modello nuovo / modello vecchio

Matteo, che è un mio valido studente mi ha chiesto, via facebook, di commentare questa immagine qui sotto. Io l’ho commentata così come ho trascritto di seguito. Poi lui mi ha detto che è una rispostona. Io l’ho riletta ed è proprio una risposta da prof. di geografia, più che altro, anche un po’ anziano. Tuttavia, il problema è aperto e la discussione allargata. Ci dite la vostra?

Carissimo Matteo, buongiorno, come procedono le ferie? Non saprei commentare l’immagine francamente. Però posso dirti in generale cosa penso. Penso che lavorare per i soldi, dando molta importanza ai soldi, sia una gabbia che non può che produrre criticità ed effetti negativi. E’ come dipendere da una droga. L’essere umano è una macchina razionale, ma anche un’anima irrazionale. La soddisfazione deriva anche e soprattutto dal trovar senso in quel che si fa. E il senso, almeno per me, non risiede, non può risiedere, solo nella gratificazione materiale. Mi spingerei a dire che, visto il concetto di civiltà che hanno plasmato nei secoli le migliori menti europee, tanto più una società lavora per costruire progetti di utilità sociale e per responsabilità nei confronti degli altri (presenti e futuri) tanto più mi sentirei di definire civile quella società, mentre una società che lavora solo per la soddisfazione dei profitti privati retrogredisce a uno stadio ferino, animalesco, che nel lungo periodo configura uno sviluppo non durevole e quindi insostenibile. Il capitalismo che oggi dilaga in tutto il mondo e assume erroneamente l’etichetta, ad un tempo semplificante e distraente, di globalizzazione, ha dimostrato in questi anni di tendere a impoverire di senso civico la società, generando molti più problemi di quelli che risolve. Tuttavia, allo stato attuale delle cose, la dimensione economica sovrasta e impera sulla dimensione politica: una si muove rapida sullo scenario globale, l’altra goffamente si sposta imbrigliata dalle maglie degli stati nazionali, dai confini, dalle territorialità e nessuno – nessun esponente o leader politico, nessuna ideologia o movimento – sembra in grado di ricucire i pezzi e proporre un’alternativa. Per come la vedo, è questa un’epoca destinata a un cambiamento forte. Si è alzato il grado di consapevolezza e son stati dati molti strumenti, la storia potrebbe non essere più pensata e fatta solo dall’alto e dalle élites. E’ una partita dura e imprevedibile quella che siamo chiamati a giocare contro la faccia invisibile del potere economico, ma che parte certamente dalla maggior acculturazione e consapevolezza degli individui e da un ritorno dell’etica nelle cose che si fanno nella vita. E’ una ricetta semplice e si deve iniziare partendo da noi stessi: darsi chiare regole etiche, rispettarle, cercare sempre di studiare e capire i processi che ci accadono intorno. Singolarmente questo ci è dato di fare, tanti più saranno in grado di seguire questo percorso interiore, singolare, tanto più la società sarà in grado nel suo insieme di partorire alternative feconde. L’Europa sopravvivrà a se stessa solo se individua in questo atteggiamento un tratto fondante della propria identità e diventa laboratorio propositivo per un’alternativa reale (quest’ultima roba l’ho scritta qui io, ma l’ha pensata vent’anni fa Kapucinski: mi trova d’accordo).  Ciao Matteo, speriamo di rivederci a settembre! E studia.

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