
Ragioni di un blog
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Parlando con i ragazzini dell’oratorio, del comune, della scuola vicino a casa, ci si accorge ben presto che noi, noi generazione degli anni ‘80, siamo una generazione di mezzo, siamo l’ultima generazione statica/solida prima dell’apertura, nella sua massima ampiezza, al periodo proteiforme del post-moderno. Noi abbiamo acquisito il cellulare, il personal computer, internet, e quant’altro solo in tarda età. Siamo la generazione di mezzo, quelli che usano gli strumenti pur non avendoli internalizzati, avendone fatto una conoscenza matura, o più matura dell’odierno.
Ogni ragazzino surmoderno invece cresce e si forma, oltre che nel giardino di casa, quand’ora ce l’abbia, per metà nelle rete, vive dimezzato tra il fluido etere internettiano e una realtà liquida e altrettanto incasinata. Chissà di quali strane conseguenze è gravido questo modo di crescere. Tutti hanno un blog, un sito, uno space, tutti! e nessuno di questi viene letto da nessuno. La sovrabbondanza di comunicazione equivale alla rinuncia alla comunicazione, è come una moltitudine di suoni che si fanno rumore, e nel rumore, massa indistinta. Come mille lingue di fuoco, ognuna appariscente e fosforica all’ennesima potenza, che si fondono e si confondono in un dialetto informatico incomprensibile e glocale.
Alla luce di queste considerazioni mi chiederete, e me lo chiedo anch’io, il perchè di un ennesimo blog, la motivazione che mi spinge a perseverare con questo sito che come un filo di paglia si appoggerà e confonderà nel covone del “World Wild West”.
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Tutto nacque inizialmente da un piccolo blog tutto nero, aperto per svolgere la funzione di memoria decentrata e affidata all’insostenibile leggerezza della rete. Ricordare tutte le mie elucubrazioni (e sono moltissime), i miei articoli, temi, racconti e degeneri vari, sarebbe stato decisamente atroce per il mio piccolo piccì e troppo poco fruibile al momento di una eventuale ricerca nelle mie vacillanti memorie. Così ecco il primo blog, La Tana dell’Elfo, oggi congelato e notevolmente ridimensionato, in un cantuccio dell’universo artificiale. Lentamente è nata l’esigenza di rendere più fruibile l’archivio e contemporaneamente è sorta la domanda “perchè non aprirlo/aprirmi a più occhi?”.
L’uomo post-industriale non può rinunciare all’immagine, è condannato a portare con sé il pesante fardello dell’immagine, che pure è evanescenza; senza immagine l’uomo non sarebbe più, sancisce addirittura il buon vecchio Kundera.
Noi ovviamente pur coscienti vorremmo andare oltre.
Ed eccoci incamminati per una nuova strada, cercare di creare un raccoglitore di cose utili, articoli, idee, dati, opinioni, poesie, versi, bellezza e utilities, divise per argomento e plausibilmente accessibili a tutti.
Infine, la vera ragione di questo blog sarebbe creare uno spazio di memoria comune, discussione e confronto collettivi. Anche se questo secondo aspetto per il momento manca completamente.
In un micromondo dove siamo abitutati al fast&furious, alle notizie lette su Metro, risulta molto difficile rendere frequentato e discusso un luogo che non sta né in cielo né in terra. L’obiettivo però sussiste, se proprio dovremo fare l’abitudine ai nuovi spazi della comunicazione, sarà più che opportuno renderli spazi personali, vivibili e umanamente ricchi. Renderli possibilità e non giogo, subordinazione e vuota dipendenza.
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