Acqua che scotta (a Lecco e non solo)


Mentre il governo manda avanti la corsa alla privatizzazione a colpi di fiducia e copre le sue vergogne richiamandosi al rispetto di direttive comunitarie che, ricorda oggi Carlo Vulpio, non esistono, in Lombardia, grazie a una nuova pronuncia della Corte costituzionale, cambia ancora e radicalmente il quadro normativo riguardante l’affidamento del servizio idrico integrato.
In sostanza, la nuova sentenza dichiara l’illegittimità dell’art. 49 (comma 1) contenuto nella legge regionale che stabiliva che il servizio idrico a livello di ambito (ATO) dovesse essere organizzato separando obbligatoriamente l’attività di gestione delle reti dall’attività di erogazione dei servizi.
Molti si chiederanno cosa questo significhi per noi. Lo spiega bene l’ex-assessore all’ambiente della Provincia di Lecco, Marco Molgora, sulle pagine di merateonline:


“[scartata la soluzione “in house”, che l’autorità d’ambito lecchese sembra ritenere non percorribile e stando al quadro normativo nazionale compostosi in questi giorni] si dovrebbe bandire una gara che metta sul mercato non solo il servizio di erogazione, ma anche la gestione di reti/impianti, togliendo ai comuni la possibilità di gestire direttamente le risorse per gli investimenti derivanti dalla tariffa per migliorare e sviluppare le strutture”.

Si tratterebbe, quindi, di una privatizzazione totale.


“Viene da sorridere quando si leggono alcune affermazioni di c.d. “tecnici terzisti”,  quali quelle espresse da Roberto Passino, attuale Presidente del Co.vi.ri. (commissione per la vigilanza delle risorse idriche) il quale, in merito all’acqua, al Sole 24 ore di giovedì 19 novembre, ha dichiarato che poco conta se il gestore sia una spa controllata dal pubblico o dal privato, conta che tutte le leggi confermino da anni l’acqua come bene pubblico, che l’organismo di controllo è pubblico e che la formazione delle tariffe è in mano pubbliche – spiegava in settimana il Prof. Alberto Lucarelli in un commento a caldo – anche studenti del primo anno di economia sanno bene che tra proprietà formale del bene e delle infrastrutture e gestione effettiva del servizio vi è una tale asimmetria d’informazioni, al punto da far parlare di proprietà formale e proprietà sostanziale, ovvero il proprietario reale è colui che gestisce il bene ed eroga il servizio”.

Ecco, appunto.
Molgora conclude il suo intervento suggerendo quale possibile ipotesi (transitoria) uno stallo dell’attuale situazione – società pubbliche che gestiscono un servizio fondamentale con tariffe inadeguate – in vista di ulteriori mutamenti del quadro normativo o di un referendum abrogativo.
Se prima la strada prometteva qualche possibilità, ora non promette più nulla. Gli ATO lombardi (compreso il nostro) saranno costretti a ritornare sui propri passi e a cancellare parte del lavoro svolto in questi anni (basato sul concetto della separazione). Se da un lato la nuova sentenza spiana la strada a una privatizzazione de facto, credo, per gli stessi motivi, apra anche alla possibilità di effettuare nuove valutazioni soprattutto sul piano politico. E’ forse questo il momento in cui riprendere in mano la situazione con coraggio e dichiarare l’acqua “bene non assoggettabile al mercato”.

Da ultimo, vi sengalo questo intervento di Duccio Valori che, dalle pagine di altraeconomia, spiega perchè, anche dal punto di vista finanziario, il mantenimento dell’acqua pubblica potrebbe configurarsi quale soluzione auspicabile.


1 pensiero su “Acqua che scotta (a Lecco e non solo)

  1. Salve,

    c’è un aspetto della battaglia per l’acqua pubblica o privata che finora (spero di sbagliarmi ovviamente) è stato finora quasi completamente ignorato: quello spiegato nell’articolo “Acqua pubblica o privata? All’australiana, grazie!” su http://stop.zona-m.net/it/node/51

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