Archivio per la categoria ‘Ogm’

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Effetti delle misure agro-ambientali sulla fisionomia dell’ambiente agricolo della provincia di Lodi

1, Ottobre, 2008

Già che mi è toccato riassumere il lavoro, eccovi di seguito una sintesi molto molto seriosa della tesi (e la tesi stessa infondo in formato .pdf) del sottoscritto. Magari a qualcuno potrebbe anche interessare… non spingete lì dietro mi raccomando! Infondo, per chi non vuole cimentarsi con troppi termini tecnici, spiego la morale della favola in una lingua accessibile ai più.

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Com’è finito il referendum “Liberi da Ogm”?

30, Dicembre, 2007

Più di uno in questi giorni mi ha domandato: “Allora, com’è finita la consultazione nazionale Liberi da Ogm”?
I risultati sono ormai visibili a tutti sul sito della coalizione “liberi da Ogm” e riassunti in un rapporto di venti pagine scaricabile qui. Immaginando che non tutti avranno voglia e tempo per andare a sfogliare tali venti paginette, riassumo di seguito i principali dati emersi da questa campagna.
Innanzitutto facciamo un po’ di storia, ricordando quando e come nasce questa coalizione e la seguente consulta.

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Rassegna stampa OGM

1, Dicembre, 2007

L’argomento OGM mi sta molto a cuore. Questo perché a differenza delle consuete ferite che l’uomo infligge alla natura attraverso la sopraffazione (cave, cementificazioni, schiume, detersivi, eutrofizzazioni, smog, deforestazioni, macellazioni, guerre, ec), le biotecnologie agiscono in modo subdolo, preparano uno sconvolgimento degli equilibri naturali all’oscuro, dove i nostri sguardi non possono arrivare. Per questo credo sia importante comprendere la reale entità di questo fenomeno: la diffusione di piante artificiali ingannevolmente annunciate come panacea di ogni male e distribuite solo per creare dipendenza economica e rimpinguare la tasche delle multinazionali.
Basta un ripasso veloce dei precedenti 500 anni di storia del colonialismo europeo per capire come girano le cose a questo mondo.
Questo e altri motivi mi hanno spinto a stressarvi ancora con la “questione ogm”: di seguito ho composto una breve rassegna stampa dedicata all’argomento con tutte le sue sfaccettature pseudo-scientifiche e le sue contraddizioni.

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Consultazione nazionale “Liberi da OGM” prorogata fino al 9 dicembre

21, Novembre, 2007

 

La situazione che si sta venendo a creare non è delle più semplici. Il vento di una cattiva liberalizzazione sta incominciando a soffiare minaccioso in tutte le campagne d’Europa. Le multinazionali degli o.g.m. – Monsanto, Novartis, Dupont, su tutte - stanno avendo la meglio ancora una volta, imponendo il loro nuovo imperialismo ecologico.

Solo gli stupidi potevano credere che l’Europa fosse un baluardo sufficiente ad ostacolare la libera accettazione degli organismi geneticamente modificati nei nostri campi, ed ecco infatti che, dopo anni di moratorie, esitazioni, tentennamenti, l’Unione Europea pare apprestarsi all’incauto “via libera”, un lasciapassare dai rischi molto alti.

L’Italia, con la sua agricoltura legata alla qualità, è uno dei paesi membri che più ha da temere - anche sul piano economico, l’unico che conta! - da una tale liberalizzazione. Proprio per questo esiste una consultazione nazionale, esiste un modo tramite cui i cittadini italiani sono chiamati a dire la loro.

Se non avete idea della situazione presente, di che cosa sia un OGM, di che effetti tali organismi possano avere sulla natura, vi prego di dare un’occhiata a questo intervento apparso qualche mese fa su questo blog.

E’ fondamentale unire le forze contro questo processo di deregolamentazione che minaccia le basi stesse della vita. Vi segnalo di seguito il sito dove poter firmare la vostra adesione alla consultazione nazionale “Liberi da Ogm”.

 

www.liberidaogm.org

 

Dal 15 settembre al 9 dicembre 2007 potete votare per un modello agroalimentare di qualità, legato al vostro territorio e alla vostra storia, e soprattutto libero da organismi indebitamente modificati.

Diffondete l’iniziativa, date spazio all’argomento, discutetene al bar! Per una volta, lontani da movimenti inutili e stereotipati, abbiamo la parola, usiamola. Votate secondo coscienza, compiete un gesto che non vi costa nulla e aiuterà le nostre campagne, la loro genuinità e le prossime generazioni.

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Ogm senza alcun vantaggio, eppure…

25, Ottobre, 2007

Ho letto stamane (25-10-2007) un articolo de “La repubblica” riguardo la situazione della politica agricola europea, che annunciava: “La Commissione Ue apre le porte a una barbabietola e a tre nuove varietà di mais transgenici, tra cui l’Herculex, destinati all’alimentazione umana e animale. Potranno essere importati in Europa, ma non coltivati, da Monsanto, Pioneer e Dow AgroSciences. Una scelta aspramente contestata dai governi e dalle associazioni contrarie agli ogm, concordi nell’accusare Bruxelles di avere ignorato il “no” della maggior parte delle capitali all’approvazione di nuove varietà transgeniche.” L’articolo dimostra, se ancora ce ne fosse bisogno, il rischio imminente di una completa liberalizzazione delle piante GM nelle campagne dell’Europa comunitaria (per sapere di più sulla vicenda ogm clicca qui).

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Lettera a un agricoltore

5, Ottobre, 2007

Vi propongo oggi la lettura di un altro scritto di Jean Pierre Berlan, direttore dell’istituto nazionale di ricerca agronomica di Montpellier, intitolato “Lettera aperta ad un agricoltore contro gli Ogm”. Letterina ironica e caustica che accende un faro sulle ombre del mercato mondiale delle sementi. Lasciamoci quindi convincere, anche con un sorriso, dalle buone ragioni di Berlan e dei comitati anti-ogm. Lo diciamo spesso, il progresso non può essere avanzamento senza senso e, come dimostra brevemente Berlan, gli ogm non hanno alcuna utilità se non quella di rimpinguare le tasche delle multinazionali sotto citate. Per chi volesse approfondire la conoscenza dei “fantastici” intrighi del mondo delle sementi, consiglio la lettura di un bel libro - gratuitamente consultabile e scaricabile qui - chiamato “I semi del dubbio”, che racconta l’indagine di due ricercatori inglesi che per anni hanno indagato vizi e intrallazzi del mondo delle sementi. Interessante.

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Berlan sugli OGM

4, Ottobre, 2007

 

Riporto un articolo tratto da un vecchio numero de l’Unità, datato 10 novembre 2004, un’intervista non recente ma di sicura attualità, in questi giorni in cui ci si accinge alla consultazione nazionale “liberi da OGM“. Una posizione, quella del direttore dell’istituto nazionale di ricerca agronomica di Montpellier, Jean Pierre Berlan, decisa e che ben incarna il sentimento e le buone ragioni che contraddistinguono la posizione della maggioranza degli europei quando si parla di organismi geneticamente modificati. Posizione che andrebbe approfondita.

Informare sarà la missione che ci accompagnerà fino all’ultimo giorno della raccolta firme. A tale scopo nelle prossime settimane daremo spazio ad altri interventi in materia di Ogm e loro implicazioni nell’epoca dell’ipertecnica.

Si accettano di buon grado segnalazioni e contributi personali!

Ulteriori informazioni le potete trovare qui.

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Una sintesi e una riflessione sugli organismi geneticamente modificati

2, Luglio, 2007

Il problema

Sono cosciente dell’indefinitezza e della viscosità dell’argomento che vado a trattare e proprio per questo vorrei provare a fare chiarezza, almeno per quanto mi è consentito e nei limiti dell’opinabilità, sul tema (vitale) degli organismi geneticamente modificati (OGM).
Negli ultimi confusi tempi post-moderni, nelle società altamente evolute di questa surmodernità pluristrato, si sta aprendo un ampio dibattito attorno a molti e delicati temi della Bioetica; in istanti mai così virtualizzati, ecco, riproporsi a noi la vita con tutta la sua urgenza materiale, in tutta la sua pienezza, eccola a ricordarci che abbiamo ancora radici nella terra, che abitiamo ancora un mondo naturale e a questo - dopo l’ebbrezza dell’industrialismo - dobbiamo dare delle risposte. Tra i molteplici e cocenti temi bio-etici, un ruolo di spicco è sicuramente riservato all’utilizzo di piante geneticamente modificate in agricoltura. In queste righe cercheremo di sciogliere i nodi più intricati di una discussione nata attorno alla manipolazione del DNA (ad operazioni che vanno ad incidere direttamente sulle basi della vita naturale ed umana), che ha destato rapidamente l’attenzione di Scienza, Politica e Società, aprendo questioni legate alla morale, ma non solo a quella. Voci discordanti intonano motivi in contrasto tra loro, una cacofonia preoccupante in cui, secondo alcuni, l’alimentazione basata su OGM avrebbe ripercussioni, anche gravi, sulla salute umana, secondo altri, gli effetti nocivi rappresentano solo uno spauracchio demagogico; certi sostengono che l’Europa, e in particolare l’Italia, sia immune dalla presenza di OGM e altri sostengono che la situazione europea sia già sufficientemente grave e contaminata. La confusione viene confermata osservando i principali articoli usciti negli ultimi 6 mesi, dai quali si ricava un quadro eterogeneo ma di sicuro allarme, proprio in virtù della contraddittorietà che lo caratterizza. Sul quotidiano nazionale “La Stampa”, ad esempio, un articolo uscito agli inizi di Novembre 2006, rivelava che da test condotti su alimenti venduti in diverse nazioni europee, risulta che 1 prodotto (contenente cereali) su 5 presenta tracce di OGM.
L’ultimo registro europeo su “OGM e contaminazione genetica” stilato da Greenpeace, nel 2006, rileva, invece, 142 eventi di contaminazione di dimensioni rilevanti ad opera di Mais transgenico. Ancora, secondo i risultati di un recentissimo progetto finanziato dal Ministero per le Politiche Agricole e Forestali, e coordinato dall’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN), gli OGM producono effetti metabolici diversi rispetto a quelli dei prodotti alimentari tradizionali, ma non si è ancora in grado di stabilirne eventuali ripercussioni nocive nel lungo periodo. Secondo il Journal of Agricultural and Food Chemistry del 16 novembre 2005, invece, gli OGM sarebbero diretti responsabili di ipersensibilità cutanea e flogosi polmonare. Davanti a tutti questi dati, fa un certo senso la leggerezza con cui, a cadenza mensile, l’UE liberalizza l’ingresso di prodotti alimentari OGM nel territorio comunitario. Attualmente la superficie mondiale coltivata a OGM si attesta attorno a 90 milioni di ettari (la superficie agricola mondiale è di circa 700 milioni di ettari) e il tasso di incremento annuo di queste superfici è pari all’11%.


La storia

L’annosa vicenda delle piante modificate geneticamente mosse i suoi primi passi circa trent’anni fa, quando alcune delle più importanti multinazionali del pianeta s’incamminarono sulla strada della cosiddetta Ingegneria Genetica, nel tentativo di creare piante resistenti e più produttive. Queste piante “super-dotate” furono frettolosamente indicate come soluzione a tutti i problemi del mondo agricolo e, come suggerito dai più audaci, ai problemi della fame nel mondo. Già dai primordi, però, attorno alle varietà OGM, si svilupparono preoccupazioni di diversa natura: come la possibilità che le piante transgeniche divenissero infestanti e resistenti agli erbicidi, che potessero promuovere allergie o patologie gravi per il consumatore e contaminare le colture tradizionali attraverso lo scambio di polline. Coperte da imponenti interessi economici, queste presunte preoccupazioni furono via via stemperate, nel tentativo di protrarre nel tempo il lucroso commercio delle sementi brevettate. Solo a metà degli anni ’90, le associazioni di consumatori, più organizzate e informate che in passato, esigerono maggiori informazioni riguardo alle nuove tecnologie agricole, spingendo alcuni illustri scienziati a far chiarezza sul reale potenziale invasivo delle piante transgeniche. Nell’incertezza tipica di questa nostra epoca, divisa tra l’interesse delle multinazionali americane e i tumulti di una re-inventata cultura alimentare, nel 1998, la Commissione Europea, interpellò alcuni studiosi per far luce sulle ombre aleggianti nel panorama degli OGM. Gli stessi studiosi, con grande leggerezza, si pronunciarono in modo negativo, sostenendo che qualsiasi preoccupazione non aveva alcun fondamento, né motivo di esistere. In forza di questo giudizio, l’UE decise di procedere alla coltivazione in pieno campo delle piante OGM. Per fortuna (qualcun altro dirà purtroppo) solamente qualche mese più tardi, si verificarono i primi effetti di contaminazione delle piante tradizionali da piante OGM. In conseguenza di questa spiacevole – ma assolutamente prevedibile - scoperta, nel 1999, venne emanata una moratoria per vietare la coltivazione di piante transgeniche in pieno campo. Negli anni seguenti, tale moratoria, fu più volte messa in discussione, senza che alcun reale cambiamento giustificasse nuove ipotesi. Mentre tra le alte sfere d’Europa accadde tutto questo, il 75% degli europei decise di non servirsi alle proprie tavole di alimenti di origine transgenica (sondaggio Eurispes), sebbene le multinazionali, e gli studiosi al loro servizio, difendessero ancora strenuamente l’idea che, i prodotti OGM, dovessero essere considerati equivalenti a quelli dell’agricoltura tradizionale. L’UE decise comunque di richiedere che gli alimenti transgenici, insieme a quelli con un tasso di geni modificati superiore all’1%, venissero contrassegnati da un’etichetta (UE, 1999). Alcuni pareri (nel fertile campo degli OGM) sottolinearono, che alimenti come gli oli, privi di DNA, sarebbero sfuggiti alla possibilità di un controllo analitico, tanto che l’etichetta sarebbe stata una palese assurdità. Gli stessi interessati pareri, si dimenticarono di considerare che tale difficoltà poteva essere facilmente superata grazie alla tracciabilità, già operativa per alcuni prodotti alimentari. In altre parole, se fosse stato necessario indicare tutti i passaggi di filiera, si sarebbe potuti risalire, in ogni momento, alle origini dei prodotti, chiarendo se le colture di base fossero o non fossero transgeniche. Quindi, la tracciabilità avrebbe convalidato l’etichettatura e fatto da garante nel caso in cui il controllo sul prodotto finale non fosse stato possibile.


L’attualità

Siamo ormai ai giorni nostri, e qualcuno si potrà legittimamente chiedere: i prodotti transgenici devono essere tracciati ed etichettati, perché continuare a proibirne la coltivazione in pieno campo e la comparsa sui mercati? Dal momento che i consumatori hanno la possibilità di scegliere, per quale motivo proibirli? Il quesito può sembrare logico soltanto dimenticandosi del problema iniziale, che aveva consigliato l’istituzione della moratoria: la contaminazione.
Dopo aver sancito il principio di non-equivalenza tra prodotti transgenici e convenzionali, in forza della tracciabilità e dell’etichettatura, l’UE formula ora il principio di coesistenza tra agricoltura OGM e agricoltura tradizionale e biologica. Purtroppo, “l’intero mondo scientifico lo conferma: non c’è modo di assicurare alle colture biologiche l’isolamento dai geni GM soprattutto se le piante transgeniche vengono coltivate su grandi estensioni” (Warwick e Meziani, 2003).
In base a questo principio l’UE afferma oggi che le due agricolture devono coesistere, ma è compito di ogni paese decidere come. A questa stregua, gli OGM, introdotti in pieno campo, potrebbero eliminare l’agricoltura biologica, però, la UE, perfettamente consapevole di questa circostanza, demanda ipocritamente la responsabilità dell’eventuale estinzione ai governi dei paesi membri. Insomma, assegna agli altri un compito per lei troppo oneroso.
L’ipotesi che s’è andata più diffondendo tra i paesi dell’Unione Europea, è quella di dar vita ad estesi compartimenti territoriali coltivati a OGM, isolati da quelli ad agricoltura biologica e tradizionale. A ben guardare, si tratta di un’ipotesi impraticabile, se si considera che gli insetti possono andare a raccogliere il polline fino a più di dieci chilometri di distanza, ragion per cui lo spazio di rispetto tra i suddetti compartimenti dovrebbe essere davvero considerevole e comunque non sufficiente a garantire una sicura protezione. Se per il mais eventuali strategie d’isolamento potrebbero avere qualche speranza di successo, dato che la specie è di origine americana e non trova in Italia piante spontanee impollinabili, per la colza, che può ibridarsi con numerose specie selvatiche, non sarà mai possibile creare un isolamento tanto efficiente. (In un mondo tanto bizzarro, in barba ai fioretti e alle belle parole legate alla conservazione della biodiversità, la Monsanto o la Sygenta e i loro interessati studiosi - ne sono certo - giungeranno all’unica soluzione ottimale: la distruzione di tutte le piante selvatiche che fungono, come ponte biologico, alla diffusione dei geni modificati.)
Concluso che il principio di coesistenza è fittizio, la sospensione della moratoria decreta la fine dell’agricoltura tradizionale e va in senso opposto a quanto affermato dall’UE in vari documenti programmatici: un’agricoltura che concilia l’ecologia e l’economia, la conservazione della biodiversità e la produzione di derrate, optando per la qualità, tutelando i prodotti tipici e la sicurezza alimentare dei consumatori. Mentre l’agricoltura biologica è in grado di garantire tali obiettivi, non sono chiari i vantaggi di scelte operate a favore degli OGM. Le multinazionali delle biotecnologie non hanno mantenuto nessuna delle promesse effettuate (V. Shiva, 2003): le varietà di colza tradizionali, per esempio, producono quanto la colza transgenica (in alcuni casi di più), l’uso della chimica, che con gli OGM avrebbe dovuto diminuire, sta invece crescendo, poiché le piante sono divenute resistenti agli erbicidi, e il mais Bt si è rivelato più volte incapace di controllare le infestazioni della piralide che, peraltro richiede raramente interventi fitosanitari; la povertà e la fame non stanno diminuendo, ma semplicemente concentrandosi alla periferia del mondo. (Menegon, Pivotti, Xiccato, 1999).
La situazione sino ad oggi è rimasta sospesa in una impasse che vede dichiarazioni di buoni intenti (sia il commissario europeo per l’agricoltura (Mariann Boel), sia i ministri italiani dell’agricoltura non perdono occasione pubblica per sottolineare il loro sostegno all’agricoltura di qualità) smentite da provvedimenti volti all’introduzione di materiale geneticamente modificato in suolo europeo. E’ di pochi mesi fa la decisione di Bruxelles che permette di importare la granella di colza GT73 della Monsanto, a scopo alimentare. Questa situazione genera confusione nelle amministrazioni nazionali che non riescono a dare risposte coerenti ad una improbabile convivenza tra colture GM e colture tradizionali. L’ultimo illuminante caso, in tal senso, risale alla metà del settembre scorso, quando in Francia sono stati scoperti, grazie ad un inchiesta del quotidiano Le Figarò) - 1000 ettari di mais GM Mon 810. Il paradosso è che in Francia, nel 1999, fu istituito un comitato di bio-vigilanza, con il compito di controllare e di stabilire la tracciabilità dei prodotti. Questo comitato, alla stessa metà di settembre, non solo, era all’oscuro dei mille ettari coltivati a mais GM, ma non si preoccupò nemmeno di aprire un’inchiesta per rilevare la reale situazione in campo.

Una riflessione

Il primo problema, per importanza, è la contaminazione che potrebbe aver luogo tra le colture GM e quelle tradizionali qualora venissero coltivate in appezzamenti limitrofi. Se questo problema non troverà adeguata regolazione provocherà l’estinzione dai mercati dei prodotti biologici e tradizionali, contravvenendo persino le regole della diversificazione e del marketing. Con cinica ironia, vanno sottolineati i numerosi paradossi legali nei quali alcuni agricoltori biologici, dopo aver subito contaminazioni da geni OGM, non solo non hanno ottenuto alcun risarcimento per essere stati espulsi dai loro circuiti commerciali, ma hanno dovuto pagare, fior di quattrini alle multinazionali per aver coltivato, inconsapevolmente, piante coperte da brevetto (Warwick e Meziani, 2003). Altri interrogativi andrebbero posti al tavolo delle trattative: E’ ragionevole pensare ad incrementare la produttività dell’agricoltura mediante modificazioni genetiche, quando già molti paesi coltivano in regime di sovrapproduzione? Quando uno dei problemi etici più scottanti riguarda lo smaltimento dei surplus, spesso destinati agli inceneritori? Ha senso pensare dell’aumento delle superfici e delle rese agricole, quando i dati degli ultimi anni attribuiscono all’agricoltura industriale un ruolo leader nell’inquinamento del pianeta e la paternità di fenomeni come l’eutrofizzazione, l’avvelenamento delle falde acquifere, la perdita di biodiversità, l’erosione dei suoli, l’intossicazione di frutta e verdura da nitrati? Concludendo, bisognerebbe chiedersi se dalle colture transgeniche si ottengano veri vantaggi economici. Dai dati a disposizione risulta che l’agricoltura biologica, legata alla tipicità dei prodotti e alla conservazione del territorio, sia in crescita nel mondo, e che la sua redditività, almeno in Europa, sia fuori discussione. Ancor più, in un paese come l’Italia, riconosciuto e immaginato nel mondo per la tipicità dei suoi prodotti e del suo paesaggio, ha veramente senso, barattare un ambiente sano e una agricoltura di qualità, con produzioni più abbondanti (e nemmeno sempre) ma meno rispettose?
Questa è una prima riflessione che bisognerebbe sviluppare attraverso una nuova economia della gestione agricola e ambientale, una riflessione che dovrà, in un futuro più maturo e consapevole, portare ad un secondo e più profondo ripensamento: una revisione del rapporto Uomo-Natura, non più basato sulla subordinazione della Natura all’Uomo, né
a valutazioni di carattere economico e gestionale, ma sul rispetto e la compartecipazione; una relazione in cui l’uomo, come già nelle idee di Aldo Leopold, ritrovi nella natura la sua casa, un armonico giardino in cui vivere e sviluppare le proprie facoltà, un luogo di cui far parte e essere parte .
Ma per questo, forse, è ancora troppo presto.

Campi di grano…

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Ogm, pro e contro

29, Giugno, 2007

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OGM: PROBLEMA DI CONTRADDIZIONI

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Tra i temi bio-etici più discussi alle luci del nuovo millennio, un ruolo di spicco è sicuramente riservato all’utilizzo di piante geneticamente modificate in agricoltura: una discussione nata attorno alla manipolazione del DNA (ad operazioni che vanno ad incidere direttamente sulle basi della vita naturale ed umana), che per la sua delicatezza ha destato rapidamente l’attenzione di scienza, politica e opinione pubblica, aprendo numerose questioni non solo legate all’etica di tali operazioni.

Voci discordanti intonano motivi in contrasto tra loro, una confusione preoccupante in cui si alternano pareri positivi e negativi riguardo eventuali ripercussioni degli organismi modificati sulla salute umana, sulla stabilità degli ecosistemi, sulle interazioni tra piante tradizionali e colture GM e sulla presenza stessa di OGM nei campi nazionali ed europei. Questa confusione viene confermata osservando i principali articoli usciti negli ultimi mesi, dai quali si ricava un quadro eterogeneo e allarmante, proprio perché contraddittorio.

Sul quotidiano nazionale “La Stampa”, ad esempio, un articolo uscito agli inizi di Novembre 2006, rivelava che da test condotti su alimenti venduti in diverse nazioni europee, risulta che 1 prodotto (contenente cereali) su 5 presenta tracce di OGM. L’ultimo registro europeo su “OGM e contaminazione genetica” stilato da Greenpeace, nel 2006, rileva, invece, 142 eventi di contaminazione di dimensioni rilevanti ad opera di mais transgenico. Ancora, secondo i risultati di un recente progetto finanziato dal Ministero per le Politiche Agricole e Forestali, e coordinato dall’Istituto Nazionale di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione (INRAN), gli OGM producono effetti metabolici diversi rispetto a quelli dei prodotti alimentari tradizionali, ma non si è ancora in grado di stabilirne eventuali ripercussioni nocive nel lungo periodo. Secondo il Journal of Agricultural and Food Chemistry del 16 novembre 2005, invece, gli OGM sarebbero diretti responsabili di ipersensibilità cutanea e flogosi polmonare. Davanti a tutti questi dati, la posizione che assumerà l’UE nei prossimi mesi, risulterà fondamentale per conoscere il futuro dell’agricoltura “tradizionale”.

Attualmente la superficie mondiale coltivata a OGM si attesta attorno a 90 milioni di ettari (la superficie agricola mondiale è di circa 656 milioni di ettari) e il tasso di incremento annuo di queste superfici è pari all’11%.

Dobbiamo essere preoccupati? Ci sono diversi pareri a riguardo.

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COS’E’ UN OGM?

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Innanzitutto, bisogna dire che un organismo geneticamente modificato (OGM) è un essere vivente che possiede un patrimonio genetico variato tramite tecniche di ingegneria genetica che consentono l’aggiunta, l’eliminazione o la modifica di elementi genici. Sebbene le modificazioni ed il trasferimento di materiale genetico avvengano in natura in molteplici occasioni e tali processi “naturali” siano all’origine della diversità della vita sulla terra, con il termine Organismo Geneticamente Modificato si intende solamente un individuo le cui modificazioni genetiche siano state operate dall’uomo attraverso moderne tecniche di ingegneria genetica. Tali operazioni oltre ad avere animato discussioni di tipo etico, riguardo la legittimità di brevettare organismi viventi e di intervenire sul DNA (quindi, sulle radici stesse della vita), hanno dato origine anche a numerose perplessità all’interno la comunità scientifica internazionale.

Senza ambizioni di esaustività e volendo proporre di seguito delle posizioni-tipo, possiamo distinguere tre grandi scuole di pensiero nel dibattito sorto attorno agli OGM:

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I SOSTENITORI

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Un primo gruppo è quello dei sostenitori degli organismi geneticamente modificati. Questa corrente di pensiero afferma che dallo sviluppo delle biotecnologie si possono ottenere molteplici vantaggi materiali, come ad esempio:

  • Più disponibilità di cibo per i paesi in via di sviluppo, attraverso nuove varietà che garantiscono maggiori produzioni.
  • Con una resa più alta per ettaro delle colture, servirebbero estensioni minori per ottenere la stessa quantità prodotta e sarebbe ipotizzabile una minore deforestazione ed erosione dei terreni agricoli.
  • Minore impiego di pesticidi e concimi chimici attraverso la creazione di varietà con bisogni nutritivi ridotti e resistenza agli erbicidi. Ciò consentirebbe di passare una sola volta sui campi con erbicidi molto potenti, senza che le colture ne risentano ed eliminando definitivamente le malerbe.
  • Cibi migliorati dal punto di vista della durata e del valore nutritivo, attraverso la creazione di varietà vegetali con geni che incrementino la conservabilità e la produzione di determinati principi nutritivi.
  • Farmaci prodotti in maniera più sicura ed economica, modificando artificialmente il metabolismo di alcune piante o batteri.
  • Possibilità di nuove terapie contro cancro, AIDS e malattie genetiche (vedere: terapia genica).
  • Possibilità di fabbricare organi e tessuti partendo da singole cellule.
  • Possibilità di clonare gli animali transgenici, selezionando gli individui migliori e riproducendoli all’infinito, conservando di volta in volta le medesime caratteristiche.
  • E’ ipotizzabile che mediante la stessa clonazione, possano essere salvaguardate specie in via d’estinzione.

I sostenitori delle biotecnologie, inoltre, sostengono che la maggior parte delle campagne informative svolte contro gli OGM siano a carico, o di ambientalisti radicali, che difendono la causa senza un adeguato supporto scientifico, o delle lobby del settore agro-alimentare, che attraverso queste iniziative proteggono i propri prezzi di mercato o ne giustificano gli aumenti.

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I DUBBIOSI

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A questa fazione, si contrappongono coloro che sottolineano soprattutto dubbi e perplessità riguardo agli organismi modificati artificialmente dall’uomo. Essi sostengono che, all’attuale stato delle cose, la scienza non si è ancora pronunciata espressamente sulla sicurezza e sui vantaggi di tali organismi e, per questo motivo, prima di liberalizzare il loro utilizzo in tutta Europa, sarebbe opportuno proseguire le ricerche nei laboratori e in aree-prova, continuando a selezionare varietà più sicure. Le ragioni che costoro portano a sostegno delle proprie perplessità sono:

  • Insicurezza riguardo al metabolismo delle piante create artificialmente, che potrebbero sviluppare, ad esempio, sostanze analimentari, allergeniche o tossiche, con rischi per la salute umana e animale.
  • Incertezza riguardo ai reali vantaggi delle piante modificate. Ad esempio, molti ricercatori hanno rilevato performance produttive simili, confrontando varietà transgeniche e tradizionali di colza, mais e altre specie orticole.
  • Timori per la competizione tra varietà naturali e transgeniche, con la possibilità che le seconde invadano i campi delle prime e ne provochino, in casi estremi, la scomparsa.
  • Possibile utilizzo di maggiori quantitativi di erbicidi e insetticidi per la formazione di specie resistenti.
  • Trasmissibilità all’uomo di nuovi agenti patogeni attraverso gli xenotrapianti.
  • Comparsa di instabilità geniche nelle piante modificate, nascita di nuove erbe infestanti o nuovi insetti e microrganismi, con possibili gravi squilibri nel funzionamento degli ecosistemi.
  • Perdita di biodiversità tramite la diffusione di pochi brevetti tutti uguali: la diffusione di piante tutte simili comporterebbe una maggior fragilità delle campagne, si faccia l’esempio di una malattia che, diffondendosi tra campi caratterizzati dalla presenza di una sola specie con medesimo “sistema immunitario”, creerebbe in breve tempo una vera e propria epidemia, con perdite ragguardevoli per gli agricoltori.
  • Possibilità di ottenere risultati simili a quelli assicurati dagli OGM (a costi minori), attraverso la selezione per incroci, come avvenuta da Mendel a oggi.

Questa fazione, nonostante sia possibilista riguardo ai benefici derivanti dalle coltivazioni geneticamente modificate, appoggia le campagne contro gli OGM - almeno in via precauzionale - fin tanto che non saranno risolti dalla scienza tutti i quesiti sopraccitati.

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GLI OPPOSITORI

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Una terza corrente di pensiero si oppone radicalmente all’introduzione delle biotecnologie in agricoltura e lo fa sulla base di motivazioni etiche ed ecologiche. All’interno dei gruppi di opposizione agli OGM non troviamo solo gruppi ambientalisti-radicali ma, studiosi di fama internazionale, gruppi religiosi, comitati cittadini, associazioni agricole. Le loro ragioni sono:

  • L’imperativo etico di non intervenire sul DNA e non manipolare le basi stesse della vita. Una liberalizzazione di tali ricerche potrebbe, secondo questa posizione, condurre ad aberrazioni di ogni genere, creazione di ibridi, di organi clonati, applicazione della clonazione in campo umano, etc.
  • L’Inaccettabilità di brevettare qualsiasi forma vivente.
  • La critica alle multinazionali. Secondo queste posizioni, gli OGM sono inutili, ma imposti con tutte le proprie forze dalle multinazionali dell’agro-chimica, che promettono miglioramenti, fino ad ora rivelatisi fittizi. Un esempio per tutti, è quello della fame del mondo: attualmente molte zone del pianeta producono in surplus, grandi quantità di derrate alimentari vengono destinate ogni anno agli inceneritori; proprio per questi motivi, la fame nel mondo può essere considerata soprattutto un problema di distribuzione equa delle risorse e non come assenza di cibo, o insufficiente livello di produzione. Ne deriva che le promesse delle multinazionali di liberare i paesi poveri dalla fame sono del tutto pretestuose.
  • Inoltre, le multinazionali brevettano appositamente piante la cui semente non può essere ripiantata l’anno seguente, costringendo gli agricoltori ad affrontare ogni stagione la spesa per l’acquisto delle costose sementi OGM.
  • Infine, essi sostengono che il vero futuro stia nella sostenibilità dell’agricoltura, nel suo maggior rispetto per l’ambiente e ritengono inutile dibattere sui pro e i contro delle biotecnologie, quando studi e ricerche, confermano la possibilità di sostentare l’intera comunità umana attraverso l’agricoltura ecologica, sfruttando le tecniche agricole tradizionali (consociazioni, sovesci, semine su sodo), le varietà locali meno produttive ma più resistenti alle malattie, aiutando la conservazione della diversità biologica, tutelando sapori e profumi delle varietà locali marginalizzate dalle leggi del mercato. Al contempo, l’utilizzo di tecniche agricole a minor impatto ambientale consentirebbe di proteggere l’ecosistema agrario, la sua flora e la sua fauna, diminuire l’inquinamento e rifare, del settore agricolo, un armonico momento d’incontro tra l’uomo e la terra.

Questa fazione appoggia le campagne per bandire gli OGM sia per motivi etici e sia per motivi ecologici, legati alla scomparsa dell’agricoltura biologica e tradizionale.

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La Chiesa come si rapporta al problema degli OGM?

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Le posizioni più presenti all’interno della chiesa sono sicuramente riferite alle ultime due posizioni analizzate, ovvero, posizioni di cautela e di opposizione. I sostenitori della cautela si rifanno a motivazioni soprattutto scientifiche, vorrebbero risposte certe dalla scienza, perché l’introduzione di OGM in campo agricolo significasse reale progresso della società e non un vuoto affare delle multinazionali. Gli oppositori invece si rifanno a motivazioni etiche (come ad esempio l’inammissibilità di brevettare esseri viventi, manipolare il DNA) non ammettendo, in poche parole, che l’Uomo si sostituisca a Dio nei cicli della natura. E’ da rilevare anche qualche caso di disaccordo; ad esempio, nei giorni scorsi, il movimento dei Cristiani per l’Ambiente, attraverso la voce del proprio presidente, ha appoggiato un’eventuale liberalizzazione degli OGM, descrivendola come “buon progresso”.

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LA CONSULTAZIONE NAZIONALE “LIBERI DA OGM”

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Sperando di aver reso minimamente più chiari argomenti che, per natura, sono complessi, vi invitiamo ad esprimere la Vostra preferenza tramite la Consulta nazionale “liberi da OGM”. Fino al 15 novembre è possibile esprimere la Vostra opinione in una sorta di referendum che servirà a far sapere il parere degli italiani riguardo la imminente decisione della commissione europea di liberalizzare gli OGM sul suolo comunitario. In coscienza, e minimamente informati, potete votare “SI” nel caso in cui non vogliate l’introduzione di piante geneticamente modificate in Europa, “NO” se siete concordi con la liberalizzazione dell’uso di OGM nelle campagne di tutti i paesi membri della UE. Per esprimere la Vostra preferenza cliccate qui.

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ALCUNI RIFERIMENTI

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Riportiamo di seguito alcuni interessanti interventi per chi desiderasse approfondire le proprie conoscenze in materia: