L’invasione?

IMMAGINE_1Siamo invasi? Dobbiamo difendere le nostre radici? Diventeremo l’Eurabia profetizzata dalla Fallaci? Stiamo accogliendo davvero tutti? Fulvio Scaglione, vicedirettore di Famiglia Cristiana, cerca di abbattere con i dati i principali luoghi comuni sul tema, restituendone i confini precisi.

Pieno di dati non nuovi, ma utili da tenere presenti, un nuovo articolo per Vorrei.

Da Pila

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Chiedo informazioni su dove ci si possa spingere da lì in avanti. La barista, vestita con una tuta di pile,  i capelli raccolti indietro da un elastico rosso, colta alla sprovvista fa affiorare sulle sue guance un lieve rossore: non sa rispondere o forse non capisce la domanda. Un tipo di mezz’età, un po’ più giovane degli altri,  anche lui in  tuta (di acetato) e scarpe da tennis, interviene levando la ragazza dall’imbarazzo: “non si va da nessuna parte, qui finisce”. 

Qualche immagine e un racconto per Vorrei.

Una giornata perfetta

Torna nei cinema un film del compagno Fernando León de Aranoa.
Era il 2002 quando incontrai il suo “I lunedì al sole”, un film per me importante. Ai tempi avevo 18 anni e quel film mi presentò un modo di fare cinema che credo, poi, più di tanti altri, ha cambiato anche il mio modo di vedere e di cercare il cinema.

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Oggi, quindici anni dopo, mi ritrovo davanti ad un nuovo  film di Fernando Léon e termino la visione avvertendo nell’aria un grande senso di freschezza. E’ sempre piacevole incontrare un artista in grado di cambiare registro.

Siamo nei Balcani, durante la guerra di Bosnia. Con tempi e personaggi quasi teatrali, il regista ci porta dentro il mondo non proprio semplice della cooperazione internazionale. Senza elevare mai il tono, senza diventare speculativo, senza puntare ai massimi sistemi, De Aranoa ci fa restare sempre concentrati sulle piccole concrete cose:  di volta in volta, alla ricerca di un pallone, del sentiero giusto o di un pezzo di corda. E intanto, riflettiamo sulla guerra, sulla natura delle relazioni, sulla burocrazia, sulle categorie di “giusto” e “sbagliato”. Lo facciamo senza mai perdere il ritmo e riuscendo sempre a vivere i personaggi con emozione sincera.

La scena finale sorprende, osserva senza dire, con la telecamera che volteggia tra note amare e dolci.

 

Inutile, quando non dannosa

Non ho più parlato della riforma chiamata “Buona scuola” dopo la sua approvazione sostenuta da una certa parte del PD. Non ne ho più parlato perché non avrebbe avuto più senso ragionare su un testo ormai divenuto legge. Avevo, a suo tempo, proposto più di un contributo  nel percorso di discussione – che si è infine rivelato del tutto fittizio – avvenuto lo scorso anno. Come nella prassi renziana, quei contributi sono stati considerati contestazione senza alcun ragionamento alle spalle, l’espressione di posizioni faziose e preconcette. Lascio libero ognuno di voi di andare a rileggere e di valutare da sé la natura di quelle riflessioni (qui e qui).

Una scena tratta dal bel film "Monsieur Lazhar”
Una scena tratta dal bel film “Monsieur Lazhar”

Oggi possiamo invece valutare i primi risultati concreti della riforma, alla luce degli effetti che lentamente stanno maturando dentro le scuole.
Bastano questi mesi a confermare molte delle critiche che, purtroppo – lo dico con sincero rammarico, dato che a scuola lavoro – erano per la maggior parte corrette.
Mi limito a riportare alcuni contributi su due dei punti più critici: il piano di assunzioni e il comitato di valutazione.

Per realizzare le assunzioni richieste dalla Corte di Giustizia Europea oggi ci troviamo a scuola docenti assunti senza cattedra e senza un preciso piano di utilizzo. La patata bollente è stata demandata ai presidi, che devono improvvisare un progetto con cui inserire nuovi docenti (ricordo che la riforma è stata approvata in fretta e furia alla fine di luglio e i docenti immessi in ruolo sono arrivati nelle scuole tre mesi dopo l’inizio dell’anno scolastico). Ogni scuola, insomma, potrà fare allegramente a sé. Molti di questi colleghi neo assunti  si aggirano per gli istituti tra supplenze e fotocopie in segreteria. Ovviamente non hanno alcuna colpa, come non ne hanno presidi e istituti: entrambi sono solo vittime di una politica pasticciona.

Dopo estenuanti quanto inutili discussioni ogni istituto ha provveduto a formare un comitato di valutazione. Un comitato di valutazione che non avendo un preciso progetto alle spalle e, per di più, essendo composto per la maggior parte da individui che non hanno competenza nella valutazione didattica, non si sa bene come e cosa debba giudicare. Potrà, tra l’altro, dare un premio ai più bravi – ammesso che si capisca come definirli: un pugno di caramelle.

Come in altre occasioni, concordo con Christian Raimo – di cui vi invito a leggere questa precisa disamina: siamo davanti a una riforma inutile, quando non dannosa. Che non semplifica, non aumenta i fondi, non cambia di una virgola l’impianto delle precedenti riforme (la cui natura è spiegata molto bene in un libro di Walter Tocci da poco edito) e qua e là crea confusione.

La disperazione e il terrorismo

Ospite del ciclo di incontri “Le migrazioni del Mediterraneo”, Beatrice Nicolini spiega come estrema povertà e assenza di prospettive siano il terreno ideale sul quale far proliferare il terrorismo islamista. L’Europa, con i suoi atteggiamenti incoerenti, ha delle responsabilità e non si può chiamare fuori.

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«Ci troviamo davanti uno scenario di giovani arrabbiati, ragazzi senza istruzione e senza prospettive, per i quali è molto facile scivolare dentro queste realtà criminali; questi gruppi promettono da vivere e danno senso a vite che spesso faticano a trovare un orizzonte fuori dalle privazioni e le fatiche quotidiane. Gruppi come Al Shabaab offrono subito a chi si arruola una moto cinese da 300 euro e 700 euro in contanti, invitano a unirsi alla lotta contro chi ha ridotto i paesi alla fame, chiunque essi siano». Continua a leggere su Vorrei.