Archivio per il 'Geografia'Categoria

Si parte

2, Ottobre, 2009

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Domani si parte, per un po’, per fare un po’ di chilometri, nel cuore di un’Italia a noi lontana. Quella finemente raccontata da Paolo Rumiz nel suo “La leggenda dei monti naviganti”.
Come ogni viaggio, anche questo, ha avuto la sua genesi particolare. C’entrano un fiume, le stelle, una serata tra amici ad agosto e cose così. Decisamente c’entra un libro, di Enrico Brizzi, e forse c’entra anche il periodo appena trascorso, così povero di tempo per guardarsi attorno e dentro. Ma va be’.
Come ogni anno mi piacerebbe mettere un incipit di valore ai passi che seguiranno. Me ne sono venute in mente tante, di epigrafi. Ma alla fine ho scelto quella che forse meglio coglie lo spirito con cui si parte questa volta. Meno evocativa, ma, se si vuole, più esplicativa. E’ di Paulo Coelho, tratta da un classico (libro) che parla di un classico (cammino), e dice più o meno così:
«Quando si viaggia si sperimenta in maniera molto più concreta l’atto della Rinascita. Ci si trova dinanzi a situazioni del tutto nuove, il giorno trascorre più lentamente e, nella maggior parte dei casi, non si comprende la lingua che parlano gli altri. E’ proprio quello che accade a un bambino appena nato dal ventre materno. Con ciò si è costretti a dare molta più importanza alle cose che ti circondano, perché da esse dipende la sopravvivenza. Si comincia a essere più accessibili agli altri, perché gli altri ti possono aiutare nelle situazioni difficili. E si accoglie qualsiasi piccolo favore degli dei con grande gioia, come se si trattasse di un episodio da ricordare per il resto della vita. Nello stesso tempo, poiché tutte le cose risultano nuove, se ne scorge solo la bellezza, e ci si sente più felici di essere vivi».
Non so se riuscirò ad aggiornarvi, ma voi passate di qui, ogni tanto.
Ci vediamo al rientro.

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Magris sull’identità

14, Settembre, 2009

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Magris Claudio - classe 1939

Magris Claudio - classe 1939


Magris, come tante altre volte, esprime una lucida analisi sull’identità e il suo linguaggio. Oggi, nelle pagine del Corriere, scrive: “vivere le radici è l’opposto del localismo folcloristico. La verità umana è nella relazione, in cui ognuno cresce e si trasforma senza snaturarsi”. E a me, a ruota, vengono in mente le parole di altri grandi, come quelle nella colonna qui affianco, di Saramago, o quelle di Eduardo Galeano, che sul tema si pronunciò qualche tempo fa, scrivendo: “siamo ciò che facciamo per cambiare quello che siamo. L’identità non è un pezzo da museo, calmo e tranquillo nella teca di vetro, ma la stupenda sintesi che ogni giorno si compie delle nostre contraddizioni”. Mirabili.

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Alla ricerca dell’isola sconosciuta

21, Agosto, 2009

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«Datemi una barca disse l’uomo.
E voi, a che scopo, volete una barca, si può sapere, domandò il re.
Per andare alla ricerca dell’isola sconosciuta, rispose l’uomo.
Sciocchezze, isole sconosciute non ce ne sono più. Sono tutte sulle carte.
Sulle carte geografiche ci sono le isole conosciute.
E qual’è quest’isola sconosciuta di cui volete andare in cerca.
Se ve lo potessi dire allora non sarebbe sconosciuta
».

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José Saramago

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Le campane, il coro e l’identità brianzola

7, Gennaio, 2009

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Giornale dell’epifania. Si racconta del diverbio tra un abitante di Rogoredo, il parroco (o chi per esso: ormai, i parroci, sono come i panda) e, a far da coro, la popolazione.

Va bé, voi direte, argomento da befane e magi. Sì, appunto. Ma c’è una nota antropologica che val la pena di evidenziare e su cui tornare a riflettere non appena parliamo di “noi”.

Si legge, infatti, nelle ultime righe dell’articolo: «La gente del paese, intanto, continua a sostenere il suono delle campane e l’utilizzo degli altoparlanti dell’oratorio: “fa parte della nostra tradizione e della nostra religione” commentano alcune donne della frazione casatese: “il suono delle campane scandisce da secoli i ritmi della vita di campagna, il passare delle ore, è una melodia che da sempre entra nelle nostre case, ed è giusto mantenere e difendere questa tradizione” […] una tradizione che può sembrare legata ai secoli passati e che poco si addice ai ritmi frenetici della vita moderna, ma ancora radicata nell’animo di molti abitanti del posto».

Certo, i brianzoli, son gente strana: si battono in difesa della retriva tradizione, del passato e della religione, quando si chiede loro di regolare diversamente il suono di campane e altoparlanti, si adirano e inveiscono, quando qualcuno toglie dalla (dimenticata) collocazione originaria una madonnina, e stanno zitti o sembrano non vedere quando, davanti alle loro finestre, viene sventrato qualche ettaro di campagna  e compare un fitto quartiere residenziale, quando insultano la bellezza di una cascina con ristrutturazioni discutibili o la affiancano, ad esempio, al nuovo comparto produttivo Ferrarini-Vismara. Quando qualcuno butta una carta per terra.

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.. ma il celebre Mericanel della Brianza avrà anche lui questo caratteraccio?

.. ma il celebre Mericanel della Brianza avrà anche lui lo stesso caratteraccio?

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Difficile capire i motivi che soggiaciono reconditi a un simile comportamento: in questo piccolo frammento di vita locale, nelle sue tante storie, si scorge un micro-universo declinato tra il bigottismo cattolico ad oltranza, una storica tradizione che protegge e valorizza l’interesse personale (a detrimento dei valori di comunità) e una visione limitativa dell’altro (fonte di competizione e maldicenze, occhi da cui proteggersi, salvo quando si va in ferie: allora, gli si chiederà, magari, di dare un occhio all’abitazione!).

Dato che ci si è storicamente mossi in questo milieu, e si è respirata quest’aria, tutto quello che “oggi” in qualche modo riporta a “ieri” è, possibilmente, visto di buon occhio: garante del tempo che passa (ma non più di tanto), della propria condizione sociale, dello status, dei diritti e delle occasioni che ci si offrono.

Insomma, se si è cresciuti nell’errore, è conforto all’identità perseverare.

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