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Insegnanti negati

13, Ottobre, 2008

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Ho sempre avuto piacere ad immaginare un futuro nella scuola, per tanti motivi: la possibilità di un lavoro (ai miei occhi) carico di senso e speranza, di avere a che fare con una moltitudine di diversità, vive, per rimanere vivi. E’ sempre stata una considerazione, la mia, osteggiata dai più: in pochi anni mi sono sentito dire che il mondo dell’insegnamento non è oggi una scelta qualificante, che paga poco, che fai la fame, che sei l’ultima ruota del carro e così via. Insomma, è sempre stata anteposta la critica di ordine materiale a qualsiasi contraddittorio riguardo ai valori e al senso. Capite? mi è sempre stato detto “non farlo perché..!”, e raramente mi è stato chiesto “come mai lo vorresti fare?”. Nel tempo, ne ho dedotta una totale attenzione all’involucro, a scapito del succo di una professione.

Capita anche altrove e non c’è da meravigliarsene, data l’aria che tira.

Il fatto (sempre, ai miei occhi) grave è che mi sono dovuto confrontare con queste opinioni e congetture sentendole pronunciare a persone vicine: amici, famigliari, compagni d’università o comunque persone che stimo e che hanno contatto col mondo della scuola.

Poi è arrivata la Gelmini e ci ha tolto ogni dubbio.

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Il ministro Maristella Gelimini

Il ministro Maristella Gelimini

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Questa mentalità, questa sostituzione della realtà o soppressione di parte della stessa, è quello che affligge la scuola italiana ora, che la lascia sola, in questo momento, davanti alla riforma promossa dal ministro all’istruzione. Riforma figlia dell’illusione, che trova il substrato fertile per attecchire nella disinformazione, nella distorsione del reale, nel fatto che in molti reputino ancora gli insegnanti alla stregua di “quelli che hanno tre mesi all’anno di ferie, quelli che scaldano le sedie, quelli che dovrebbero andare a lavorare”. E’ figlia della politica del fare-tanto-per-fare, tanto cara al governo in auge e senza un retroterra di riflessione, pensiero e ragionamento. “Fare” come parola d’ordine per aprire ogni porta, eludere ogni controllo, con il benestare della maggioranza (che, come ho indicato sopra, è composta e interpretata anche da persone che con la scuola hanno o hanno avuto a che vedere). “Fare” glorioso, anche quando, come in questo caso, si va a togliere, tagliare, eliminare, senza distinguo, senza una logica premiale, capace di promuovere una maggiore qualità della scuola stessa.

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Apocalittici...

Apocalittici...

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Abbiamo troppi insegnanti? Gelmini risponde che se maestri e professori sono troppi basta eliminarne un po’ e negare a quelli che ancora non lo sono la possibilità di diventarlo. E così, la scuola non va avanti, si tiene chi c’è (senza una separazione tra chi lavora bene e chi lavora male) e, se proprio, al massimo, indietreggia sotto la scure dei tagli.

Fare ordine e pulizia – dato che va per la maggiore – dovrebbe oggi voler dire un sistema che con una base di offerta più ampia seleziona in modo più preciso chi meglio può rivestire un ruolo delicato, cruciale per il futuro; anche il nostro.

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