Archivio per il 'Alimentazione'Categoria

Resistenze

17, Novembre, 2009

«Se riusciremo a dimostrare a uno dei nostri studenti che facendo il pane buono si campa meglio che stando in un call-center allora significherà che avremo aperto una strada, proposto un’opportunità concreta, insomma, che potremo guardare al futuro con speranza».

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Petrini con Agostino Cellini della condotta Slow Food di Monza e Brianza

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Un grande Carlo Petrini, ieri sera, a Merate, ha elargito speranza ed entusiasmo: la capacità di leggere dentro i fatti, la possibilità di scegliere e diventare protagonisti del nostro quotidiano – ci ha raccontato – sono anche le possibilità per disegnare un altro futuro, a piccoli passi.
Per chi ne volesse leggere di più, su Vorrei trovate qualche nota del sottoscritto.

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L’agricoltura ai tempi di Facebook (e dell’Unione Europea)

12, Novembre, 2009


L’anno scorso avevamo sostenuto una campagna a favore della salvaguardia del Bitto dal marchio Dop. Paradossale, ma tant’era. I produttori storici, dopo l’acquisizione della denominazione di origine protetta (Dop), avrebbero dovuto smettere di fare il Bitto come lo avevano sempre fatto, snaturando il processo di produzione in vari passaggi, al fine di uniformarsi alle normative da rispettare per ottenere il marchio.
Insomma, uno strumento per la salvaguardia di prodotti alimentari di pregio che snatura l’oggetto stesso della sua tutela; oggetto di cui dovrebbe garantire, al contrario, l’autenticità.

Mi riscrive oggi il Prof. Michele Corti, promotore di quella campagna, segnalandomi il triste epilogo.

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Zootecnia: attività più inquinante del pianeta?

22, Ottobre, 2009

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Non so quanto questi dati forniti dal WWI siano attendibili (qui trovate un articolo un po’ più approfondito). Di certo qualche bistecca in meno e qualche verdura in più farebbero bene a tutti. A questo proposito, e sempre che riusciate a reperirlo (io ne ho una copia), vi consiglio di leggere un vecchio libro, ma molto ben fatto, di Luigi De Carlini: “Qualità della vita e fame nel mondo”.
Intanto, arriva una proposta bipartisan che contribuisce alla sostenibilità delle genti e facilità la vita a chi, come il sottoscritto, non mangia carne.

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erba buona & flower power

29, Settembre, 2009

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Pianta di Portulaca (oleracea)

Pianta di Portulaca (oleracea)


Esiste una varietà incredibile di piante commestibili che non conosciamo nemmeno e che dovrebbero entrare a far parte della nostra dieta […] l’ideale sarebbe invogliare i bambini, che sono più propensi all’ascolto, a riappropriarsi di tutta una serie di informazioni riguardanti l’alimentazione e la cura di alcune malattie attraverso le piante, informazioni che sono andate del tutto perdute“.
E’ questo in grande sintesi il messaggio, l’invito, lanciato dal padre della botanica italiana Libereso Guglielmi durante un intervento al Festival della Salute di Viareggio.

Un’esperienza che si potrebbe portare ad opportuno esempio, mi capita ormai ogni anno con la Portulaca, che cresce copiosa nel mio giardino. Tutti si dannano perché,  quest’erba, lungo l’estate, infesta orti e terreni, anche i più aridi. Tutti la combattono, con fatica (non si estirpa facilmente), e nessuno sa, mentre la buttano, di avere tra le mani un’insalatina buonissima,  veloce da preparare e persino più gustosa delle comuni varietà da tavola.

Fatta la fatica del diserbo, io me la mangio al naturale, cotta e trifolata o come condimento per la pasta. Ve la consiglio: la prossima estate, fatelo anche voi.

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Difendiamo un formaggio

1, Novembre, 2008

A sostegno del Bitto delle Valli del Bitto

ORMAI LA VICENDA DELLA GUERRA DEL BITTO VA VERSO UNA RESA DEI CONTI A MENO CHE …  LA REGIONE LOMBARDIA ABBIA UN SUSSULTO. Nonostante già dalla scorsa primavera fosse stata avviata una trattativa diretta tra la Regione Lombardia (Direzione Generale Agricoltura) da una parte e la Fondazione Slow Food per la biodiversità dall’altra, ora le cose sono tornate in alto mare con improbabili “tavoli” con il Consorzio di Tutela. L’Associazione Valli el Bitto ha già chiarito che NON INTENDE RIENTRARE NEL CONSORZIO.  Si tratta di capire se la Regione vuole prendere solo tempo o non sa che pesci pigliare.

Nel frattempo, però, se l’Associazione non mantiene fede alla promessa di INOLTRARE UN RICORSO A BRUXELLES in merito al falso storico perpetrato all’epoca del riconoscimento della DOP (quanto con un colpo di bacchetta magica il BITTO venne dichiarrato produzione di “tutta la provincia di Sondrio”) essa rischia di PERDERE LA FACCIA.


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QUINDI E’ NECESSARIO FARE PRESSIONE SULLA REGIONE affinchè ripranda la trattativa con SLOW FOOD. SE LE COSE DOVESSERO PRECIPIRARE e l’Associazioni Valli del Bitto dovesse andare avanti con il RICORSO sono da attendersi RITORSIONI (l’Associazione non può usare il nome BITTO e può essere passibile di pesanti sanzioni).

E’ stata pertanto lanciata – d’accordo con l’Associazione Produttori Valli del Bitto – una petizione on line a favore dei produttori storici del Bitto che rischiano di essere danneggiati dalla logica della burocrazia e della quantità che schiaccia la qualità. La petizione è stata ripresa dal sito della condotta slow food valli orobiche (alcuni alpeggi dell’Associazione sono in Val Brembana).

LORO, I PRODUTTORI RIUNITI NELL’ ASSOCIAZIONE PRODUTTORI VALLI DEL BITTO , COME BEN SAPETE NON USANO MANGIMI, FERMENTI LIOFILIZZATI. PRODUCONO IL BITTO NEGLI ALPEGGI DOVE E’ NATO 500 ANNI FA. COME UNA VOLTA. Sono 16 e piccoli; gli altri 80 e, parecchi di loro,  ”grossi”.

LAVORANO IL LATTE SUBITO E AGGIUNGONO LATTE DI CAPRA OROBICA DI VALGEROLA (A RISCHIO DI ESTINZIONE), COME DA TRADIZIONE

IL BITTO DOP TUTELATO DALLA LEGGE (MA COSA E CHI TUTELA LA LEGGE E, A QUESTO PUNTO CONTRO CHI?), INVECE, SI PUÒ FARE IN TUTTA LA PROVINCIA DI SONDRIO ANCHE DOVE, PRIMA DELLA DOP, NESSUNO SI SOGNAVA DI FARLO.

IL BITTO DOP SI PUÒ FARE SENZA UNA GOCCIA DI LATTE DI CAPRA, USANDO I FERMENTI LIOFILIZZATI PER “PILOTARE” LE FERMENTAZIONI, ALIMENTANDO LE VACCHE ANCHE IN ALPEGGIO CON MAIS, ALTRI CEREALI, MELASSO E SOIA OGM (non avete letto male e non è una balla ma è contenuto nelle moodifiche del disciplinare).

VI preghiamo di diffondere la petizione tra gli associati delle vostre condotte


La petizione è rivolta alla Regione Lombardia. E’ una azione piccola ma significativa. invitate a firmarla, a farla firmare, a far inserire un link nei siti amici a scrivere nei blog e nei forum, a qualcosa, a rompere le scatole a chi ha accesso ai media, a smuovere tutti quelli che chiacchierano di tipicità  ma lasciando che in nome della “tutela” burocratica venata di agroindustrialismo si distruggano i giacimenti di valori enogastronomici di una Lombardia  troppo tronfia della quantità e poco attenta alla qualità agrolaimentare.

Prof. Michele Corti  – Ruralista – Docente sistemi zootecnici e pastorali montani Università degli Studi di Milano www.rurapini.it

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Il link al la petizione on line è nella home page di ruralpini dove si trovano diversi approfondimenti sul tema

http://www.ruralpini.it/index.html

Il link diretto per firmare è

http://www.firmiamo.it/probittostorico

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Mojoli: l’agricoltura brianzola ha bisogno di fare “rete” e di un nuovo riconoscimento sociale

28, Agosto, 2008

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Domenica 7 settembre, dalle 11 del mattino fino a sera, si svolgerà a Villa Greppi un mercatino degli agricoltori locali, organizzato per il terzo anno consecutivo da Slow Food, al fine di promuovere l’agricoltura brianzola e i suoi prodotti. Circa venti aziende presenzieranno portando nel parco della villa, salumi, formaggi, vini e birre, verdura, frutta, conserve e confetture, altri prodotti trasformati: il meglio delle produzioni nostrane, orientate da una logica di qualità e sostenibilità.

Abbiamo colto l’occasione per fare qualche domanda a Giacomo Mojoli, portavoce nazionale di Slow Food, chiedendogli quale idea ci sia alla base di questa iniziativa e come vede la situazione della agricoltura brianzola.

Molto interessante, soprattutto l’idea che Mojoli esprime riguardo ai giovani in agricoltura: gli incentivi economici non sono la priorità, prima viene una nuova idea di agricoltura, che sappia attribuire alla scelta di una professione nel settore primario anche valori culturali, etici, esistenziali. E’ una cosa che penso da quando ricerco nel settore e mi trova molto vicino.

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Giacomo Mojoli - Portavoce nazionale di SlowFood

Giacomo Mojoli - Portavoce nazionale di SlowFood

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