Archivio per la categoria ‘Ambiente’

h1

Una lettera per la campagna elettorale

24, Febbraio, 2008

Caro politico,
che Tu sia uomo o donna, in vista delle prossime elezioni, Ti scrivo per proporti alcuni spunti di riflessione “per cambiare il futuro” (come probabilmente recita il tuo slogan elettorale). Del resto, dovresTi saperlo, chi ha a cuore i problemi dell’ambiente è da tempo alla ricerca di un rappresentante credibile che dia un po’ di speranza, per un domani che appare sempre più obliquo. E mi rivolgo in particolare a Te, caro politico di sinistra, il Tuo programma dovrebbe avere una marcia in più rispetto – che so io – a quello di un qualsiasi palazzinaro che si metta in politica con obiettivi palesemente insostenibili sia dal punto di vista ambientale sia da quello sociale.

Read the rest of this entry ?

h1

Una rivista “territoriale” per la Brianza?

6, Gennaio, 2008

Sono grato a Pino Timpani per avermi segnalato un’iniziativa che ritengo importante: se cliccate qui, potrete fare un giro su un piccolo blog che lancia una proposta interessante, una proposta di cuore e di testa, quella di realizzare, per Monza e Brianza, una rivista di analisi, riflessione, approfondimento delle dinamiche territoriali e di valorizzazione del patrimonio naturale e storico locale. Il progetto, proposto da Antonio Cornacchia, giornalista e art director free-lance di Monza, ha già raccolto diversi pareri e suggerimenti, ma ancora ne richiede e richiede soprattutto disponibilità concrete.

Read the rest of this entry ?

h1

E’ possibile quantificare i benefici del verde nella nostra vita?

9, Dicembre, 2007

Avvilire la natura significa avvilire l’uomo, a tal proposito, mi piace sempre citare una frase di Konrad Lorenz, contenuta nel mitico “Gli otto peccati capitali della nostra civiltà”: “Ciò che in questo barbaro processo di avvilimento l’uomo avverte di meno è tuttavia il danno che esso arreca alla sua anima. L’alienazione generale, e sempre più diffusa, dalla natura vivente è in larga misura responsabile dell’abbrutimento estetico e morale dell’uomo civilizzato. La totale cecità psichica di fronte alla bellezza in tutte le sue forme, che oggi dilaga ovunque così rapidamente, costituisce una malattia mentale che non va sottovalutata, se non altro perché va di pari passo con l’insensibilità verso tutto ciò che è moralmente condannabile”. Ammiro Lorenz per molti motivi: la chiarezza, la capacità di trasmettere in modo intuitivo anche i concetti più difficili dell’ecologia, la passione, ma soprattutto perchè ad un certo punto della sua carriera ha capito che uno scienziato non poteva limitarsi alla ricerca, che urgeva darsi una mossa e comunicare all’uomo in modo immediato quanto esso stava combinando.

Read the rest of this entry ?

h1

Una finanziaria ammazza-treni

5, Dicembre, 2007

-

Da pochi giorni Legambiente ha diramato questo comunicato stampa per spiegare che la nuova finanziaria prevede cospiscui tagli al trasporto ferroviario - con le conseguenze che tutti possiamo immaginare (come togliere l’acqua al deserto) - e indetto una petizione per rivedere il taglio alla spesa previsto. Pur concordando con le posizioni espresse nel comunicato, trovo questa questione scandalosa per diversi motivi.

Read the rest of this entry ?

h1

Agrocarburanti: vantaggi, svantaggi e una riflessione

7, Novembre, 2007

La questione degli agrocarburanti sta assumendo un certa rilevanza nella discussione ambientale internazionale: l’UE e molti altri stati incentivano le ricerche e la messa a coltura di piante per la loro produzione, alcuni sollevano dubbi sul loro reale potenziale energetico e sui danni ambientali che potrebbero provocare. Il dibattito si è concentrato sin’ora soprattutto sul contributo che questi, attraverso l’estensione delle superfici coltivate, darebbero a fenomeni come la deforestazione e la desertificazione.
La situazione presente è piuttosto incerta: voci molto positive e possibiliste si alternano a voci discordanti ed anche in questo, come nel caso degli OGM, la confusione regna incontrastata, sorretta dai grandi interessi delle multinazionali. Le case dell’oro nero si vedrebbero, infatti, seriamente minacciate da un’eventuale decisione di utilizzare l’olio di soia, colza o palma al posto dei derivati fossili  (o come composti da miscelare al carburante).
Senza scopo di esaustività e sottolineando la necessità di approfondire l’argomento, riporto di seguito i principali “pro” e “contro” emersi, ad oggi, nel dibattito internazionale.

Read the rest of this entry ?

h1

Il Buon Senso dell’acqua

6, Ottobre, 2007

Il problema dell’acqua è uno scottante argomento di attualità, si pensi al nostro presidente regionale Formigoni, il rischio che si avvicina accompagnato da una ipotetica privatizzazione è spaventoso e va contrastato con una esatta informazione. Alessandro Cavaliere - ormai, più che un gradito ospite, nostro vero e proprio collaboratore! - contribuisce a darci una visione critica in proprosito.

Read the rest of this entry ?

h1

Se avesse le gambe per pedalare.. invece ha radici forti nella Terra

3, Ottobre, 2007

Fantasia, senso romantico, critica utile, ancora una volta, in questo nuovo intervento di Alessandro Cavaliere. Una vera perorazione per la nostra amata bicicletta.

Read the rest of this entry ?

h1

Brevi riflessioni sulla decrescita

29, Settembre, 2007

Nell’ultima nostra “Soggettiva” intitolata “L’istante e il progetto”, ci eravamo lasciati con un interrogativo aperto riguardo la direzione del progresso. Lo avevamo fatto riflettendo sulle parole di Luc Ferry, che in un recente articolo intitolato “Una minaccia per l’umanesimo?” affermava che il progresso: “è diventato un movimento senza una causa, che sfugge a qualsiasi controllo, che procede per conto proprio senza alcuna destinazione o finalità; come un giroscopio o una bicicletta che non ha altra scelta che continuare a muoversi o cadere.” Ci troviamo oggi a calpestare gli stessi sentieri grazie ad alcune brevi, quanto basilari, riflessioni di Alessandro Cavaliere, nostro collega e compagno di strada. Con la sua pagina torniamo a riflettere su un argomento a noi caro, quella “decrescita”, che meriterebbe maggiori considerazioni e minori etichette. Parlare di “movimento” della decrescita può far paura già di per sé, il profumo è quello di partito e di congrega, sarà importante che già da queste nostre pagine la riflessione affondi le sue radici ben oltre il fertile ma superficiale humus della moda e delle tendenze, per arrivare alla vera natura del problema: ripensare, a partire dalle piccole scelte quotidiane, una durevole sostenibilità degli atteggiamenti. Decrescita, in questo momento storico, vuol dire rinuncia, questo non dobbiamo dimenticarlo. A partire da oggi e per i prossimi giorni avremo quindi il piacere di ospitare altri interventi di Alessandro. Lo faremo pubblicandoli con dovuta distanza, in modo da dare il giusto spazio ad ogni singolo contributo e alla, speriamo conseguente, riflessione.

Per quale grandiosa motivazione, per quale vero utile, abbiamo imboccato la strada del progresso senza limiti che ci ha condotto a questi scenari? La felicità dell’uomo e la sua libertà dai bisogni - motivazioni nobili assunte come spinta iniziale - si sono perse per strada. E’ infatti un dato riconosciuto da tutti (psicologi, sociologi e stessi cittadini) che la qualità della vita e il benessere soggettivo percepito non corrispondono affatto con il livello di progresso economico che un paese raggiunge (tradotto attraverso l’indicatore del PIL), ma, anzi, superate determinate soglie di questo – sotto le quali non sono garantiti nemmeno i diritti fondamentali alla vita, quali una casa, un lavoro, l’istruzione e la sanità – il livello di benessere percepito dagli abitanti, nella maggior parte dei casi, tende a rimanere invariato se non addirittura calare. E questo perché il PIL rimane un indicatore puramente economico ed estremamente parziale, che non tiene conto di fattori quali: tempo a disposizione, affetti, relazioni sociali, bellezza degli ambienti di vita , senso di autodeterminazione, che sono estremamente importanti per ottenere un vero benessere diffuso. Paradossalmente una nazione può crescere economicamente sia fabbricando eserciti e bombe, che bonificando aree inquinate e disegnando piste ciclabili – l’economia gira e produce “ricchezza”. Il punto è: che tipo di ricchezza viene prodotta? Pensiamo a disegnare una croce su un foglio, e ad ogni quadrante attribuiamo una coppia di simboli quali: +- ++ — -+. Questa è la semplificazione grafica di come può andare l’economia in un paese con la connessa situazione del benessere sociale. Il primo simbolo di ogni coppia indica il verso che il PIL, e quindi l’”economia”, assumono in termini quantitativi: crescita o decrescita. Il secondo segna il valore di benessere percepito dagli abitanti del paese stesso, e questo è un indice qualitativo: alto o basso. Bene, ora ognuno di noi è pronto a fare le prime nominations, eliminando le tre coppie più antipatiche per eleggere la preferita. Risultato: una parte di noi avrà scelto ++ e l’altra -+ (nessuno o solamente qualche autolesionista avrà scelto un’altra coppia), dando conferma all’idea che ognuno vuole per sé e per gli altri un livello di benessere percepito (che non coincide con la ricchezza posseduta..) alto e reale.
Ora rimane da fare una semplice considerazione storica: se fino ad oggi la missione che ci siamo propagandati è stata quella della crescita economica ad oltranza, come base per il raggiungimento dell’imprescindibile senso di felicità umano (++), ed i risultati sono stati così deludenti (+-)[1] – con il mondo che non versa certo nelle migliori condizioni – allora in qualcosa abbiamo sbagliato. Non ci rimane che porci delle scelte: prendere in seria considerazione un nuovo ed alternativo modello di sviluppo a quello impostoci in passato come unico ed assoluto – un esempio potrebbe essere quello della decrescita (-+) sviluppata in forma virtuosa[2], oppure mantenere ferma la volontà di un PIL sempre in crescita, nella speranza, quasi ingenua, che il mercato, l’economia, la spinta politica al progresso senza limiti, possano sostenere, con i loro strumenti e le loro ideologie, un progetto di sviluppo umano che punti al raggiungimento del vero benessere individuale, sociale e solidale con il resto del mondo e l’ambiente. Qualità contro quantità, è ora di scegliere.


[1] L’Italia figura al 59° posto nella classifica del benessere percepito – da unaRicerca condotta dal world Value Surveys (istituto statunitense per lo studio dei cambiamenti socio-culturali) su 65 paesi nel mondo; ad oggi la Nigeria è il paese dove vivono le persone autoproclamatesi più felici, seguono Tanzania, Messico, Venezuela, El Salvador, Portorico…

 

[2] Anche una diminuzione del PIL può essere originata da fattori negativi (sprechi ed inefficienze, corruzione ed evasione, investimenti nulli, disoccupazione ecc.) e positivi (giusti investimenti ed efficienza del mercato e della produzione, nonché della gestione energetica, legalità, cooperativismo, localismo delle produzioni a basso impatto ambientale ecc.)

 

h1

I grandi corsi d’acqua, non sono più tanto grandi…

3, Aprile, 2007

Sintesi dal rapporto WWF del 20-03-2007

Dal Gange al Danubio, i fiumi più grandi del mondo si stanno asciugando inesorabilmente. Con conseguenze disastrose. Lo annuncia un rapporto presentato oggi dal Wwf internazionale a Gland, in Svizzera, a pochi giorni dalla giornata mondiale dell’acqua, in calendario il 22 marzo. Pianificazioni sbagliate e protezioni inadeguate non ci consentono di essere sicuri che in futuro l’acqua continuerà a scorrere - ammonisce l’organizzazione ambientalista - mettendo così in pericolo l’approvvigionamento idrico di innumerevoli specie. Da qui l’esortazione indirizzata ai governi di tutto il mondo a intervenie subito, prima che l’acqua dolce diventi davvero troppo poca.
Il Wwf ha monitorato dieci fra i più grandi corsi d’acqua della Terra. E tutti e dieci si sono rivelati in forte pericolo. Principali imputati del disastro sono l’inquinamento, il cambiamento climatico, le dighe e lo sfruttamento irresponsabile della pesca. Ma avrebbero contribuito a compromettere la salute dei corsi d’acqua anche la navigazione (è il caso del Danubio), l’eccessivo prelievo di acqua potabile, la diffusione di specie invasive, e lo sfruttamento intensivo per agricoltura e industria.
Lo stato di agonia è stato accertato per Yangtze, meglio conosciuto come Fiume Azzurro, Mekong, Salween, Gange e Indo (in Asia), Danubio (in Europa) Rio de la Plata, Rio Grande o Rio Bravo (nelle Americhe), Murray/Darling (in Australia) ed il Nilo/Lago Vittoria (in Africa). Ma non è escluso che anche altri corsi d’acqua si trovino nella stessa emergenza.
“Negli ultimi 50 anni - si legge nel rapporto - gli ecosistemi (compresi quelli idrici) hanno subito alterazioni più profonde che in qualunque altro periodo storico: rapida crescita demografica, sviluppo economico e industriale hanno causato trasformazioni dell’ecosistema acqua che non ha precedenti e che in qualche caso mostra segni di irreversibilità”. La posta in gioco è dunque già altissima: la stessa sopravvivenza dei bacini monitorati e delle popolazioni che da essi traggono sostentamento.
“Serve ricordare che il 41% della popolazione mondiale vive in bacini fluviali sottoposti a profondo stress idrico - elenca il Wwf - e più del 20% delle 10 mila specie d’acqua dolce si sono estinte o sono gravemente minacciate come conseguenza di alterazioni e perdita di habitat, eccessiva captazione delle acque, inquinamento, aumento di specie invasive e sfruttamento non sostenibile delle risorse ittiche”.

Indo e Nilo subiscono più di altri l’impatto dei cambiamenti climatici. “Il primo è per più del 30% in condizioni di siccità per la scomparsa dei ghiacciai da cui dipende - segnalano gli ambientalisti - e il secondo subisce in modo drammatico l’innalzamento della temperatura globale, al punto che il fiume più lungo del mondo ha cessato di riversare nel Mediterraneo acque dolci, provocando un’alterazione nei livelli di salinità in corrispondenza del delta”. Dallo stato di salute di questi due fiumi simbolo dipende una popolazione di oltre 500 milioni di persone. Invece Yangtze e Mekong in Cina e nel sud-est asiatico “Sono principalmente minacciati da inquinamento e sfruttamento eccessivo della pesca”. Il primo “Rappresenta il 40% del Pil cinese ma negli ultimi 50 anni i suoi livelli di inquinamento sono cresciuti del 73%”. Il Mekong invece è tra i bacini più pescosi, “Con un valore commerciale dei prodotti ittici pari a più di 1,7 miliardi di dollari - dice il Wwf - ma la pesca eccessiva e le pratiche illegali rischiano di privare 55 milioni di abitanti della loro principale fonte di sostentamento”. Per quanto riguarda il Danubio, le dighe lungo il suo corso hanno già distrutto l’80% delle terre umide del suo bacino. Mentre l’Indo manifesta una consistente scarsità nella portata dovuta al prelievo eccessivo di acqua destinata ad irrigare le coltivazioni agricole.
“La situazione dei fiumi che è stata illustrata dal rapporto - ha sottolineato Jamie Pittock, direttore del programma di acqua dolce del Wwf - ha messo in evidenza lo scenario di crisi dell’acqua dolce che già molte organizzazioni paventano da anni. Vogliamo che i responsabili politici affrontino il problema subito e non quando sarà troppo tardi”. “La parola d’ordine, non ci stancheremo mai di ripeterlo, - ha dichiarato Gianfranco Bologna, direttore scientifico del Wwf - non può che essere ‘gestione integrata dei bacini fluviali’, cioè una visione unitaria degli interi bacini idrici capace di rendere, come obiettivo fondamentale della loro gestione, il buono stato ecologico di salute degli stessi”. E’ indispensabile, dunque, “una forte cooperazione internazionale, buona volontà e lungimiranza per ottenere questi risultati”, conclude Bologna.

Fiume in secca nel Marocco Settentrionale… Un fenomeno naturale… ma non solo…

h1

Manifesto della Decrescita

14, Febbraio, 2007

Metto on-line il manifesto del “Movimento per la Decrescita felice”, documento di cui si è molto parlato negli ultimi mesi e che ha portato, grazie al suo sarcasmo semplice e lineare, il problema della “decrescita” (orribile etichetta) sulla ribalta.
Il documento propone un esempio, chiaramente, non va letto come proposta in sé e per sé. Nessuno chiede agli italiani di trasformare i propri appartamenti in caseifici. Piuttosto di iniziare a ripensare a certe vecchie e nuove abitudini portate avanti senza un “perché” o senza un “ma”.
Rimane il fatto che, argomenti del genere, oggi sollevano discussioni e non ottengono un appoggio unanime. Questo “manifesto” mi pare un buon punto per iniziare a pensare il problema.

Read the rest of this entry ?