Viaggi Diversi a Barzanò

Questa settimana con Viaggi Diversi andiamo in trasferta a Barzanò (LC), ospiti dell’Associazione MOLO, per raccontare il viaggio in Armenia e Georgia dello scorso maggio.

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Il lavoro di restituzione di un viaggio, in qualsiasi sua forma, è un momento importante per la vita del progetto: in un mondo dove i luoghi si consumano a gran velocità, dover “raccontare il viaggio” serve a tornare con la mente sui passi percorsi, fermarsi un attimo, riflettere su come trasmettere ad altri quei momenti, gli angoli e le persone incontrate. Tanta o poca che sia, a misurare la propria consapevolezza.

Vi aspettiamo!

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L’aggressione ai curdi, un riassunto

***scritto per studenti, messo qui sperando possa essere utile anche ad altri altrove.

Se vi capiterà di incrociare un telegiornale in questi giorni sentirete parlare dell’aggressione della Turchia a danno dei curdi nel nord della Siria. Un’aggressione  diretta verso una delle popolazioni che più si era impegnata sul campo nella lotta contro l’ISIS. Per capirne qualcosa in più, occorre fare una breve –  per quanto possibile – sintesi della situazione.

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Un popolo tradito più volte

I curdi sono una popolazione etnicamente e culturalmente omogenea (forse il più grande gruppo etnico senza uno Stato) divisa tra quattro paesi: Iran, Iraq, Siria e Turchia. Nel 1920, con il Trattato di Sèvres, gli occidentali promisero a questo popolo uno stato, il Kurdistan,  rimangiandosi però in breve tempo la promessa con i successivi accordi di Losanna, che preferirono consegnare i territori precedentemente indicati alla neonata Turchia. Non fosse stato sufficiente quel primo tradimento, oggi, a un secolo esatto dal precedente, ne è arrivato un secondo peggiore.

Gli Stati Uniti negli scorsi cinque anni, durante la guerra siriana, hanno “usato” i curdi come alleati contro il regime siriano di Assad e, soprattutto, contro l’ISIS. Sconfitto, almeno apparentemente, l’ISIS, questa settimana Trump ha annunciato di ritirare le truppe americane dal nord della Siria e di autorizzare  l’ingresso sullo stesso territorio dell’esercito turco, pronto a sbaragliare le formazioni militari curde.

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Perché la Turchia ce l’ha coi curdi?

Storicamente la Turchia vede nei curdi un problema:  una minoranza largamente presente dentro i suoi confini (sono 25 milioni di persone su un totale di 80 milioni di abitanti), che  rivendica quell’indipendenza promessa e negata all’inizio del Novecento. In particolare nel sud est della Turchia le istanze di autonomia curde sono state rappresentate politicamente dal PKK, un partito che ha promosso azioni a favore dell’indipendenza dei curdi e ha condotto, a partire dal 1978, una dura guerra contro il governo di Ankara, con atti terroristici che hanno colpito diverse città, tra cui la capitale e Istanbul.

Erdogan, presidente della Turchia da ormai quindici anni, ha dichiarato il PKK associazione terroristica nemica dello Stato e ha proseguito le operazioni di guerra. L’attuale aggressione nel nord della Siria, chiamata “Fonte di pace” –  scelta del nome a parte – non può stupire: è stata anticipata da altre due precedenti (Scudo dell’Eufrate e Ramoscello d’Ulivo…) ed era nei progetti del governo turco da mesi.

Durante la guerra siriana il governo turco, pur di non vedere consolidarsi in Siria un possibile territorio autonomo a guida curda, creò inoltre dei canali segreti per far arrivare i famosi foreign fighters tra le file dell’ISIS, cosa ampiamente documentata in seguito dalla stampa internazionale.

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Cosa c’entrano i curdi della Siria con quelli turchi?

Fino alla settimana scorsa però i curdi nel nord della Siria sono stati sostenuti e protetti dagli USA che ne avevano bisogno per combattere l’ISIS e il governo siriano in carica (Assad). Anche grazie all’appoggio statunitense  in questi anni nel nord della Siria si è formato un territorio autonomo sotto guida curda, con tanto di strutture governative. Tra i curdi siriani è nata e cresciuta l’idea che se ci fosse un buon momento per ottenere l’indipendenza fosse la fine del conflitto siriano. I curdi turchi – che hanno comune sensibilità politica con quelli siriani – hanno contribuito alla realizzazione di questo territorio autonomo partecipando alle operazioni di guerra.

Il timore  di Erdogan era ed è, quindi, quello che si possa consolidare una posizione di forza dei curdi a confine con la Turchia, ridando slancio anche alla lotta per una indipendenza curda nel sud dell’Anatolia.

Poi Trump, la scorsa settimana, dopo una telefonata con Erdogan, ha annunciato – con motivazioni inquietanti e bizzarre – che le truppe USA si sarebbero ritirate dalla Siria settentrionale. In pochi giorni la Turchia si è trovata nelle condizioni di intervenire sul territorio curdo senza calpestare i piedi ad altre grandi potenze e con le mani libere, pronte a distruggere l’autonomia faticosamente raggiunta dai curdi, passo dopo passo, strappando i territori all’ISIS.

 

Perché gli USA hanno cambiato idea?

Le reazioni alla decisione di Trump sia tra i repubblicani (il partito che sostiene Trump) che al Pentagono (il ministero della difesa americano) sono state di critica e lasciano intendere che la decisione non sia condivisa dagli ambienti che contano.

Perché Trump si è preso questa (ir)responsabilità, tradendo un popolo che gli aveva dato una mano fino ad oggi e favorendo i turchi?

La più gettonata tra le ipotesi è che, secondo l’ottica del presidente, i curdi abbiano finito di svolgere il loro ruolo anti-ISIS (ma gli esperti ci dicono che non è vero, anzi, l’ISIS potrebbe sfruttare l’occasione per ritornare) e che si avverta oggi maggiormente l’esigenza di stringere i rapporti con la Turchia, seconda potenza militare all’interno della NATO e paese che durante la guerra in Siria, pur facendo parte degli alleati americani, aveva fatto il doppio gioco stringendo relazioni con la Russia di Putin.

Come spiega Alberto Negri in questa intervista si preferisce ora tentare di riportare la Turchia tra gli alleati, lasciando perdere la coerenza e con lei i curdi. Il rischio, però, è di destabilizzare ulteriormente una regione già ridotta a pezzi con tutte le disastrose conseguenze sulle persone che si possono immaginare.

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E noi?

L’Europa e l’Italia assistono ancora una volta quasi in silenzio. Abbiamo la sponda meridionale del Mediterraneo, praticamente il giardino di casa, in subbuglio (sono in questo momento in piazza a protestare: algerini, egiziani, iracheni, in Tunisia si viene da elezioni inquiete), il Medio oriente è devastato da guerre (in Afghanistan –  dove il conflitto ha compiuto la maggiore età, si combatte da 19 anni -, in Libia, in Siria, nello Yemen) e in tutto questo assistiamo all’aggressione di quelli che fino a due giorni fa erano nostri alleati, riuscendo solo a dire, nelle parole dell’ex presidente della commissione europea Jean Claude Juncker: “abbiamo chiesto alla Turchia di agire con moderazione“. Fare la guerra con moderazione, una frase che sfiora il ridicolo.

Quando parliamo di migrazioni siamo sempre a lamentarci dei troppi soldi spesi per tenere fuori la gente dalla “fortezza Europa” o per accoglierla, ne parliamo come se fossero scocciatori che vogliono avere il privilegio di venire a campeggiare nel cortile di casa nostra, per giunta senza permesso; dovremmo ricordare che le persone che bussano alle porte d’Europa si accalcano molto spesso anche per le scelte politiche irresponsabili o poco intelligenti che abbiamo preso direttamente o appoggiato indirettamente (come in questo caso, lasciando la Turchia libera di riaprire la guerra in un’area già devastata da anni di conflitti).

 

 

 

Due appuntamenti d’autunno con il Gruppo Valle Nava

Torna (alla sua settima edizione) Scatti in Brianza – avete un mese di tempo per uscire sul campo a cimentarvi con macchina e obiettivo.

Il 20 ottobre invece, per la prima volta, proponiamo un lungo trekking d’autunno insieme alle Guardie ecologiche volontarie del Parco regionale di Montevecchia e Valle del Curone.

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A Barzanò con Pippo Civati

Dopo tanti anni che seguo e leggo Civati, grazie all’Associazione MOLO di Barzanò,  venerdì sera avrò piacere di fargli qualche domanda a partire dal suo libro “Voi Sapete – L’Indifferenza Uccide”. Sarà occasione per parlare anche del suo recente lavoro con la Senatrice a vita Liliana Segre (Il Mare Nero dell’Indifferenza).
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Istantanea sullo sciopero per il clima

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Bene chi ha scioperato e bene chi non lo ha fatto ma ci ha pensato, anche criticamente. Sono scintille nel buio.
Inutile fare il processo a Greta come tanti anziani-di-mente vorrebbero, inutile fare il processo alle intenzioni di chi c’era e di chi non c’era. Chi si limita ai processi vuole (forse inconsapevolmente) le tenebre.
L’unica cosa che conta in un giorno così è che sia occasione per pensarci: le cose non vanno e serve immaginare delle alternative. Non si tratta unicamente delle nostre scelte di consumo (le macchine elettriche, ec), come ci dicono tutti. Si tratta di ridisegnare i confini del campo e le regole del gioco.
Uno sforzo intellettuale enorme perché il sistema sembra essere fatto apposta per farci – comodamente – pensare che non ci sia una alternativa possibile.