Ogni anno mi tocca scrivere lo stesso post

Paesaggio, confini, concetti di crescita e sviluppo. Come sempre negli ultimi anni vedo temi di geografia molto presenti agli esami di maturità. E come potrebbe essere il contrario se si vogliono proporre riflessioni sul mondo contemporaneo, mi dico.
Peccato che – come non manco di ripetere – la materia sia stata quasi totalmente estromessa dalla scuola superiore a partire dal 2009.

Proporre opera di riflessione critica a diciottenni che leggono poco, che hanno tre o quattro citazioni a disposizione e, per giunta, su temi che non hanno affrontato nel loro percorso scolastico, non significa dare “tanti begli spunti“, significa buttare i ragazzi nel territorio selvaggio dell’improvvisazione e dell’amatorialità.
Avanti così con la Buona Scuola.

Scuola di adattamento

Nel preparare il concorso mi sono sciroppato un sacco di documenti che il Ministero dell’Istruzione ha diffuso in questi anni. Il mantra in ognuno di questi documenti è che la scuola debba preparare al cambiamento. E’ ripetuto ovunque, allo sfinimento. Detta così potrebbe sembrare una bella cosa, poi se uno guarda la sostanza delle riforme messe in campo capisce di cosa si sta veramente parlando: la trasformazione della scuola in un’appendice del sistema economico.

La scuola buona è il laboratorio dove si forma il pensiero critico e si creano i presupposti per l’alternativa al già dato, al già visto, è scuola che prepara persone che sanno riflettere e pensare di cambiare; non loro, ma le cose che non vanno.
La scuola dell’adattamento, per come viene proposta dalle ultime quattro riforme, invece, è la scuola dell’appiattimento, dell’accettazione del già detto e del già dato come ineluttabili: per salvarsi dal cambiamento bisogna prenderne la forma il più presto possibile.

Qui Christian Raimo espande questa mia breve e non nuova riflessione.

Parlare di libri

La parola “cultura” si associa sempre di più alla parola “eventi”. Da che sto dentro a una scuola penso sempre più spesso al fatto che un “lavoro culturale” serio abbia bisogno di tempi lunghi, relazioni e costanza (che non sempre – di rado? – combacia con la logica degli eventi).
Ecco perché mi sembra proprio una cosa di gran valore che nasca un nuovo gruppo di lettura qui a Casatenovo.