Archivio per la categoria ‘Riflessioni’

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Breve appunto dopo il mercato

7, Settembre, 2008

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Dicevo questa mattina, che da queste pagine si parla molto di agricoltura locale: come risorsa, come opportunità non colta e sfruttata, come agente di difesa contro il degrado, l’abbandono e il consumo di suolo.

Qui è diverso però, non parliamo solo di agricoltura: ci crediamo. E il mercato degli agricoltori locali proposto oggi, da Slow Food, a Villa Greppi, è stato un momento di conferma, un bel successo, un’incontro tra diverse realtà locali emergenti (noi) e consolidate (gli altri).

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Proprietà privata: declinazioni di un concetto

25, Agosto, 2008

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E io che pensavo che di rientro dalle vacanze si è tutti più sereni e rilassati. Magari…

Il mio mito crolla rovinosamente di giorno in giorno.

Vorrei sottoporre alla vostra attenzione la seguente immagine, scattata poche ore fa, a pochi metri da casa…

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Ora dico, ma un abitante di Casatenovo, comune della Brianza produttiva senza alcuna velleità turistica, privo di una rete di sentieri segnalata e frequentata, necessita realmente di mettere fuori da casa questo cartello?

Anche no, penso io. E voi mi chiederete: ma perché lei, sig. Sironi, con tutti i gravi problemi che ci sono al mondo, ci mostra questa immagine?

Legittima richiesta. Risposta: perché mi sembra una metonimia importante della chiusura a priori che caratterizza la popolazione autoctona, sempre pronta a sbirciare e parlare da dietro le sue finestre, sempre arroccata dietro curatissime siepi (di banalissimo lauro), sempre guidata dalla necessità di delimitare, di mettere confini, di definire chiaramente la proprietà privata, quel “che è mio!”. Vi mostro questa immagine perchè simbolizza un’attitudine brianzola portatrice di molti altri problemi connessi e dipendenti.

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Mi sembra assurdo leggere questo cartello (che specifica che quello non è un sentiero comunale: ma perchè, esiste un sentiero comunale?) sul finire di una bella giornata d’estate, che regala emozioni vicine alla libertà, che esprime appieno lo spirito della natura, che è qualcosa di bello e gratuito. Mi sembra assurdo dietro casa mia, dove passeranno sì e no un centinaio di persone all’anno, tra bikers, escursionisti e corridori. E’ assenza di spirito di ospitalità, testimonianza di mancata comprensione, mancata comprensione del luogo in cui si risiede. Quel cartello si trova, infatti, all’entrata di una delle corti storiche casatesi, un luogo storicamente comunitario, dalla bellezza rurale, che ispira condivisione solo a guardarlo.

Eppure.. c’è spesso un eppure..

Tentate di comprendere la mia provocazione: su quel cartello lì c’è da rifletterci, contiene molti nostri difetti.

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Giudizi infondati

18, Luglio, 2008

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Mi fa piuttosto specie vedere in questi giorni l’affollarsi di giudici e giudizi sulla vita in terra (e oltre). Il caso di Eluana Englaro ha riaperto un tema che, come l’inverno, torna e tornerà sempre nelle discussioni tra gli uomini. Già questo ci dovrebbe dire qualcosa, sull’insolvibilità e la statura del quesito.

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Breve appunto sull’intolleranza

16, Gennaio, 2008

I fatti che hanno coinvolto in questi giorni l’università La Sapienza di Roma meritano particolare attenzione, possono sembrare secondari, ma sono un triste termometro della società “avanzata”. Non voglio cacciarmi in considerazioni fuori campo, lascio agli uomini del settore e ai più esperti ogni valutazione sull’operato del pontefice e sulle digressioni teologiche. Intuisco però alcune preoccupanti linee di fondo. Intuisco che la Chiesa - entità che si dovrebbe riferire all’uomo vivo, alla natura umana - negli ultimi tempi sta compiendo una progressivo ritorno sui propri passi, irrigidendo le proprie posizioni e proponendosi come interlocutore freddo, distante. Non saprei spiegare esattamente i motivi, li indovina forse la vecchia frase “la miglior difesa è l’attacco”.

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Due passi per Colle Brianza e una riflessione sul PLIS che non c’è

3, Gennaio, 2008

 (già su Casateonline.it)

Approfittando del bel pomeriggio di sole abbiamo voluto fare una piccola escursione in località Colle Brianza, luogo che ci è caro e dove si possono ancora trovare spazi per riposare la vista dalle brutture, il naso dai veleni, le orecchie dal rumore. Luogo che offre paesaggi suggestivi e, soprattutto, di una importanza naturalistica notevole. Facendo riferimento alla situazione del territorio brianzolo il monte di Brianza, vera e propria dorsale verde che si erige tra i produttivi e densamente abitati comuni della Brianza nord-orientale, riveste il ruolo di oasi naturale dove ancora l’influenza antropica fa avvertire i propri clamori come echi lontani. Trovarsi in località Figina, sulla strada che da Villa Vergano porta a Consonno o sul Monte Crocione, permette ancora di godere di un paesaggio verde e apparentemente incontaminato, di sentirsi avvolti in una natura d’altri tempi.

 

visuale-da-scerizza-verso-sgenesio.jpg

 

Una veduta da Scerizza verso L’eremo di S. Genesio

 

Per la nostra escursione abbiamo deciso di lasciare l’auto davanti alla pizzeria trattoria Vecchia Brianza e di incamminarci lungo la via che da Colle Brianza sale fino alle località di Scerizza e Scerizzetta. La strada asfaltata conduce a queste due piccolissime frazioni portando lo sguardo sempre più in alto, sino a dare una completa visuale sulla valle del Lambro, sui laghi di Oggiono e Pusiano e, a nord, sulle Prealpi. Dopo questo gruppo di case si diparte un piccolo sentiero, accuratamente segnalato dai volontari del C.A.I., che conduce fino alla sommità del Monte di Brianza (poco meno di 900 metri s.l.m.) e a svariate altre destinazioni, nel nostro caso, ad esempio, l’Eremo del S. Genesio.
Arrivati in località Scerizza, però, a rovinare un paesaggio che si fa via via più idillico, ecco un cantiere edile di una certa rilevanza che serve, recita il cartello dei lavori: “per la costruzione di n° 6 unità abitative più una villa singola”. Ora, voi direte: “suvvia, è solo un cantiere!”, ma vi posso assicurare che lo sconforto ha assalito tutto il nostro gruppo di cammino, nessuno è rimasto indifferente davanti a quella visuale.

 

cantiere-a-scerizza.jpg

 

Un pugno nell’occhio..

 

Questo è un singolo caso – magari anche fortuito, sporadico - ma crea un precedente che, se moltiplicato per tutte le località adiacenti ad aree verdi di pregio, può seriamente compromettere il valore e l’equilibrio della sommità di Colle Brianza e di chissà quali altri luoghi.
Già da tempo è in atto una lunga e sofferta discussione riguardo alla costituzione di un PLIS (parco locale di interesse sovracomunale) per l’area che si estende tra l’Eremo di S. Genesio e il Monte Crocione: proprio alla luce di casi come questo si evince l’importanza di assicurare a queste terre un giusto grado di salvaguardia. E’, infatti, una condizione inammissibile l’assenza di tutele specifiche per un patrimonio ecologico, ma anche turistico e ricreativo, di grande importanza come quello rappresentato da quest’area. Le condizioni geografiche e naturalistiche ci consegnano tra le mani un territorio che meriterebbe un grado di difesa e valorizzazione ben superiori a quelli offerti dalla scala comunale o sovracomunale: un PLIS è la minima forma di tutela indispensabile e, soprattutto, è una forma interamente pattuibile all’interno di un accordo tra i comuni proponenti. Questo significa che non esistono limiti e impedimenti per gli agricoltori o i normali fruitori di queste aree, se non quelli che i comuni accorderanno tra di loro nel momento in cui andranno a costituire il Parco (L.R. 30 novembre 1983, n° 86).

 

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Veduta al tramonto da Figina

 


La nostra è una terra di paesaggi assai ricchi e variegati, la stiamo sfinendo e consumando senza guardare più in là del nostro naso, è probabile che la protezione ambientale non sia tra le nostre corde, tuttavia - per chi non ha la memoria troppo corta - tra le corde dei brianzoli c’è sempre stato il risparmio; ecco, dovremmo incominciare a guardare al territorio come un a un bene da risparmiare e il risparmio dovrebbe iniziare proprio da luoghi splendidi come questo, dove l’edificazione oltre una certa quota non può più essere permessa.

Alcuni residenti della zona si stanno muovendo per sensibilizzare l’opinione pubblica e le istituzioni rispetto la necessità di istituire un parco per dare giusta salvaguardia al Monte di Brianza. Per maggiori informazioni potete visitare il sito: http://www.ambientecolle.it/

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Uno sfogo contro l’università..

11, Dicembre, 2007

A qualche giorno dall’ultimo esame credo sia possibile fare un piccolo resoconto della stagione universitaria, allargando le considerazioni a questi 5 anni.
Mi son chiesto spesso: che 5 anni sono stati questi? A parte considerazioni a cui mi sono concesso in casi particolari, ho sempre risposto evidenziando i limiti dell’esperienza accademica e apprezzando i pregi dell’esperienza umana.
Con l’università sono stato critico fin dal termine del primo anno di corso, cioè da quando mi è stato chiaro che le belle speranze riposte in quella istituzione e in quel periodo della vita che mi si apriva davanti erano illusioni, un abbaglio figlio del fascino di una cultura che non esiste, o esiste solo attraverso la rappresentazione formale, e vuota, di se stessa.

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Don Giorgio commenta l’ultima enciclica di Ratzinger

5, Dicembre, 2007

Diamo spazio oggi al commento di Don Giorgio De Capitani riguardo all’ultima enciclica SPE SALVI di Benedetto XVI. Qui potete trovare, diviso in più parti, il testo completo del documento. A mio personale giudizio Don Giorgio riesce ancora una volta a portare alla luce le contraddizioni, le rigidità e l’oscurantismo di certa gerarchia ecclesiastica, dando voce a quella parte di chiesa che ancora oggi evidenzia, tra omogeneizzazioni e domesticazioni, la vera natura e la portata rivoluzionaria del messaggio cristiano. Lascio a voi il commento.

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Due voci per qualche riflessione

18, Ottobre, 2007


Vorrei proporre oggi la visione di questa intervista rilasciata nel 1981 da Fabrizio DeAndré a Sarzana, poco prima di un concerto. DeAndré oltre ad essere stato un maestro della canzone d’autore, è stato un vero e proprio intellettuale del nostro tempo e ascoltare queste riflessioni offre molti spunti al pensiero. Ogni idea, ogni concetto, viene espresso con grande lucidità e umiltà, e la dice lunga sulla visione etica di DeAndré, cantautore che ha saputo esprimere la condizione degli “ultimi” e del margine come pochi altri. In secondo luogo, ho caricato nell’area download (riquadro verde in fondo alla pagina), alcune riflessioni di Silvano Agosti sul lavoro e sulle società d’occidente, una critica corrosiva, lucida, spietata. E’ possibile ascoltare il file direttamente da qui, senza scaricarlo.

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Riguardo a Comunione e Liberazione

17, Ottobre, 2007


Prendendo spunto dalle riflessioni su CL postate sul proprio sito da Don Giorgio De Capitani, ho voluto testimoniare la nostra (mia di Jacopo, Giorgio, Benedetta & co) esperienza diretta in materia.

Certo Comunione e Liberazione è ancora oggi presente nelle nostre università, nei luoghi che frequentiamo, tra le righe dei giornali che leggiamo (ad es. quelli locali, vero??), ma penso anche che in nessuno di questi casi l’esperienza sia stata più diretta di quella vissuta a scuola. Ho così voluto raccontare la nostra piccola vicenda a Don Giorgio che, onore a lui, da uomo di chiesa, mantiene inalterato il proprio coraggio e l’acume della propria critica, anche nei confronti di congregazioni e movimenti che non di rado creano nicchie e idoli fatti a propria immagine e somiglianza, proprio nei territori della chiesa e delle diocesi.

L’apice della nostra piccola storia – lo ricorderanno in tanti - è sicuramente il licenziamento di Dante e Roberto attraverso una causa fittizia. Cogliendo l’occasione, riporto un (mi auguro..) significativo stralcio della storia raccontata ieri a Don Giorgio, rispolverando vecchie infamie, puntando nuovamente la luce su scheletri accatastati, in armadi sempre troppo bui e nascosti.

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I mancamenti dell’informazione

28, Settembre, 2007

 

Rispondere alla domanda “come possiamo migliorare questa nostra società?”, non è mestiere semplice. Innanzitutto bisognerebbe scontrarsi con coloro i quali sostengono che questo sia un florido periodo della civiltà umana, un periodo - che loro vedono - con meno poveri, meno fatiche, meno sofferenze. Poi bisognerebbe sapere da che parte incominciare la propria disamina, ma anche questo non è affare semplice: la realtà ci ingorga di stimoli negativi, in ogni angolo c’è spazio per notare il dente acuminato e velenoso del post-moderno. Io il post-moderno lo vedo male; non buio, anzi, sovraccarico di lustrini, insegne, luci, schermi sempre più grossi, sempre più fiammeggianti, intermittenti, sfiancanti lo sguardo. E gli occhi sfiniti non posso più rivolgersi altrove, si affogano avidi nel mondo delle sfavillanti luci artificiali.

Ma che momento è mai questo? In cui ragazze vomitano e si contorcono soffocate e stremate da un’università che pare una raccolta punti, una nevrastenica rincorsa al bottino tanto ambito. Che momento, in cui lo sport, un tempo grembo dei buoni valori, è ora svuotato di ogni rispetto per il corpo? Quale strana epoca? Se scienza e tecnologia paiono avanzare come rette pencolanti nel vuoto, senza più motivi. Chi avrà voglia di mangiare la fragola con le proprietà nutritive del merluzzo? Chi di rifarsi il viso ad immagine e somiglianza del belloccio telegenico? Chi di tentare ancora di convincere qualcuno con una buona idea?

Questa volta non voglio mettere sul piatto l’analisi, il pensiero o la riflessione di qualche arguto pensatore, come mi piace far di solito. Stasera mi limiterò ad osservare e rilevare il dato empirico, la realtà che passa davanti ai miei occhi e lo farò riportando un breve episodio.

Una volta c’erano Studio Aperto e Lucignolo, il telegiornale e il programma di approfondimento per quei poveri diavoli a cui una società malposta ha rubato il cervello, c’erano loro ad indicarci la qualità (morale? intellettuale? televisiva?) del popolo italiano, quello che mio nonno, non senza ragioni, chiamava popolo Bue.

Ma questa sera, questa sera di rientro dalla mia giornata piovosa, ho acceso la televisione sperando di poter vedere un telegiornale. Ho acceso e selezionato il secondo canale RAI, quello che un tempo garantiva un livello minimo di accettabilità, il suo videogiornale, un livello minimo di credibilità, ma non c’è stato nulla da fare. Dopo inutili notizie sulla politica, rigorosamente con la “p” minuscola, ecco, al tredicesimo minuto di trasmissione, un servizio sul Napoli che rischia di salire in capo alla classifica di serie A. In quel momento mi sono sentito preso per il ****, mi son chiesto se non ci fosse proprio nulla che potesse prendere il posto di quel servizio. Ma forse mi sono chiesto fin troppe cose, mi sono venute in mente fin troppe cose! Infondo siamo italiani! gente abbastanza poco rigorosa, concediamo anche ai nostri telegiornali un respiro di sollievo, chiudiamo un occhio!

Dopo quest’impeto di compassione, riparto alla visione convinto. Ecco il servizio su MilanoModa. - E’? - Si, insomma, sulle sfilate di moda a Milano, ecco, ora viene intervistato il sig. Max Mara, di cui ignoro il nome reale, che ci dice che la moda è arte, meriterebbe più rispetto da parte dei nostri intellettuali, la moda è ricerca, la moda è progresso. - Bleeh! E’? Sgulp!? -

Ma ho sentito bene, chiedo a voi, ho sentito bene?

Gli intellettuali del nostro paese - ah si, e dove sono? – snobbano la moda, che è arte, progresso, ricerca e cultura. Mentre stendiamo un velo pietoso sul sig. Max Mara, io e i miei due neuroni iniziamo a inveire in coro contro il direttore di questo telegiornale che assomiglia sempre di più ad uno dei tanti omogeneizzati Mediaset che la “tv commerciale” ci propina ogni giorno.

Il direttore di un telegiornale simile, non voglio neanche sapere chi sia, è un giornalista che non sente la responsabilità del proprio operare, un uomo che collabora al rincoglionimento societario!

Sto per spegnere disgustato, quando mi colpisce l’ennesima catastrofe dell’informazione, povera informazione, se essa ha ancora un senso. Ora si parla di un tizio francese che con una barca a vela molto futuristica è riuscito per primo nell’impresa di oltrepassare il mitico passaggio a Nord-Ovest. Si dimenticano però di dirci che, costui, ce l’ha fatta per primo, non tanto per la sua bravura, comunque lodevole, ma perché i ghiacci che rendevano invarcabile il terrifico passaggio si stanno sciogliendo sotto l’effetto dell’ormai celeberrimo “riscaldamento globale”.

Quindi, non è tutto merito del caparbio navigante francese, ma anche nostro!

Notizia veloce, convulsa, superficie dell’informazione, ecco come il potere nel post-moderno abbia abbassato il mitra e impugnato i media. Velocità e superficialità, colori e clamori, questo basta per costruire un paradiso a cristalli liquidi davanti agli occhi, far credere di sapere, quando invece pensare di sapere è la peggiore delle presunzioni.

Così, con le nuove cartucce dei suoi mitra mediatici sparate a raffica, il potere surmoderno ha disarmato la critica. Se tutti possono esprimere la propria opinione, l’opinione diviene fiume, massa, liquido, indistinta, inconsistente. Se tutti possono parlare, nessuno farsi sentire. Se in ogni angolo c’è offerta d’informazione, si genera confusione, confusione che confonde e certo non informa.