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Da Harvard un encomio a Ezio Mauro e La Repubblica per il lavoro svolto a favore della libertà di stampa… questi comunisti ormai sono dappertutto.
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Da Harvard un encomio a Ezio Mauro e La Repubblica per il lavoro svolto a favore della libertà di stampa… questi comunisti ormai sono dappertutto.
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Il servizio impacchettato da Studio “Aperto” sul caso Don Giorgio De Capitani, andato in onda qualche giorno fa e parzialmente ripreso all’interno del filmato qui sopra, è un ottimo esempio dello scarso, nullo, grado di informazione che passa attraverso lo schermo. In due minuti ecco i fatti del tutto stravolti: l’accusa mossa da Zangrillo, nel servizio, scompare, dei discorsi di Don Giorgio vengono marcati solo passaggi brevissimi e senza filo conduttore, infine, vengono intervistati, due, due di numero, parrocchiani che non si dicono contenti.
Vi rimando volentieri a queste poche righe di Antonella Randazzo che a sua volta propone la visione di un video in cui il buon Alessandro Robecchi spiega mezzi e mezzucci di un telegiornale di bassa lega. Dicono entrambi cose molto opportune.
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Ieri, per motivi di lavoro, non ho potuto essere a Monte di Rovagnate tra i molti che hanno manifestato solidarietà a Don Giorgio, e con lui difeso la libertà di espressione.
Leggo però che sì è trattato di un grande momento: molte sono state le persone raccoltesi attorno alla piccola parrocchia di Monte. Don Giorgio, dal suo pulpito, non ha mancato di pronunciare le consuete parole piene di ossigeno, ossigeno culturale, quell’ossigeno che manca spesso, in questo momento. Date una lettura, e valutate da voi.
Le centinaia di mails e messaggi e lettere giunte in questi giorni a Don Giorgio, visibili sul sito e su facebook, dimostrano la necessità del messaggio, l’urgenza di avere qualcuno che se ne faccia portatore, l’importanza, insomma, del lavoro svolto in questi anni.
Penso che, alla fine di questa spiacevole vicenda, a “vincere” sia ancora lui, Don Giorgio, che ha potuto apprezzare di più e meglio il valore della sua missione, del suo seguito, e di certo guadagnato visibilità portando il suo messaggio un poco più lontano, magari là dove non sarebbe altrimenti arrivato.
Nell’omelia pronunciata oggi parole di speranza e di stimolo, parole che condivido in toto e invito nuovamente a leggere. C’è anche un passaggio che mi (ci) “tocca” da vicino, eccolo: “La mia paura è che, passate le occasioni, tutto torni come prima, e i sogni rimangano sogni. Tocca ai giovani partire a fare la rivoluzione. Mi entusiasmo quando sento che i giovani si muovono. L’onda studentesca mi ha ridato per un momento grande speranza. Poi… Tanti giovani vorrebbero fare qualcosa. Non fraintendetemi. Impegnarsi nel volontariato sociale è una bella cosa. Ma può essere un alibi, e talora può far comodo al potere che ha la testa altrove. Oggi mancano giovani “politici”, giovani che non si limitino a dei gesti di carità, speriamo di gratuità, ma giovani con idee nuove, aperti al futuro, che osino al di là del momento storico, che tentino qualcosa che apra una strada nuova. Non basta più far qualcosa, occorre osare di più, elevando la cultura politica o quella visuale della società che si chiama decrescita felice o sviluppo sostenibile. Non sto qui a spiegarne i termini. Interessatevi”.
Trovo di grande respiro l’esortazione e in particolare l’invito finale: “interessatevi!”, approfondite, non brancolate nel vuoto offerto gratis ad ogni angolo come ottenebrati.
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Carbonizzato, irriconoscibile e diviso in dieci vasetti. Sarò snob, sarò out, sarò in, forse solo umano, ma a me questo è il giornale che non piace. E’ il modo che proprio mi urta: “Il cadavere era steso a terra dal lato passeggero con le ossa piccole, della mano e dei piedi, ridotte in cenere“. Il gusto dell’orrido, l’appagamento delle curiosità più sordide. All’etica dei giornalisti, ormai, credono solo gli indiani (che sono pochi e nelle riserve..). E in questa nota critica, sia chiaro, non faccio riferimento al singolo quotidiano: gli altri semplicemente rincorreranno.
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Scrive un certo Luca sulle pagine di merateonline: “la possibilità di avere a livello territoriale una testata giornalistica libera (che si sta espandendo sempre di più, fortunatamente) offre la possibilità di scrivere e parlare del nostro territorio, di cosa funziona e di cosa no, di fare proposte e critiche (ragionate), insomma di partecipare alla crescita e sviluppo sociale e politico dei nostri paesi”. Mi trovo pienamente d’accordo con lui: credo che una delle maggiori fortune (e meriti) del giornale succitato sia di aver offerto una possibilità di confronto su temi locali, con una velocità e una facilità tali da aver accolto in questi anni tra le migliori discussioni pubbliche sul nostro territorio, i suoi valori, presupposti e problemi. Probabilmente merateonline ha saputo alzare un po’ il tiro e colmare un vuoto, fare un passo avanti, diventato ormai necessario.
Chi gestisce un sito o una rivista, sa quanto è difficile rendere uno spazio virtuale realmente partecipato, condiviso. L’ho visto in prima persona, aprendo questo blog: inaugurai il blog con l’intento di farne un centro di chiacchiere e condivisione con qualche “compagno di scuola”, salvo poi trovarmi allo specchio con me stesso, ed accorgermi che il processo di condivisione virtuale è tutt’altro che semplice da innescare. Leggi il seguito di questo post »