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Parate

Forse non ci siamo capiti. Non è che quest’anno i soldi della parata del 2 giugno (3 milioni di euro circa) li vogliamo dirottare altrove per via del terremoto che scuote in queste ore l’Emilia. No, non è così. Noi i soldi li vogliamo dirottare in modo perpetuo, a vita, al di là di ogni emergenza, per sempre, su opere che abbiano senso e utilità per tutti. Le fanfarate da dittatura cilena fatele nell’ombra, da un’altra parte.

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Le fortune della strada provinciale

Per noi che abitiamo sulla strada provinciale, e siamo abituati ai muri che tremano, alle imposte che vibrano, alle fondamenta che ballano, solleticate dal respiro bofonchio dei grandi motori diesel, poteva essere benissimo un Tir affaticato dal pesante rimorchio. Per due secondi mi son svegliato, questa notte, e ho detto: mannaggia ‘sti Tir. Poi era un Tir particolarmente lungo, quello sì, ma non ho fatto in tempo a pensarlo, son ripiombato nel buio del sonno. ‘sti Tir. Ci balla la casa quando passano i Tir, qui da noi. E invece no,  adesso capisco,  non era un Tir.

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Il gene giappo


Allora, volevo comunicarvi una scoperta che ho fatto oggi, peraltro, inizialmente, senza accorgermene.
Oggi, qui, nel nord Italia, c’è stato un terremoto. Cioè, un piccolo sommovimento della terra che doveva in qualche modo rappresentare il sintomo di un terremoto, lontano. Mentre io facevo lezione, durante e dopo la scossa, sono state evacuate tutte le scuole della Brianza. L’unica cosa che è cambiata, per noi, in 3A, è che stavo parlando di migrazioni, ma poi, approfittando del piccolo tentennamento, ho parlato d’altro. Mentre nei bar del paese le persone esternavano le loro apocalittiche preoccupazioni, io spiegavo i sismi, mentre la mia segretaria lasciava l’ufficio pronta a scendere le scale con i suoi effetti personali sottobraccio, io raccontavo dello schiacciamento da parte della placca africana, mentre tutti scrivevano su twitter, io cancellavo la lavagna e accostavo ordinatamente la sedia. Allora, ecco, tornato a casa, guardato facebook, guardato il giornale online, guardato tutto quello che c’era da guardare e l’allarme che correva in terra e in rete, mi sono reso conto e ho ammesso: io devo avere il gene giappo.