A pochi giorni dal ritorno, provo a stendere qualche riga per fermare le principali impressioni raccolte lungo il Cammino di Francesco.
Sempre un po’ scettici, che in patria certe cose non potranno mai prendere piede, siamo partiti verso La Verna, meraviglioso santuario in provincia di Arezzo, credendo di imbarcarci lungo un percorso poco segnalato, poco conosciuto dalla popolazione e, per finire, dimenticato dagli uomini e dal cielo. Tre pregiudizi che sono stati smontati in fretta, dalla strada percorsa e dalla gente incontrata, chilometro dopo chilometro.
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Veduta dal Santuario della Verna
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Anzitutto il tragitto. Si attraversano tre regioni – Toscana, Umbria e Lazio – per un totale di 400 km, i cui tre quarti sono sentieri o strade asfaltate simili a sentieri (un’auto ogni ora, per dire). Si sta spesso in quota (800-1000 metri s.l.m.) e si godono vedute ampie, paesaggi appenninici apparentemente immutabili che, invece, variano pigramente di tappa in tappa, dando conto del progressivo, lento, migrare. Durante la marcia, più volte abbiamo condiviso una semplice riflessione: questa strada di Francesco non ha nulla da invidiare ai più blasonati pellegrinaggi iberici – il Cammino di Santiago, per fare un esempio originale – e potrebbe tranquillamente diventare una delle mete preferite di pellegrini europei ed extra-europei (in particolare, se verrà valorizzata la connessione con i sentieri che poi conducono a Roma).
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L'eremo di Cerbaiolo
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Anche dal punto di vista logistico c’è poco da temere. Le segnalazioni, molto spartane (tau gialli dipinti a vernice su rocce, cortecce, cartelli e muri), sono assidue e raramente lasciano in difficoltà. Allo stesso modo, l’accoglienza, pur non organizzatissima, si presenta puntuale al termine di ogni tappa. Conventi, monasteri, eremi, oratori, palestre, bettole, alberghi, almeno in ottobre (periodo di bassa), non ci hanno mai traditi. Alcuni di quelli incontrati erano ad offerta libera, altri a offerta semi-libera (un concetto strano, sì), oppure chiedevano circa 20 euro per dormire, fare colazione e, in qualche caso, anche cenare.
Chiacchierando con i vari personaggi, curatori, religiosi, baristi, incrociati lungo la via, abbiamo appreso che, soprattutto durante l’estate, il flusso di pellegrini/girovaghi è ormai consistente, anche 30-40 persone/giorno. La nostra esperienza di ottobre, con le dovute proporzioni di stagione, ha confermato il dato.
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Tramonto sopra Pieve S. Stefano
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Camminando si coglie in fretta anche un’altra delle piacevoli sorprese di questo percorso: la gente non solo lo conosce, ma “lo sente”. Se mai vi capiterà di chiedere informazioni lungo la rotta vi accorgerete che, in ogni paese attraversato, gli interrogati sapranno indicarvi precisamente la via, le scorciatoie, le deviazioni panoramiche. Non è un dato scontato: lungo altri cammini non succede la stessa cosa, la gente è all’oscuro dei percorsi non stradali e non ha una conoscenza del territorio tale da poter dare indicazioni appropriate a chi viaggia a piedi.
La dimensione non ancora di massa, poi, regala qualcosa in più a questo cammino: da’ la possibilità di entrare in contatto con delle realtà particolari (un monastero o un eremo, ad esempio) nella loro dimensione più vera, preservando l’intimità col luogo e la solitudine del viaggiatore.
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Campagna verso il Cerbaiolo
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Per terminare, qualche aspetto critico.
In primis, un elemento che non possiamo definire meramente critico, ma che è opportuno venga tenuto in debita considerazione al momento di decidere se cimentarsi o meno con questo percorso: l’impegno fisico. Molte tappe sono obbligate (non vi sono soste possibili lungo il tragitto) e superano i trenta chilometri. Non di rado, poi, si oltrepassano in giornata i mille metri di dislivello. Niente di che, però è bene capire che dal punto di vista dell’impegno fisico si è lontani dal comodo Cammino di Santiago.
Passando alle criticità effettive, bisognerebbe avviare un lavoro di coordinamento capace di integrare e rendere omogenee le segnalazioni dei percorsi attualmente indicati: con fare tutto italiano, ogni Apt, pro-loco, ente, incontrato lungo il percorso, ha voluto pagarsi una nuova, propria e originale segnaletica, spendendo un sacco di quattrini e, probabilmente, infondendo solo un certo senso di disorientamento e confusione nell’ignaro pellegrino. Occorrerebbe una regia che coordinasse tra loro le azioni promosse dagli enti di ogni specie e grado intenzionati a “mettere le mani” sulla via di Francesco. Lo stesso tipo di operazione, di sintesi e armonizzazione, andrebbe fatta tra la realtà territoriale e la guida esistente. Noi abbiamo utilizzato una buona guida scritta da Angela Maria Serracchioli (la trovate qui), e sul cammino è sorto presto il dubbio che fosse l’unica, dato che, guardandosi attorno, era testo di riferimento per ogni pellegrino italiano o straniero che fosse. Sarebbe, quindi, utile connettere e definire i percorsi esistenti, facendoli confluire sensatamente in una unica opera, con biunivoca legittimazione delle parti.
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The long road to Pietralunga..
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In terzo luogo, il problema del prezzo. Un ottimo lavoro di armonizzazione sarebbe anche quello di provare a creare una sorta di prezzo convenzionato per i pellegrini in possesso della carta di pellegrinaggio (credenziale che già oggi viene rilasciata su richiesta) e/o della guida.
Attualmente, infatti, la guida, indica sommariamente, all’interno dei profili delle realtà che offrono accoglienza, la possibilità di usufruire di un prezzo di favore per i pellegrini che, poi, alla stretta dei fatti, varia in ogni luogo da 15, a 20, a 25 o più euro. Per non incorrere in situazioni spiacevoli e per poter programmare con più precisione gli importi utili al viaggio, bisognerebbe lavorare alla creazione di un prezzo unico per pellegrini, uguale per tutti i luoghi del cammino. Dopo una analisi “on the road” della media delle richieste e delle strutture incontrate, la butto lì, 20 euro parrebbe cifra opportuna.
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Campagna nei pressi di Citerna
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Concludendo, al di là degli aspetti personali che hanno reso memorabile la vicenda, ci troviamo di fronte a un percorso ricco di paesaggio, arte, suggestione, buona cucina, un’ideale tragitto a piedi, un’opportunità turistica importante per fare buona economia e preservare il territorio, soprattutto adesso, momento in cui il viaggio “lento” richiama a se sempre più attenzione: lo dimostrano i dati sui pellegrinaggi nel mondo.
Sarà compito politico importante intraprendere azioni concertate tra le amministrazioni e gli attori che abitualmente operano lungo il percorso e per il percorso così da non disperdere gli sforzi e fare fronte comune. Le potenzialità per creare un grande itinerario di richiamo internazionale ci sono tutte.
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ps. altre “avventurose” immagini le potete vedere qui.
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