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Ho appena finito di leggere un libro particolare, insolito per le mie letture, l’ho affrontato con interesse e fiducioso. Parlo de L’Anima e il suo Destino del Prof. Vito Mancuso. Mi sono accostato a quest’opera su suggerimento di terzi e dopo averne sentito parlare molto male e molto bene. Sono sempre curioso quando mi capitano queste opere contese, su cui fioccano giudizi bianchi e neri: aumentano smisuratamente la mia voglia di scoprire la mia piccola, parziale, fetta di verità. Ultimamente mi è capitato qualcosa di molto simile con il film Into the wild, che credo di essere rimasto il solo a non aver visto. Recupererò.
Del libro di Mancuso ho letto e sentito dire cose di questo tipo: “un caso editoriale”, “cibo liofilizzato per identità in crisi”, “brillante caso di riattualizzazione della tradizione”, “un libro che ha il coraggio di scuotere i cardini del cattolicesimo tradizionale”, “Il Codice Da Vinci della filosofia neoguelfa italiota”, “è un testo di teologia medievale”, “ingenuità abissali sulla fisica quantistica, che Mancuso dimostra di non conoscere”. Giudizi lapidari, insomma.
Mi dico, come si fa con delle recensioni così, a trattenersi dal leggerlo?

