Archivio per la categoria ‘Sociologia’

h1

Ruolo critico e altro nell’arte contemporanea

13, Aprile, 2008

-

Su suggerimento di terzi, ripubblico un intervento uscito qualche tempo fa sulla rivista Kult Underground, rivista della quale vi consiglio lettura… a parte il sottoscritto, ci scrive gente molto valida.

-

-

“La maniera di formare idee è ciò che dà un carattere allo spirito umano. Lo spirito che non forma le proprie idee che su rapporti reali è uno spirito solido; quello che si accontenta dei rapporti apparenti è uno spirito superficiale; quello che vede i rapporti tali quali sono è uno spirito giusto; quello che inventa rapporti immaginari che non hanno realtà né apparenza è un pazzo; colui che non confronta affatto è un imbecille. La maggiore o minor capacità di confrontare idee e di trovare rapporti è ciò che rende gli uomini più o meno di spirito.” Basta un giro di poche laconiche parole a questo Rousseau; gli sono sufficienti sei righe, tratte dall’Emilio, per inquadrare la nostra società come un gruppo di individui senza spirito, o più semplicemente come un branco di imbecilli.

-

-

Read the rest of this entry ?

h1

Petizione per riaprire i chiostri della Statale

29, Gennaio, 2008

Raccolgo l’invito della Sinistra Universitaria a firmare la petizione voluta per ottenere la riapertura dei chiostri storici della sede di via Festa del Perdono. Credo sia un argomento che ci riguardi un po’ tutti, chi direttamente, come attore della vita universitaria, e chi indirettamente, come spettatore di un ambiguo “effetto asociale”.

Read the rest of this entry ?

h1

Anoressia e società

22, Gennaio, 2008

Oggi vorrei dedicare il mio modesto spazio al delicato tema dell’anoressia, proponendo infine la visione di un filmato che merita riflessione.
Innanzitutto, è bene definire i termini: “anoressia” deriva dal greco e significa “assenza di appetito”, è un sintomo che accompagna diverse tipologie di disturbi dell’alimentazione e, più in generale, psicologici. Se intesa come malattia originata da cause di natura psichica viene definita “anoressia nervosa”, differenziandosi così da quella dovuta a caratteri fisici e endocrinologici. L’argomento, per varie ragioni, mi sta a cuore e vorrei dedicargli più di uno spazio nel prossimo futuro. Oggi, soffermandomi in particolare sull’anoressia, o comunque sui disturbi dell’alimentazione, come conseguenze del nostro modello sociale.

Read the rest of this entry ?

h1

Partecipazione, quella sconosciuta..

21, Dicembre, 2007

Sul caso Valle Nava, ancora una volta, sembra che il comune di Casatenovo non voglia sentir parlare di partecipazione. Parola che non si conosce o fa paura. Come per il caso Ferrarini, caratterizzato da un variegato mosaico di passaggi rimasti nell’ombra, anche per il caso Nava si sta profilando lo stesso oscuro trattamento.
Non saprei dire fino dove la volontà di fare ombra sia intenzionale e dove invece sia fortuita, una differenza è certa: mentre nel caso Ferrarini, dopo un iniziale battaglia, gli interlocutori si sono oggi arresi e rassegnati, nel caso Nava l’interlocutore è vivo e vegeto e sta raccogliendo or ora le prime forze per aumentarle in futuro (almeno così ci auguriamo).
E’ questo un preambolo per raccontare un aneddoto neanche troppo originale: l’ultima riunione del Gruppo Valle Nava ha visto la partecipazione, oltre che dell’associazione Parchi Vimercatesi – persone motivate e competenti – anche di alcuni notabili locali e rappresentanti della giunta comunale. Davanti a tanta abbondanza non sono riuscito a trattenermi dal domandare.
Ormai da qualche mese, tra le riunioni di partito o di consiglio rimbalza una voce di imminente incontro tra i sindaci dei comuni interessati dal progetto di PLIS che eventualmente riguarderebbe la Valle della Nava e le zone attigue. La voce che rimbalza e riecheggia ormai da molti giorni diventa sempre più simile alla famosa “caramella data ai bambini”, mi pare sia un sedativo o  qualcosa che serva soprattutto a placare gli animi, più che a discutere ipotesi concrete. Potrei sbagliarmi. Ormai da due mesi un incontro tra i comuni interessati di Monticello, Missaglia, Casatenovo e la Provincia di Lecco è stato fissato, ma non si può saperne data o caratteristiche.
Approfittando, allora, della presenza di un’associazione esterna e di rilievo, ho provato a rivolgere agli amministratori casatesi presenti alla riunione una domanda chiara rispetto al termine dell’incontro e alle modalità di partecipazione previste. Risultato della mia interrogazione? Ho generato un sorrisetto collettivo. Immediatamente si son fatte orecchie da mercante e si è promesso di far saltar fuori la data nel più breve e vago tempo possibile.
Il retrogusto è sempre lo stesso: ma perchè ti impicci degli affari dell’amministrazione? ..come se questi aspetti riguardassero i consiglieri e il sindaco e non potessero nemmeno lontanamente interessare ai cittadini; non chiediamoci poi cos’abbia allontanato il cittadino medio dalle vicende politiche del proprio paese.
Sapete della mia allergia alle modalità verticali di governo, non solo per la concezione elitista che le caratterizza, ma anche per un loro ormai inutile, seppur intrinseco, carattere anacronistico. Nell’era dell’interazione pubblico/privato come dogma, nell’era del decentramento, delle reti e della democrazia deliberativa, i comuni brianzoli - quelli che dovrebbero essere dotati di strumentazioni politiche tra le più avanzate e innovative - bazzicano ancora al PRG degli anni ’60 – regolarmente scavalcato - e alle arene chiuse e già decise.
Questa condizione che, in situazioni normali, dovrebbe essere comunemente insopportabile è, invece, resa appena accettabile da enormi quantitativi di anestetici e sostanze rincoglionenti di massa.
Guardando alle cose con lucidità: ad una riunione di tre comuni sulla pratica sportiva non sarebbe opportuno far partecipare gestori di strutture, rappresentanti di squadre di calcio, ciclismo ec? Alla riunione di tre amministrazioni sul tema della scuola, non sarebbe opportuno far partecipare coloro che saranno i diretti interessati delle decisioni politiche prese in merito? Non sarebbe addirittura produttivo e semplificante affiancarsi a persone competenti per compiere scelte adeguate?
C’è da chiedersi il perché – al 2008 - non siano ancora previste forme partecipative riservate almeno a quelle associazioni e gruppi che si interessano direttamente di precisi aspetti del territorio, del comune, della sua popolazione. C’è da chiedersi il perché di amministratori ostinatamente (superficialmente) tuttofare che si devono invariabilmente sostituire nelle decisioni ai soggetti con maggiori competenze. E, infine, se non sia il destino di un paese civile quello di aprire le attività amministrative ai gruppi e ai portatori d’interesse organizzati.
…E pensare che il nuovo PGT disporrà una fase partecipativa preliminare e obbligatoria alla stesura del disegno di piano. Chissà allora cosa si inventeranno i nostri notabili per dissuadere la popolazione da ogni intervento?
In ultima analisi, un gruppo che ha a cuore la difesa del territorio in Brianza oltre a rappresentare un’entità eretica rispetto al modus vivendi comune è uno spiacevole pungolo nel fianco delle giunte, un disturbo lieve, di fondo, che impedisce gli anelati sonni sereni. Nessun amministratore si augurerebbe in un momento delicato come quello che sta attraversando Casatenovo di trovare un gruppo che pensa/agisce nel territorio e magari riesce a far riflettere e a coinvolgere qualche privato cittadino.

h1

Dibattito sulla “Cultura dell’Avere” - Atto finale

14, Ottobre, 2007

 

“Cultura dell’avere - atto finale”. Ho voluto intitolare così questo ultimo post, non tanto perché in esso sia contenuta la vera risoluzione della discussione, né perché si sia giunti ad un’analisi esaustiva del problema discusso. L’interrogazione “Avere o Essere”, che da tempo divide e arrovella i pensieri di molti filosofi e pensatori, rimane salda al suo posto, trova la sua ultima trattazione dedicata nelle pagine di Frommiana memoria. Nessuno ha vinto, nessuno ha avuto ragione, tutti abbiamo perso. Non molto, un’opportunità, perché la discussione, avviata pubblicamente da Don Giorgio De Capitani, poteva portare ad un confronto costruttivo e, invece, è lentamente regredita ad uno stato di insulto frivolo, di chiacchiericcio un po’ bigotto, da bar.

In particolare negli ultimi due giorni, sull’onda del nuovo articolo pubblicato da Don Giorgio (qui) - articolo che prova a smascherare senza patemi la cosca di CL – un’ulteriore fervente esercito di commenti e repliche (di basso profilo e rari sprazzi di speranza e saggezza, vedi amanda o soldatoblu) ha assediato la casella di posta del noto giornale locale Merateonline.

Quindi, “atto finale” perché d’ora in poi non sembra più edificante, costruttivo o utile, riportare grossolani interventi che hanno perso qualsiasi barlume di ragione e che - in virtù di un’antipatia che nasce dal pregiudizio o dalla peggiore arroccatura politica - sparano a zero sugli interlocutori. La dimostrazione delle continue “incomprensioni intenzionali” è tanto più chiara in questo caso, davanti ad un prete criticato per avere avuto, una buona volta, l’onestà e il coraggio di attaccare – dall’interno della chiesa! - il settarismo ciellino, la sua etica che concilia, non senza contraddizioni, croce e mercato, valori e distruzione dei valori, profitto e gratuità.

Con questo intervento smettiamo di tenervi aggiornati su tale dibattito che avevamo significativamente intitolato “Dibattito sulla cultura dell’Avere”. Per chi volesse avere una sintesi di tutto quanto è accaduto prima di questi ultimi interventi, qui è possibile leggere gli interventi di cui avevamo dato conto in passato. Chiudiamo, sempre e comunque pronti a riprendere il discorso - basilare ed urgente - in altre sedi, o, nel caso in cui meritino la nostra attenzione, di nuovo dalle pagine meratesi.

Riporto questa volta gli interventi più vecchi partendo dall’alto. Iniziamo dall’articolo che ha creato scompiglio, Don Giorgio su CL, ovvero , la verità fa male.

 

Read the rest of this entry ?

h1

“Cultura dell’Avere” / Atto III

27, Settembre, 2007

 

Prosegue l’ormai quotidiano dibattito attorno al tema “La cultura dell’Avere” a cui, nei giorni scorsi, abbiamo in qualche modo preso parte anche noi.

E’ tempo quindi di fare un riassunto. Il dibattito, rispetto alla portata valoriale del messaggio di Don Giorgio, nasce da ragioni meschine, legate a posizioni partitiche precostituite o alle famose “incomprensioni intenzionali” che abbiamo già sottolineato. Don Giorgio chiama spesso in causa dal pulpito e dal suo cliccatissimo sito, Berlusconi, CL, Formigoni e la Compagnia delle opere, sostendendo che il valore simbolico di Berlusconi sia la miglior pubblicità possibile ad uno stile di vita arrivista e spregiudicato e che la compagnia di Formigoni e CL siano quanto di più distante dall’etica cristiana ci possa essere. Apriti cielo! i commenti, le mail, gli striscioni, gli articoli, di forzisti e ciellini indignati, si sono riversati su siti e giornali della provincia e, in qualche caso, anche oltre i confini provinciali.

Il dibattito centrale - e come poteva essere altrimenti? - si è snodato soprattutto su Merateonline.it, il giornale on line più letto della provincia di Lecco. Nel passare del tempo, ad argomenti nati da una pura disquisizione attorno ai valori dell’Essere e dell’Avere, discussione di Frommiana memoria, si sono lentamente sostituiti commenti partitici e gratuiti dallo stile molto calcistico. Una raccolta storica di interventi potete rintracciarla direttamente sul sito di Don Giorgio DeCapitani, qui e qui. La discussione più recente la potete trovare anche su questo sito, precisamente qui.

In questi ultimi tre giorni si è sviluppata una discussione nella discussione, riguardo il pagamento di una piccola quota per l’iscrizione dei figli al Catechismo, quota che peraltro, ci tiene a sottolineare Don Giorgio, non è mai stata richiesta nella parrocchia di Monte di Rovagnate da lui gestita. Un concittadino di Casatenovo, infine, tenta ancora una volta di risollevare le sorti di una discussione che si perde spesso nel vuoto; ci tenta con un intervento condivisibile e acuto in diverse sue parti.

 

 

Don Giorgio e Alfio Sironi: due luci nella notte

Don Giorgio e Alfio Sironi sono due luci nella notte, spero non due meteore, alle quali è difficile non rispondere, magari in silenzio, ma “con il cuore”. Altri rispondono a Grillo, altri alla nascita del PD, e via calando, ma c’è un abisso di qualità tra chi fa della cultura un atto di autentica testimonianza esistenziale e le masse che ne fanno oggetto di consumo, difficile ed elitario forse, ma pur sempre moda, corrente, punta avanzata, ma non troppo, di un modus vivendi “moderato”, che non molla la presa su un “ tenore di vita” che “non è in discussione”, all’americana.
L’argomento è vasto e cruciale, come giustamente si è sottolineato, perciò scelgo uno spunto che mi sembra particolarmente significativo: la politica con la “P” maiuscola, quella che ci manca da troppo tempo. Ma se siamo in democrazia, sia pure con la “d” minuscola, la politica siamo tutti noi, le masse. Così ci ricordano spesso i paladini dell’ideologia dell’avere: “Se la gente preferisce un delinquente ad un onesto, ha il diritto di fare liberamente la sua scelta”. A questo siamo arrivati, alla legittimazione del crimine sociale, nel paese che ha scoperto per primo la mafia ed ancora continua a declinarla nelle sue tante forme. In democrazia il popolo è sovrano, come nel libero mercato il prezzo è sovrano, entrambi fluttuano “ liberamente”, e la politica e l’economia sono al loro servizio.
Ecco, è proprio questo il baco di fondo della nostra cultura decadente, l’aver confuso la libertà con il condizionamento, la verità con l’ipocrisia di comodo. Come un investigatore cerca il movente per interpretare fatti altrimenti inspiegabili, così noi faremmo bene ad interrogarci su cosa veramente vogliamo, anche se è doloroso guardare al vuoto che avvolge la gabbia dorata che ci costruiamo quotidianamente attorno, sperando di farla sempre più ricca ed esclusiva, ad ogni costo. Invece i valori autentici sono là fuori, oltre le sbarre ed il vuoto da cui ci proteggono, che a ben vedere sono due forme della stessa sostanza. Non penso che siamo ciechi, siamo piuttosto condizionati, molto più di quanto non si voglia ammettere o ci si renda conto. Gli strumenti del condizionamento sono molteplici, noti e meno noti, e non ci lasciano mai soli, perchè impedirci di riflettere è la loro missione primaria. Questa è la battaglia moderna per la libertà. Quella che storicamente è sempre stata una lotta contro l’opressore esterno, oggi nei paesi “avanzati” come il nostro è diventata una lotta contro un opressore interno, inconscio, che ci ruba la nostra esistenza più autentica, per sostituirla con lo stereotipo del consumismo, fondato sull’avere. In un futuro da fantascienza, dove il denaro non avrà alcuna importanza, questo problema sarà superato, se mai ci arriveremo prima di autodistruggerci. Ma oggi è così, siamo tutti Pinocchi nel paese dei balocchi, su una gamma dimensionale senza limiti, sia verso il più grande che verso il più piccolo.
L’analisi dei fatti sociali è quasi infinita, si può partire da innumerevoli punti in base anche alla propria esperienza e conoscenza, traendone conseguenze analoghe ma non proprio uguali. Io ad esempio mi sto sempre più convincendo che la politica si è svuotata, come è ormai chiaro oltre ogni ragionevole dubbio, proprio diventando strumento subalterno di quest’economia, e questo è il motivo di fondo per il quale non è riformabile dal proprio interno, non ne avrà mai la forza.
La scienza economica ufficiale è artatamente noiosa e complessa, mentre invece i principi elementari del funzionamento del denaro, come strumento di scambio ed accumulazione, sono semplicissimi, si potrebbero insegnare nel ciclo primario della scuola, rendendo la politica monetaria un argomento popolare, la chiave di lettura di quest’epoca inquietante, fondata per l’appunto sul denaro. È una questione di “problem solving” molto banale, capire innanzitutto qual’è il nocciolo del problema. Poi le soluzioni verranno da sè, con la consapevolezza dei fatti, se il concetto di democrazia regge; ma fortunatamente deve reggere anche per le stesse logiche perverse di questo capitalismo piratesco, che ruba ai poveri per dare ai ricchi (i poveri devono essere tanti e tutti partecipativi ad un’economia che deve crescere indefinitamente, tranne quei diseredati che potrebbero ostacolare l’estrazione di materie prime, sfortunatamente abbondanti nella loro terra).
Sarebbe proprio bello, necessario, importante riuscire ad avviare un confronto vero su queste cose, per illuminare questo buio che altrimenti finirà per divorarci tutti, anime belle comprese.

Alberto Conti, Casatenovo


Don Giorgio: mai chiesto soldi per il catechismo

Chiedere soldi per avere la parola di Dio è blasfemo, chiedere un contributo per il costo del libro di catechismo è un`altra cosa. Comunque, non è il mio caso. Da undici anni che sono a Monte non ho mai chiesto una lira per i ragazzi del catechismo, anzi per le attività inerenti l`educazione dei ragazzi ho speso e sto spendendo migliaia e migliaia di euro. Sono convinto che il bilancio dell`oratorio deve sempre essere in rosso.


don Giorgio De Capitani, S. Ambrogio in Monte di Rovagnate (Lc)

 

Soldi per la catechesi? Non è certo cultura dell`avere!

Non è cultura dell`avere chiedere i soldi per il corso di catechesi. Ci sono delle spese che vanno affrontate per fornire ai bambini delle aule riscaldate e dei materiali. Non si dimentichi poi caro lettore che gli oratori spesso hanno a disposizione poco capitale e quindi hanno bisogno dell`aiuto di tutti noi per crescere adeguatamente i nostri figli. Si ricordi che l`importanza della ” colletta” ce l`ha insegnata lo stesso Gesù. Ci tengo a precisare che non sono un prete e non frequento l`ambiente oratorio e dico queste cose senza un diretto interesse.

Grazie!

Anonimo

Soldi per spese vive, non per la “Parola di Dio“

Cultura dell`avere!!! chiedere i soldi per l`iscrizione al CATECHISMO per i bambini delle elementari per AVERE in cambio la spiegazione della parola di DIO.
Complimenti: mi piacerebbe solo sapere chi si cela dietro questo illuminato contributo.
Probabilmente l`offerta che viene richiesta è una partecipazione alle spese vive, dispense, opuscoli ecc.

Troppo difficile da capire?

Ancora complimenti!

Giuseppe

 

Soldi in cambio della “parola di Dio“

Cultura dell`avere!!! chiedere i soldi per l`iscrizione al CATECHISMO per i bambini delle elementari per AVERE in cambio la spiegazione della parola di DIO.
Grazie dello spazio.

Saluti

Anonimo

h1

Prosegue il dibattito/ Parte II

25, Settembre, 2007

 

I prossimi giorni si annunciano roventi. Il dibattito continua e continua come se nulla fosse stato detto, senza dare il minimo ascolto al mio intervento dei giorni scorsi. Le parole internettiane volano, sfumano in pochi giorni. Le mie domande sono state dimenticate, ordinatamente ripiegate e riposte nell’archivio digitale meratese. In qualche caso, alcuni hanno definito il mio intervento persino “intellettuale e di sinistra”. Se citare un libro significa essere intellettuali e per giunta, intellettuali di sinistra, diavolo!, i libri sono nelle mani di una casta di eletti e noi siamo l’incarnazione di un modello sociale veramente alla frutta.

Ancora una volta risponde Marco Maggioni, ancora una volta non vuole leggere le parole di Don Giorgio DeCapitani come un monito, preferendogli la definizione di “accusa”.

Il dibattito quindi prosegue incurante com’era iniziato e più che un confronto civile sembra una partita di calcio. E se proprio partita dev’essere, saprei anche da che parte stare.

 

 

Noi giovani, non tutti omologati

Caro Don Giorgio…

Prima di tutto la “coglioneria berlusconiana” se la può tenere per se, vista l`ossessione maniacale che ha verso il sig. Berlusconi. Dovrebbe smetterla di appiccicare a sproposito etichette alle persone, anche perchè spesso le formula in maniera d insulto, il che non è per nulla gradito. Comunque non ci siamo! Noi giovani non siamo tutti pezzenti e marionette, e se questa è la considerazione che lei ha di noi allora non sa vedere a un palmo dal suo naso! Se lei cerca nei raduni mondiali o nazionali i giovani che si impegnano
nella società (civile o religiosa che sia) allora proprio non ci siamo.

Certo sono momenti di aggregazione straordinaria, hanno un forte impatto emotivo e, soprattutto mediatico, ma non rispecchia la verità. Forse i numeri saranno decisamente inferiori, ma se lei provasse a guadarsi attorno vedrebbe una realtà ben diversa da quella che lei dipinge. E` mai stato a “Manifesta”? Ha idea di cosa sia “Manifesta”?

Ha mai dato un`occhiata all`interno delle case di riposo, dei doposcuola comunali, delle strutture di accoglienza per ragazzi con problemi psico-motori, delle corsie di un ospedale, delle ambulanze, delle sezioni giovanili dei patiti? Quando lo farà troverà, con sorpresa, un gran numero di giovani che spendono
il proprio tempo nel volontariato… a meno che lei non voglia, e non riesca, a negare anche questo!

Non siamo tutti stronzi, sa? Molti di noi si danno da fare perchè credono in qualcosa o in Qualcuno, o semplicemente perchè crediamo che il mondo si possa migliorare anche con piccole cose.

Conosce il detto “l`acqua cheta fa crollare i ponti”? Forse la colpa di chi, come me, si impegna nel volontariato e nel servizio è quella di non cercare visibilità, di non creare clamore e di esser poco ” telegenici”, pazienza. Non è la visibilità quella che cerchiamo. Il suo invito alla ribellione, a “metter paura al potere” mi fa rabbrividire!
Sono parole che non esiterei a definire di stampo terroristico. Se questo è il suo punto di vista (che io rispetto, a differenza del suo disprezzo generalizzato su ogni opinione diversa dalla sua) allora forse è il
caso che mediti sulla figura di S. Francesco d`Assisi: un giovane che ha cambiato la Chiesa da dentro, non proponendosi come antitesi, ma come modello. Senza clamore e senza rivoluzioni.

Da ultimo, visto che sul suo sito lei non risponde ai messagi che riceve, io aspetto ancora una risposta alla mail pubblicata su merateonline in data 29/08/2007 e sul suo sito nella rubrica “prima pagina” in data 29/08/2007, nella quale rispondevo (come da lei richiesto) agli argomenti da lei sollecitati. Non mi dica che l`ho fatta restare senza parole!!


Maggioni Marco (25-9-2007)

 

 

Avanti Don Giorgio

Alla redazione di merateonline, voglio dare tutto il mio sostegno a don Giorgio riguardo le discussioni sul tema: “La cultura dell’avere”, con la semplice frase sotto riportata.
Cultura dell’avere: AVANTI don GIORGIO, ORA o mai più.

 

Gianni Fumagalli (25-9-2007)

h1

Prosegue il dibattito sulla “cultura dell’Avere”

24, Settembre, 2007

 

Prosegue il dibattito avviato da Don Giorgio DeCapitani nello spazio “Mail” dell’ormai celebre sito di informazione, politica e cultura della provincia di Lecco “Merateonline.it”.

Riporto di seguito le prime reazioni al mio intevento dei giorni scorsi (che potete leggere qui), intervento che voleva risollevare i toni di un dibattito ridotto ad una specie di siparietto politico molto molto simile a quelli provenienti ogni giorno da Roma. Le reazioni come vedrete sono disparate, ad alcuni il messaggio è in qualche modo arrivato ad altri no, ma è forse più corretto parlare di “incomprensioni intenzionali”.

In questi primi interventi nessuno ha risposto alle domande che avevo avanzato nel mio lungo articolo, se non in modo parziale, ed anzi si è tentato di ributtare la discussione sul piano partitico. Quel che più fà specie è che ogni qualvolta si tenti di alzare minimamente il livello, si finisce col ricevere titoli piuttosto gratuiti. La situazione così è quella di una totale paralisi intellettuale.

 

 

Sulle tesi di Don Giorgio ed altri

Ho letto con interesse l’intervento di Alfio Sironi.. Lucido e chiaro . Massimalista ma puntuale. Posso non condividerne alcuni passi, ma il fatto stesso che egli trascenda i singoli per guardare come va la nostra civiltà globale (e globalizzata) rende il suo scritto onesto e non partigiano. Non condivido dicevo il definire la nostra epoca come “tendente al peggio” .In realtà nel `600, per fare un esempio, i “poveri” erano più poveri di oggi , ma i ricchi, che erano in percentuale meno di oggi, non avevano molto di più a parte il cibo e le carrozze e i vestiti. Intendo: i confort della civiltà odierna non esistevano per ambo i ceti sociali, mentre oggi la percentuale di chi se li può permettere è infinitamente più alta anche tra i meno abbienti : e le nazioni in via di sviluppo, allora, erano solo una risorsa di materie prime, schiavi compresi, e per nulla oggetto di statistiche. E vogliamo parlare dello status nella società della donna nei secoli passati , sia che fosse di ceti alti che bassi ?? Clotilde, la figlia di Vittorio Emanuele II fu obbligata forzatamente a sposare Gerolamo Napoleone ed era il 1859, non il medioevo!

La società equa e giusta è mai esistita e mai verrà ?? ? Per nulla, perché questa è la nostra natura. Il futuro potrà essere un poco peggio o speriamo un poco meglio: ma non sarà mai l`Arcadia utopistica. Ben vengano i tentativi filantropici fraternizzanti, ma ricordiamo che se l’orso può farsi accarezzare un giorno da S. Romedio, il resto dell`anno azzannerà gli esploratori incauti , perché questa è la sua natura.. L’uomo è così, non per nulla 8 comandamenti su 10 sono restrittivi e su 613 Mitzvot ebraici ben 365 sono proibizioni: l`uomo tende al peggio. Facciamocene una ragione.

A parte questo mi pare una bellissima analisi del come porre i problemi , di come il paradigma esistenziale venga messo a nudo aprioristicamente , senza alibi né “j`accuse”, senza salire in cattedra né chiamarsi al di sopra del mondo (marcio ??) in cui siamo immersi .

Invece ora mi rivolgo ai vari Luca Maggioni, Andrea Robbiati ecc, insomma a tutti coloro che hanno civilmente detto la loro opinione in un democratico contraddittorio e sono stati immancabilmente villanzonati da una tonaca che ha trovato nelle pagine di merateonline un amplificatore dei suoi sproloqui. Io a costui non mi rivolgo ( più ); mi ha già vilipeso una volta , come ” ignorante” e ne ho riso! Altrimenti, ad esempio, gli consiglierei di leggersi il colloquio tra Messori e Mondadori (non due atei, bensì un lecca-altari e un convertito ) soprattutto quando parlano del “denaro nei vangeli ” e di certi pauperisti populisti che stravolgono le vere parole attribuite a Gesù. Nulla tale lettura gli direbbe, ma almeno non villanzonerebbe anche Leonardo Mondadori, visto che nel frattempo è morto !
Ebbene cari signori, ebbene cari lettori di questo blog, quando vi accorgerete che rispondere a certe frasi offensive e provocatorie, a certi sermoni qualunquisti sgranati da chi probabilmente fu posteggiato in una frazione perché non facesse danni, non fa che giocare al suo gioco??? Che chiosi pure, ma il rispondere è una trappola !!

Mi immagino il suo sfregarsi le mani appena legge che qualcuno dice la sua osando contraddire il novello Savonarola (e anche Torquemada è adatto, caro Robbiani, ma mai Don Chisciotte, quello aveva amore nelle sue vene).Si getta con i suoi sermoni deliranti in un certamente in cui può solo vincere ( chi può contraddire chi parla dal pulpito??) Codesti sermoni, affidati al web, allietano la nostra monotonia quotidiana. Perchè involontariamente diventa un buffo e patetico giullare di ideologie pregne di ingiurie e contrarie a quell`amore che dovrebbe predicare urbi et orbis invece di gridare: Fuori i ricchi dalla mia (??) chiesa !! Parimenti ne è felice Alberico Fumagalli: più la vis polemica infuria, più Merateonline acquista notorietà e sponsor.

Per terminare, vi voglio allietare con un tuffo storico. Quando sento di un ecclesiastico che viene. dal Monte , mi ricordo per assonanza ( Absit iniuria verbis ) di tale Giovanni Maria Ciocchi dal Monte ( papa Giulio III ) .

Costui condusse inizialmente una guerra al nepotismo e al dilagante malcostume dei ricchi potenti e prepotenti dentro e fuori dalla Chiesa ; negò con severità la porpora a Pietro Aretino solo perché era un “chiacchierone” ( carino il suo epitaffio: ” qui giace L Aretin Poeta Tosco. Di tutti parlò mal fuorché di Cristo , scusandosi col dir ” non lo conosco “!! ) . Eppure ad un certo punto il neo eletto papa incontrò un bel giovane diciassettenne, guardiano di scimmie, e lo “adottò” seduta stante come nipotino . Lo fece cardinale prima e, tra la disapprovazione generale ” secretarius intimus” poi ! (I protestanti misero impudicamente in evidenza i veri pregi del giovane Innocenzo e i veri motivi dell`investitura !!) Nel 1551 questo Del Monte, alla faccia degli inviti alla parsimonia ad austerità con cui si era fatto strada nelle gerarchie, si fece costruire sulla Via Flaminia una Villa in cui egli potè dar sfoggio di lusso e sfarzo tali da sconvolgere il concetto di decenza ecclesiastica. Internamente, la villa venne sontuosamente decorata con affreschi, stucchi, marmi policromi e putti che giocano con i rispettivi genitali…Per la cronaca nel 1560 il bell` Innocenzo, il venticinquenne cardinale, fu imprigionato per aver infilzato a fil di spada due cittadini che lo avevano ingiuriato: lo ” zio ” era morto ed egli rimase senza immunità- Il Potere sia Laico che religioso è lastricato nei secoli di episodi di tal fatta . Della serie predico bene e poi ( al potere) faccio quello che mi pare, tanto cara ai Grillo e ai Cola di Rienzo , ai politici ipocriti ma in fondo confessiamolo a tutti noi (me compreso) che siamo dei fragili esseri umani a cominciare dal vigile arrogante che ti insulta solo perché porta una divisa Meno male che ogni duemila anni spunta un (semi)dio perfetto che ci indica la Via : una volta a Betlemme, una volta in Brianza ecc. E` un periodo triste nel mondo e pertanto attendo con impazienza i suoi fulmini su di me e sul mio scritto ( peraltro non rivolto a lui ) per allietarmi per qualche minuto. Anzi . inizio a sorridere già fin d`ora !!

 

GA Castelfranchi (25-9-2007)

 

 

Cultura dell’Avere: e le guide morali?

La lettera del signor Alfio Sironi e’ condivisibile in molte sue parti anche dove cerca di rendere aulico e profondo il pensiero di Don Giorgio. Condivido che questa e’ una societa’ dell’avere piuttosto che dell’essere ma chi ci ha portato a questa situazione ? Io non sono uomo di letture impegnate, come il sig Alfio, e nemmeno uomo di cultura, come Don Giorgio, ma credo che questa situazione e’ frutto di decenni di cultura dell’avere, e se il diavolo Berlusconi, con tutti i coglioncini diavolini che lo seguono, ha trovato terreno fertile un motivo ci sara’.
Forse chi doveva essere guida morale, Chiesa e Istituzioni, ha abdicato al suo ruolo, e lasciato ad altri, televisione, campo aperto per dare nuovi esempi di vita e visto che questi erano piu’ facili e divertenti da seguire che quelli proposti fino ad allora la gente li ha accettati di buon grado ed ha cercato di farli suoi.
La chiesa che Don Giorgio rappresenta non e’ da meno nella cultura dell’avere, non mi ricordo che si sia spogliata di propri beni da donare a chi ne ha bisogno, anzi e’ sempre alla ricerca di sostegno per essa stessa, vedi 8permille, con campagne pubblicitarie su tv, giornali, internet. Le Istituzioni non hanno brillato negli ultimi anni per serieta’ e rettitudine morale, quindi non sono state un buon esempio, ma queste istituzioni sono colorate, dal nero pece al rosso sangue e non hanno solo il colore dell’azzurro che Don Giorgio tanto odia e vede come il fumo agli occhi. Signor Alfio lei ha cercato di far capire a noi, popolo imbecille e coglione che votiamo destra, che il pensiero di Don Giorgio e’ piu’ alto, dobbiamo guardare la luna non il dito, mi spiace deluderla ma e’ lei che per la gioia di vedere la luna non ha visto il dito. Infatti l’ultima lettera di Don Giorgio e’ un inno al dito e non alla luna.
E’ un elogio per il nuovo “ Gesu’ Cristo “, il comico che si e’ scoperto censore, con i milioni in banca, Don Giorgio lui e’ essere o avere ?, e un nuovo atto di accusa contro chi ormai sappiamo gia’. Signor Alfio si prepari alle prossime elezioni avra’ difficolta’ nello scegliere a chi dare il proprio voto, se ai suoi soliti politici di centrosinistra o se al novello “ Signore “ accompagnato dal suo fedele Discepolo Don Giorgio. Questo sara’ il mio ultimo intervento sulle lettere di Don Giorgio, evitero’ di leggerle cosi’ la mia pressione rimarrà nelle soglie per la sopravvivenza, ma mi piacerebbe che un sermone mediatico di Don Giorgio parlasse di amore, tolleranza e comprensione, invece di essere un fiume di parole di odio.

 

Luca Maggioni 24-09-2007

 

 

Insegnamo ai figli che è meglio essere che avere

Sono molto grato ad Alfio Sironi per aver saputo dare un colpo d`ala ad un botta e risposta che ha imbrattato le pagine del vostro (nostro) giornale : era ora di mettere la parola fine ad un tiramolla che non faceva onore a nessuno,tanto meno ad un “ministro di Dio”.

Vorrei porre l`accento su questo aspetto del problema : il continuare a battere e ribattere spesso è controproducente . In realtà, ma nessuno ha osato dirlo, forse siamo stufi che una persona, per quanto valida, si permetta di sindacare su tutto e su tutti pensando di avere il dono della onniscienza !

Ricordiamoci che i tempi del sapere enciclopedico sono finiti da un po`: la “Summa teologica ” è di San Tommaso non dei giorni nostri !

Ed il voler ridurre la complessità di un iter educativo per insegnare una cultura dell`essere e non quella dell`avere , ad un misero dibattito politico, mi sembra sinceramente che si riduca ad uno sterile urlare contro i lupi… che ci sono da ambedue gli schieramenti . Forse sarebbe meglio incominciare,senza tante urla,ma sommessamente,ad insegnare ai nostri figli,e per riflesso a noi stessi,una filosofia/teologia spicciola dove entri sempre più la concezione cheè meglio essere che avere . La si può praticare in tante piccole cose che denotano però una idea di fondo : siamo su questo mondo non per prevalere su l`altro ,ma per servirlo a trovare Dio (la pace,la serenità, l`amore).

La politica giusta , sia di destra o di sinistra, arriverà di conseguenza, senza imposizioni.

Per giungere a far questo è indispensabile che arriviamo ad essere : basterebbe fermarci ogni tanto a “pensare”(da dove veniamo,dove andiamo,perchè ci agitiamo ecc,) smettendo di “fare” (correre,urlare ecc,). Una volta si diceva che “bonum difusivum suum”,forse ce ne siamo dimenticati.

 

Leonardo 23-9-2007

 

 

Denaro & Potere: binomio letale

Gentile Direttore,

approfitto dell`uscita in questi giorni di un libro “illuminante” sulle COOP, per fare una piccola riflessione. Ho letto in questi mesi lettere pubblicate sul vostro sito, in cui si prendevano di mira l`una o l`altra parte politica in nome di ideali laici ed evangelici. Pur non condividendone il tono, mi sono spesso trovato d`accordo con le riflessioni di fondo di Don Giorgio De Capitani, di cui però non condivido molto l`appellativo “Sinistra Evangelica” preferendogli “Cristianità”, in quanto credo che il messaggi di Cristo non sia di destra o di sinistra, ma trasversale (se mi permette l`abuso).

Ho avuto occasione di passare gran parte della mia vita in una città, provincia e regione amministrati dalla sinistra, ripensando a quegli anni mi viene da pensare che il “dio denaro” e il suo collega “potere” non hanno una preferenza politica, dove sono presenti portano gli uomini a scordare il messaggio cristiano (o laicamente parlando il precetto etico) del rispetto dell`uomo.

Per quanto riguarda la mia esperienza “emiliana” parlo di posti di lavoro ottenuti solo dietro presentazione di tessere di partito, di terreni espropriati e magicamente divenuti edificabili, di stabili ristrutturati a spese del comune in cui il bagno dai rubinetti d`oro dell`assessore si affaccia alla cucina senza allacciamenti dell`appartamento destinato alle famiglie in difficoltà.

E ancora di faraoniche sedi di cooperative ai cui piani alti siedono i ” trombati” dalla politica ma della opportuna fazione politica, di aziende penalizzate perché non “opportunamente sindacalizzate”, di associazioni nate per il servizio agli ultimi che diventano miniere d`oro per i, pochi, ” primi”.

Il tutto accompagnato dalla diffidenza verso ogni persona nuova che tentava di affacciarsi nel mondo pubblico, sociale o imprenditoriale (ma di questo sono maestri anche molti politici locali ).

Cordiali saluti

P.S. : Grillo… con toni più pacati sarebbe condivisibile in toto, con le attuali esagerazioni diventa solo un`esasperazione di un sentire comune, ma quanto di questo messaggio rischia di risolversi in semplice rabbia urlata fine a se stessa?

 

Senza firma 23-09-2007

h1

Intervengo nel dibattito sulla cultura dell’Avere

19, Settembre, 2007

 

di Alfo (già apparso su merateonline.it)

 

Riprendendo e integrando l’articolo già presentato, sulla Bolivia, intervengo nel dibattito tra Don Giorgio DeCapitani e diversi cittadini della provincia attorno al tema: “La cultura dell’Avere”.

 

Vorrei aprire una meta-discussione, una “discussione” sulla discussione in atto tra Don Giorgio DeCapitani e diversi cittadini, attorno alla “cultura dell’Avere”. Mi pare opportuno infatti rivedere i termini della questione che, dopo l’ultimo intervento del Sig. Luca Maggioni, si sta riducendo a un ripetitivo batti e ribatti, vuoto e sempre uguale a se stesso. Luca Maggioni è infatti l’ennesima persona che accusa Don Giorgio per i riferimenti espliciti che inserisce nei suoi scritti, ne critica ancora una volta la forma, senza capirne, o quanto meno ignorandone intenzionalmente, i contenuti, ai quali invero non fa riferimento.

Questa, riguardo la “cultura dell’Avere”, è una discussione fondamentale per il nostro tempo, un momento storico che da più parti da segno di essere malato e in cui è cruciale iniziare a preoccuparsi della sua salute, a interrogarsi sul suo stato.

La cosa che fa più impressione del nostro vivere quotidiano è proprio l’assenza di interrogazione. La società è avvolta in quello che Pierre Bordieu per primo definì “pensiero unico”, è una società che ha smesso di interrogarsi su se stessa, di mettersi in discussione. Il consumo di luoghi, cibi, oggetti, libri, immagini, sesso, sembrano aver relegato il pensiero critico all’attività di pochi individui “un po’ strani”. Questo modus vivendi è, logicamente, gravido di conseguenze e mai come ora pare il momento di riflettere: una società che non si pone più dubbi è come un uomo che non ripensa se stesso, è un gruppo sociale moralmente morto, è una società che vede spirare la propria anima collettiva. Di questo parere sono molti dei più importanti pensatori contemporanei, Bauman, Castoriadis, Virilio, solo per citare i più recenti, solo per dire che, le su esposte, non sono idee di un folle.

Avviare una seria discussione riguardo all’attuale modello sociale e agli effetti che esso crea nella vita dei singoli individui è perciò fondamentale, ma occorre elevare il livello della discussione ad un piano Politico con la “p” maiuscola, senza proporre un continuo attacco e una altrettanto pervicace difesa all’immagine di un uomo.

Don Giorgio utilizza spesso la metafora di Berlusconi come immagine sociale della cultura dell’avere - non una cattiva metafora, a par di chi scrive. Questa è per molti una modalità opinabile di interpretare il ruolo di ministro di Cristo e attorno a questo punto è finora ruotata tutta la discussione presente sul sito.

Ma se parlassimo per una volta di contenuti, che ci piaccia o no, la metafora adoperata da Don Giorgio, come ogni altra metafora, deve rimandare ad altro, non ha valore di per sé, ma è allegoria di una cultura. Mai come in questo caso ritorna valido un celebre detto, mai come nel caso delle parole di Don Giorgio bisognerebbe andare oltre, guardare alla luna e non al dito. Non è importante disaminare come sia il dito di Don Giorgio, tozzo, magro, teso o nervoso, ma comprendere la direzione che esso ci indica. E’ necessario andare oltre l’immagine di Berlusconi e Formigoni - che, ripeto, possono essere vittime di una modalità sbagliata di comunicare un concetto, ma sono mezzi e non fini! - e cercare di cogliere il messaggio che si vuole trasmettere tramite questi esempi.

Sarebbe opportuno perciò sfruttare le provocatorie riflessioni di Don Giorgio in modo realmente costruttivo, cercando di rispondere veramente alla domanda che ci pone. Quanta importanza ha l’attuale modello sociale, basato sull’egoismo, la scarsa attenzione all’altro e non particolarmente incline al rispetto delle regole, con la decadenza della società contemporanea? Quanto conta l’adesione ad un determinato sistema socio-economico nella formazione e nel comportamento dell’individuo?

Insomma, secondo Don Giorgio - parafraso spero senza banalizzare troppo - l’attuale società vive un momento di decadenza perché è proiettata all’inseguimento di fatui miti quali soldi e potere e, né dalla famiglia né dalle altre agenzie di valori, sembra pervenire alcun tipo di nota critica rispetto a tale modello. Anzi, competizione, individualismo e sospetto dell’Atro, soprattutto se più debole - quando non sostituite da una totale assenza di valori e dal rimbecillimento - sono le parole chiavi su cui si formano le personalità degli strati sociali più giovani.

Tale visione è sbagliata? È scorretta? Esistono, secondo voi, altri motivi maggiormente plausibili per giustificare l’attuale assenza di etica? Oppure trovate che, l’attuale, sia un periodo florido della civiltà umana?

Ecco, confrontiamoci su questi temi, andando oltre le facce e gli schieramenti precostituiti, cogliamo le riflessioni di Don Giorgio come punto di partenza per costruire un serio dialogo, senza il solito batti e ribatti sui modi e le forme – peraltro importanti - parliamo di contenuti!

Di par mio credo che Don Giorgio faccia spesso analisi piuttosto lucide e raffinate sull’uomo moderno e la sua società. Che il modello sociale tardo-capitalista, che si fonda sulla cultura del potere e dell’egoismo, sia una delle principali cause della cattiva salute di questa società è innegabile, lo è ancor più oggi, in questi tempi di galoppante globalizzazione, in cui l’economia rivendica un primato certo sulla politica e sull’etica. Come si dice: “gli affari sono affari” vero?

Basta guardarsi attorno per cogliere i preoccupanti segni dei vuoti di valori che ci accompagnano lungo il quotidiano cammino, e se ciò non fosse sufficiente basterebbe scorrere velocemente i dati fornitici dai più importanti organi sovranazionali, come FAO, ONU e UNICEF, che evidenziano in modo fin troppo chiaro che qualcosa in questo nostro mondo non funziona a dovere.

Solo per fare qualche esempio: quarant’anni fa il reddito del 5% più ricco della popolazione mondiale era 30 volte superiore al reddito del 5% più povero, dieci anni fa lo stesso rapporto era di 60 a 1, ad oggi la ratio è di 114 a 1, cioè il 5% della terra più ricco ha un reddito di centoquattordici volte superiore rispetto a quello del 5% più povero. Le 500 persone più ricche della terra posseggono da sole un reddito che è pari alla somma dei redditi del 50% più povero del pianeta. Mentre noi stiamo scegliendo se iscrivere nostro figlio alla scuola pubblica o a quella privata, ad una scuola gestita da religiosi o a un istituto “laico”, 100 milioni di bambini nel mondo non hanno alcun accesso a nessun tipo di istruzione e sono paradossalmente di più, 400 milioni, i bambini che non hanno accesso all’acqua potabile. Sono complessivamente 1 miliardo le persone che non hanno a disposizione acqua sufficiente a dissetare le proprie comunità. 2,6 miliardi di persone non sanno cosa siano i servizi sanitari. Sono quasi un miliardo le persone malnutrite e la grande maggioranza di esse, secondo i dati FAO, vive in paesi in via di sviluppo, che rappresentano il 95% (798 milioni) di tali persone; 34 milioni di persone nei paesi in via di transizione e 10 milioni in paesi industrializzati, sono stimate come sottoalimentate.

E’ difficile vivere con serena coscienza, pensando che tutto sia a posto, alla luce di questi dati, e a tal proposito mi viene in mente un piccolo libricino, del già citato Zygmunt Bauman, che ho da poco finito di leggere, e che consiglierei a tutti (s’intitola “Homo Consumens”, Edizioni Erickson), in cui il pensatore polacco illustra in modo molto chiaro e diretto come l’uomo occidentale-moderno preso dal suo produrre/consumare (bruciare/sciupare), sia ormai totalmente narcotizzato nella sua percezione dell’altro da sé, abbia cancellato dalla sua coscienza sociale la responsabilità nei confronti di ciò che non è tra i suoi privati e legittimi interessi, o tra quelli della sua comunità, del suo partito, della sua cerchia. L’uomo ha dimenticato l’altro, ci avverte Bauman, e dimenticando l’Altro ha consegnato il proprio senso di responsabilità e cooperazione ad una economia individualista, l’economia del proprio interesse sopra ogni cosa, rinunciando con esso ai mattoni con cui costruire una società più equa e giusta.

A voi la parola.

h1

I Pokemon, i bambini e l’ambiente

13, Luglio, 2007

-

di Luca Canova

-

Ieri, andando a scuola, mio figlio ha osservato uno splendido esemplare di Eevee saltellare fra le fronde di un Sudowodoo secolare. Per qualche minuto l’Eevee e’ rimasto posato presso un frutto poi, attivato il magneton, e’ sceso a terra ingaggiando una zuffa con un Crullan. Ragione della disputa? La possibilita’ di cibarsi di un ricco Zoorestan formato da un centinaio di Crumulon.
A questo punto il lettore e’ autorizzato a credere che mi abbia dato di volta il cervello. Ma cosi’ non e’ anche se, per fortuna, nessuno fra noi ha ancora incrociato Pokemon durante le passeggiate quotidiane.

I Pokemon sono un gruppo di mostriciattoli colorati, casinisti e di rara antipatia. Inventati nella seconda meta’ degli anni ’90 da Satoshi Tajiri sono diventati un must per i nostri figli i quali riservano quote elevate delle paghette settimanali all’acquisto delle relative figurine. Sotto il profilo sistematico sono costituiti da una miscellanea di organi e strutture, le cui forme sono sì originariamente presenti in natura, ma hanno assunto funzioni e potenziali tipici di macchine ad alta tecnologia.

I Pokemon rappresentano le componenti post-biotiche di quegli ecosistemi artificiali tanto cari a P. Dick e preconizzano un futuro nel quale i confini fra natura e cultura sono stati abbattuti e animali, piante, raggi cosmici e scudi spaziali si fondono in un marasma tanto variegato quanto agghiacciante.
Praticamente degli OGM del futuro.

Ebbene, una ricerca pubblicata nel 2002 su Science ha dimostrato sperimentalmente che i giovani scolari inglesi tendono a riconoscere con maggior facilita’ i Pokemon rispetto alla fauna e alla flora naturale. Tale abilita’ aumenta con l’eta’ e, all’inizio di quella scolare, i bambini sono in grado di riconoscere esattamente l’80% dei Pokemon mostrati loro dai ricercatori, mentre la percentale di errata identificazione di uccelli, mammiferi e piante naturali e’ pari a circa il 50%.

Che significa tutto questo?

In primo luogo che i bambini, anche nella biofila Albione, sono completamente isolati rispetto agli elementi naturali e che la loro capacita’ cognitiva viene indirizzata piu’ facilmente verso un mondo artificiale e inesistente rispetto a quello, reale e naturale, in cui vivono.
Seconda e ovvia conseguenza: i bimbi tendono a prendersi cura e a interessarsi di cio’ che conoscono. Quindi la mancata conoscenza di animali e piante determinera’, nei futuri adulti, il disinteresse rispetto ai problemi ambientali.

Terzo e penultimo aspetto: la proiezione dell’interesse sui Pokemon e’ facilitato dall’allentarsi dei legami fra uomo e natura, a sua volta determinato dall’inurbamento della popolazione. Dal momento che le popolazioni inurbate aumentano di 160.000 individui al giorno (fonte: World Resources 2000-2001, Elsevier Science, Oxford 2000) e’ facile comprendere quale grado di sensibilita’ ambientale potremo aspettarci in futuro.

Conclusione. I Pokemon aprono uno scorcio su un futuro in cui gli elementi naturali (ambiente fisico, fauna e flora) saranno considerati sempre piu’ estranei e separati dall’uomo e dalla sua storia evolutiva. In quanto estraneo, questo mondo naturale fatto di foreste e paludi ma anche di campi e testimonianze della nostra storia, potra’ essere trasformato e alterato a piacimento e senza opposizione. Una distruzione accompagnata dal silenzio assordante dei piu’.
E dal sorriso beffardo di Pikachu.

-

-