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Domani si parte, per un po’, per fare un po’ di chilometri, nel cuore di un’Italia a noi lontana. Quella finemente raccontata da Paolo Rumiz nel suo “La leggenda dei monti naviganti”.
Come ogni viaggio, anche questo, ha avuto la sua genesi particolare. C’entrano un fiume, le stelle, una serata tra amici ad agosto e cose così. Decisamente c’entra un libro, di Enrico Brizzi, e forse c’entra anche il periodo appena trascorso, così povero di tempo per guardarsi attorno e dentro. Ma va be’.
Come ogni anno mi piacerebbe mettere un incipit di valore ai passi che seguiranno. Me ne sono venute in mente tante, di epigrafi. Ma alla fine ho scelto quella che forse meglio coglie lo spirito con cui si parte questa volta. Meno evocativa, ma, se si vuole, più esplicativa. E’ di Paulo Coelho, tratta da un classico (libro) che parla di un classico (cammino), e dice più o meno così: «Quando si viaggia si sperimenta in maniera molto più concreta l’atto della Rinascita. Ci si trova dinanzi a situazioni del tutto nuove, il giorno trascorre più lentamente e, nella maggior parte dei casi, non si comprende la lingua che parlano gli altri. E’ proprio quello che accade a un bambino appena nato dal ventre materno. Con ciò si è costretti a dare molta più importanza alle cose che ti circondano, perché da esse dipende la sopravvivenza. Si comincia a essere più accessibili agli altri, perché gli altri ti possono aiutare nelle situazioni difficili. E si accoglie qualsiasi piccolo favore degli dei con grande gioia, come se si trattasse di un episodio da ricordare per il resto della vita. Nello stesso tempo, poiché tutte le cose risultano nuove, se ne scorge solo la bellezza, e ci si sente più felici di essere vivi».
Non so se riuscirò ad aggiornarvi, ma voi passate di qui, ogni tanto.
Ci vediamo al rientro.
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