Le condizioni greche, opportunità di riflessione?

Certamente le scelte dei governi greci dei decenni scorsi hanno dato vita a un modello politico economico insostenibile; in questi giorni c’è un gran lavoro di molti – chi in buona fede e chi no – per sottolineare le ragioni delle istituzioni finanziarie e comunitarie e delle loro richieste di proseguire nel contenimento della spesa pubblica ellenica.

La Grecia, per inciso, ha 11 milioni di abitanti, come la Lombardia; viene difficile pensare che sia il più grande problema nell’agenda politica europea oggi.

Continuando a concentrarci su analisi economicistiche temo si perda di vista la questione centrale: il passaggio dei centri di potere dalla politica all’economia. Ossia da istituzioni elette democraticamente – circoscrivibili, che operano o dovrebbero operare a tutela dell’interesse generale e a cui, ad ogni modo, si può chiedere conto – a istituzioni private – non circoscrivibili, che operano secondo altre logiche, spesso divergenti dall’interesse collettivo, e che, in questo momento, non devono rendere conto che ai loro maggiori azionisti. Continue reading Le condizioni greche, opportunità di riflessione?

Una battaglia di dignità e democrazia per tutti noi

alexis-tsipras

Il discorso di Alexis Tsipras in cui si annuncia il Referendum  del 5 luglio

Concittadini greci,
per sei mesi il governo greco ha condotto una battaglia in condizioni di asfissia economica senza precedenti, per attuare il mandato che ci avete dato il 25 gennaio.

Il mandato che stavamo negoziando con i nostri partner era quello di porre fine all’austerità e consentire alla prosperità e alla giustizia sociale di tornare nel nostro paese.

Era un mandato per un accordo sostenibile che avrebbe rispettato sia la democrazia che le norme europee e condotto verso l’uscita definitiva dalla crisi.
In tutto questo periodo di trattative, ci hanno chiesto di attuare gli accordi conclusi dai governi precedenti con il memorandum, anche se questo è stato categoricamente condannato dal popolo greco nelle recenti elezioni.
Tuttavia, neppure per un momento abbiamo pensato di arrenderci e quindi tradire la vostra fiducia.

Dopo cinque mesi di dura contrattazione, i nostri partner, purtroppo, hanno emesso all’Eurogruppo l’altro ieri un ultimatum rivolto alla Repubblica greca e al popolo greco.
Un ultimatum che è in contrasto con i principi fondanti e i valori dell’Europa, i valori del nostro comune progetto europeo.
Hanno chiesto al governo greco di accettare una proposta che pone un nuovo fardello insostenibile per il popolo greco e mina la ripresa dell’economia e della società greche, una proposta che non solo perpetua lo stato di incertezza, ma accentua ancora di più le disuguaglianze sociali.
La proposta delle istituzioni comprende: misure che portino a un’ulteriore deregolamentazione del mercato del lavoro, tagli alle pensioni, ulteriori riduzioni dei salari nel settore pubblico e un aumento dell’IVA su prodotti alimentari, ristoranti e turismo, eliminazione delle agevolazioni fiscali per le isole greche.
Queste proposte violano direttamente i diritti sociali e fondamentali europei: esse dimostrano che per quanto riguarda il lavoro, l’uguaglianza e la dignità, l’obiettivo di alcuni dei partner e delle Istituzioni non è un accordo praticabile e vantaggioso per tutte le parti, ma l’umiliazione di tutto il popolo greco.
Queste proposte evidenziano soprattutto l’insistenza del Fondo Monetario Internazionale sull’austerità dura e punitiva e rendono più che mai attuale la necessità che le principali potenze europee colgano l’opportunità e prendano l’iniziativa che finalmente porterà ad una fine definitiva della crisi del debito sovrano greco, una crisi che colpisce altri paesi europei e minacciano il futuro della costruzione europea.

Concittadini greci,
in questo momento pesa sulle nostre spalle la responsabilità storica nei confronti delle lotte e sacrifici del popolo greco per il consolidamento della democrazia e della sovranità nazionale. La nostra responsabilità per il futuro del nostro paese.
E questa responsabilità ci impone di rispondere all’ultimatum sulla base della volontà sovrana del popolo greco.
Ho proposto poc’anzi al Consiglio dei Ministri l’organizzazione di un referendum, in modo che il popolo greco sia in grado di decidere in modo sovrano.
La proposta è stata accettata all’unanimità.
Domani il parlamento sarà convocato con urgenza per ratificare la proposta del Consiglio dei Ministri per un referendum la prossimo domenica, 5 luglio, sulla questione dell’accettazione o del rifiuto della proposta di Istituzioni.
Ho già informato della mia decisione il Presidente della Repubblica francese e il Cancelliere tedesco, il Presidente della BCE, e domani una mia lettera chiederà formalmente ai leader e alle istituzioni dell’UE di prorogare per qualche giorno il programma in corso in modo che il popolo greco possa decidere, libero da ogni pressione e ricatto, come richiesto dalla Costituzione del nostro paese, e dalla tradizione democratica dell’Europa.

Concittadini greci,
al ricatto dell’ultimatum che ci chiede di accettare un’austerità pesante e degradante, senza fine e senza alcuna prospettiva di una ripresa economica e sociale, vi chiedo di rispondere in modo sovrano e orgoglioso, come la storia del popolo greco comanda.
All’autoritarismo e alla dura austerità, noi risponderemo con la democrazia, con calma e decisione.
La Grecia, la culla della democrazia, invierà una clamorosa risposta democratica all’Europa e al mondo.
Sono personalmente impegnato a rispettare l’esito della vostra scelta democratica, qualunque essa sia.
E sono assolutamente sicuro che la vostra scelta sarà quella di onorare la storia del nostro paese e inviare un messaggio di dignità al mondo.

In questi momenti critici, tutti noi dobbiamo ricordare che l’Europa è la casa comune dei popoli. Che in Europa non ci sono proprietari e ospiti.
La Grecia è e rimarrà una parte integrante dell’Europa e l’Europa è parte integrante della Grecia. Ma senza la democrazia, l’Europa sarà un’Europa senza identità e senza una bussola.
Vi invito tutti a mostrare unità nazionale e alla calma per prendere le decisioni giuste.

Per noi, per le generazioni future, per la storia dei Greci.
Per la sovranità e la dignità del nostro popolo.

Atene, 27 giugno 2015

L’epilogo di un percorso indecoroso


Schermata 2015-06-27 a 08.30.26

Due settimane fa Renzi, in merito alla riforma della scuola, annunciava: “Prendiamoci altri 15 giorni. Ma allora facciamo assemblee in tutti i circoli del Pd, entriamo nel merito. La riforma della scuola la facciamo per i ragazzi e non per assumere 200mila persone, per i ragazzi e non come ammortizzatore“.
In questa sola frase si potevano già ravvisare diversi elementi critici che hanno connotato questo poco decoroso percorso di riforma, sempre che così lo si possa e lo si voglia chiamare.

  • Anzitutto, si è trattato dell’ennesimo falso segnale di apertura: già mentre il Presidente del Consiglio pronunciava quelle parole il Ministero inviava alle scuole note per organizzare i lavori di settembre alla luce di una legge non ancora approvata. La pantomima si è conclusa ieri con le forzature di fiducia e maxiemendamento. Il risultato finale è un testo non condiviso, che non modifica l’impianto ampiamente criticato dai quattro angoli del mondo della scuola.
  • In secondo luogo, si ravvisa in quella frase una spiacevole costante di questo percorso di riforma: la volontà di non distinguere tra il piano istituzionale e il piano politico. I circoli del PD sono al più il luogo dove entrare nel merito con i tesserati del partito democratico, non certo il luogo dove condurre un dibattito istituzionale aperto a tutti. Anche nel nostro territorio le cose non sono andate diversamente.
  • In terzo luogo, l’uso strumentale del tema delle assunzioni: le quali, va ricordato, non sono una scelta di questo governo, ma sono imposte da una sentenza della corte europea e – è bene specificarlo – avverranno in misura insufficiente ad assolvere quanto disposto dai giudici.

Continue reading L’epilogo di un percorso indecoroso

Di passaggio a Rimini

Un giorno di aprile, lungo l’autostrada, risalgo lo stivale. Di là dai finestrini campi incolti e colline deliziose, appena verdi là dove ci sono macchie di natura selvatica, prati, il resto terra, terra agra, arata e alti calanchi. La Romagna è soprattutto questa regione di colline e agricoltura, ma il turista, chiuso nei suoi circuiti, tende a ignorarlo.

Decido di fare una sosta davanti al mare, esco allo svincolo che indica Rimini. Parcheggio la macchina in una delle strette vie di cemento e hotel a ridosso del mare: appena metto piede fuori dall’abitacolo, l’aria intorno si fa subito leggera. Cammino per la via tra due muri di alberghi, sono uno in fila all’altro: d’estate brulicano di bagnanti, villeggianti, ma ora sono solo finestre sbarrate, vasi d’oleandro e altri arbusti ancora incelofanati. Tutto giace semi chiuso al termine della stagione invernale. Supero la grande passeggiata coi negozi, qui già incontro un flusso consistente di turisti che riempiono il viale e i suoi ristori. Oltrepasso la cortina densa di cemento e sbuco davanti agli stabilimenti balneari.

Schermata 2015-05-12 a 12.06.02

In primavera fa proprio uno strano effetto venire nella capitale del turismo balneare italiano, bagno di sole per tanti dei nostri nonni, lido dei proletari d’Italia: non c’è nulla di quel che vi si vede in agosto. Non ci sono bandiere, passerelle, ombrelloni, giocatori di bocce, cocktail sulla spiaggia, non c’è il vociare che riempie i miei ricordi d’infanzia e nemmeno la solita musica dozzinale. In questi giorni di fine aprile, al massimo, s’incontra il movimento lento di qualche bagnino impegnato a conficcare a terra le prime file di piantane su cui poi verranno fissati gli ombrelloni.

Ci sono venuto per anni qui, d’estate, da bambino, e sono curioso di riscoprire ancora una volta questo posto. Nel dopoguerra questa riviera fu uno dei tanti epifenomeni del boom economico italiano, forse uno dei più significativi e longevi. Rimini nacque come apice del modello di vacanza fordista: di massa e organizzatissima. Doveva essere l’occasione per l’ampia manovalanza del triangolo industriale di ritemprarsi dalle fatiche di un anno in fabbrica. Ricordo le numerose corriere organizzate che, puntualmente, durante le estati degli anni ’80, partivano dalla Brianza cariche di famiglie da portare sulle spiagge romagnole. Oggi qualcuno di quei pullman dalla Brianza c’è ancora, ma sempre più vuoto. Per tanti è cambiato il modo di far vacanza.

Di quel modello antico, da queste parti, si conservano tracce consistenti, lo stile di vita in vacanza, ad esempio: la grande massa degli alberghi ancora irregimenta la vita dei villeggianti coi ritmi della pensione completa: colazione fino alle 10, pranzo alle 13, cena dalle 19. La spiaggia, durante l’estate, ancora si riempie e si svuota al ritmo scandito dalla somministrazione dei pasti. Dentro questa struttura giapponese, fatta di cemento, camerette, giochi da spiaggia, bagnini marpioni, pedalò e orari da fabbrica, stanno però cambiando tante piccole cose. Percorrendo la via dei negozi, la prima lingua che campeggia su menù, insegne e pubblicità è il russo. I caratteri cirillici sopravanzano d’importanza persino l’inglese. I russi sono i nuovi clienti. I capelli biondissimi che fino agli anni ’90 qui erano di austriaci e tedeschi oggi vengono per la maggior parte dall’est. Il nuovo Mar Nero della borghesia russa è la riviera adriatica. Entro in un bar e leggo sul giornale locale che già a fine aprile all’aeroporto di Miramare – dieci chilometri dalla città – giungono due voli giornalieri dalla Russia; durante l’inverno si era temuto di perdere alcuni contatti favoriti coi tour operator di Mosca, ma il pericolo pare scampato.

Lungo la passeggiata sul mare un pannello indica le intenzioni dell’amministrazione comunale di attuare un piano strategico per il ridisegno della zona della passeggiata lungomare. Un lifting da archistar al sapore di Expo. La nuova urbanistica, che vede la controparte pubblica ormai incapace di incidere in modo efficace, anche qui affida progettazione e realizzazione all’intervento di privati. Al bar parlo con un tizio che mi dice che non c’è aggregazione e che non se ne farà nulla, non c’è una mentalità imprenditoriale pronta a farsi carico di una simile operazione e a far convergere fondi su quel tipo di progetto. Si chiede a tutti gli operatori economici di compartecipare le spese per il restyling della città marina, l’ente pubblico dovrebbe fare da regia. Sono sempre molto scettico quando mi si dice che chi investe capitali dovrà poi lasciare le decisioni ad altri. Il mondo, da quanto posso vedere, non funziona esattamente così. Mi arrendo a considerare che, anche in questo paesaggio un po’ anni Sessanta, la triste contemporaneità sta facendo il suo ingresso e dell’Emilia Romagna, che era il modello, il miglior laboratorio dell’urbanistica italiana, non si hanno che (qui a Rimini, tristi) ricordi.

DSCF4974

La crisi non si vede solo dalla decadenza delle istituzioni pubbliche. Giro ancora una pagina del giornale e leggo che la Corte di giustizia europea si è pronunciata circa l’impossibilità di prorogare oltre il 2015 le concessioni degli stabilimenti balneari presenti da più di mezzo secolo sulla costa romagnola, se non attraverso un bando di concorso. Oggi i proprietari degli stabilimenti balneari sono in genere famiglie romagnole che negli anni Sessanta, chi per lungimiranza, chi trascinato a forza per rispondere alla crescente domanda turistica, avevano preso in carico gli stabilimenti che ancora oggi offrono i servizi di spiaggia (ombrelloni, lettini, docce, ec). Un sistema che è stato in salute per più di mezzo secolo, fornendo un enorme servizio alle folle turistiche e una vera miniera d’oro per le tasche dei romagnoli.

Ora dal Lussemburgo, sede delle corte di giustizia europea, con la solita retorica della concorrenza, esplode una sentenza pronta a far crollare l’intero sistema: l’affidamento della gestione degli stabilimenti deve essere messo a gara. I bagnini ovviamente sono molto preoccupati e per il primo maggio hanno organizzato una manifestazione. “Chi vincerà la gara?” si chiede un bagnino appoggiato al suo cabinotto davanti al mare. “Ovvio: per vincere bisognerà offrire migliorie, ad esempio, impegnare capitali per sostenere quel progetto di riqualificazione che il comune chiama piano strategico per la città, ma che finirà per espropriare la costa ai romagnoli. I grandi colossi del turismo internazionale avranno i capitali per fare offerte decisamente superiori alle nostre e finiranno col lottizzare tra loro le proprietà degli stabilimenti. Le sembra concorrenza questa? Stiamo svendendo il lavoro di anni e il nostro futuro a compagnie straniere”. La concorrenza e tutte le palle che ci raccontano ogni giorno i nostri governi, anche quelli di finta sinistra, mi hanno veramente stancato. Stanno distruggendo ogni spazio di stabilità, di possibile relazione con le persone e coi luoghi, cadono una ad una le comunità; con i loro argomenti ritriti ci stanno precarizzando la vita, non solo il lavoro. Non a caso l’Organizzazione mondiale della sanità prevede che entro il 2020 la depressione diverrà la seconda causa di malattia a livello mondiale. Non so se questo sia il disegno di massima dei gruppi di potere, non amo le teorie del complotto, ma certo so che questo è il risultato di questa malintesa idea di concorrenza bocconiana, di una classe di politici senza un briciolo di cultura umanistica. Non posso che sentirmi vicino alle parole del bagnino appoggiato alla sua cabina davanti al mare.

DSCF4998

Che tristi tempi, lo strapotere del mercato rende inquieti anche i luoghi di villeggiatura. Non ci sono più angoli di Paese salvi, forse qualche valle d’Appennino dove gli echi della pianura arrivano solo come bagliori lontani, forse lassù si vive pensando a cose più serie. Io intanto faccio ritorno alla spiaggia, voglio concedermi una passeggiata prima di rimettermi in autostrada tra le luci della sera.

DSCF4991

DSCF5014

DSCF5064

Il sole scende lento sul mare, dietro il porto e la grande ruota panoramica dal sapore vagamente retrò. Che posto strano di questa stagione Rimini, continuo a pensare tra me. E’ l’ora in cui la luce rossastra che taglia il quadro da ovest rende intensi i colori della sabbia e del mare. Persone assorte camminano su e giù tra la spiaggia e il molo, due ragazzi portano a mano le biciclette e vanno verso il tramonto, le coppie sembra scendano al mare a chiedere che ne sarà del loro futuro.

DSCF4983

Che possiamo dirgli mare? Visto il casino che c’è in giro, visto che a perseguitarci ci pensano già l’incultura e i poteri stolti, viviamo fino in fondo questi giorni di colore intenso, rendiamo umano il tragitto, i passi di oggi.

5 maggio

DSCF5138

Sciopero del mondo della scuola, 5 maggio. E’ stata una bella giornata, viva.
Spero che la grande partecipazione e unione di oggi non vengano stupidamente, e per l’ennesima volta, bollate con l’etichetta di resistenza al cambiamento. Io sono il primo a cercare miglioramenti quotidiani. Ma cerco visioni e strumenti per un cambiamento serio, profondo, vero, senza slogan, con sobrietà e competenza; la promozione di una scuola che sia laboratorio di cittadinanza, argine al laissez-faire dilagante, culla di pensiero critico.
Una scuola che non forma soldatini pronti alla guerra, ma persone che sappiano interrogarsi sul loro prendere o meno parte alle guerre che gli vengono proposte. Che sappiano distinguere le battaglie giuste, da quelle che no.
Le proposte della Buona Scuola sono piccole e presentate con tono arrogante: vanno dalla parte opposta. Alcune delle ragioni le ho spiegate dettagliatamente ieri e vi rimando a quelle.
E adesso calate le bandiere e gli slogan governativi si riprenda una discussione seria (non a quiz e crocette) delle necessarie misure di manutenzione dell’esistente.