I love Radio Rock

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I love Radio Rock. Primo appuntamento del cineforum casatese. Il titolo potrebbe essere già una recensione che basta a se stessa.
Effettivamente un bel film, veloce, caricaturale, colorato e con una colonna sonora, inevitabilmente, coinvolgente. Unica cosa ad avermi lasciato un poco perplesso: il finale, che ci racconta di come, infondo, da quella stagione, il ’68, il rock sia uscito vincitore. O almeno, il senso che ho colto io è quello lì. Yeah, il rock ce l’ha fatta! Sono morte le radio pirata, ma il sogno rock è sopravvissuto.
Bah, mi chiedo francamente se, guardandoci attorno, qui, ora, si possa affermare che il rock sia sopravvissuto.
A parere di chi scrive, no. Se le quantità di “rock” che passa oggi una radio sono ben superiori ai trenta minuti concessi dalla BBC nel 1966, certo è che lo spirito di rivolta, l’elemento di rottura, ce lo siamo giocati, tutto o quasi.
Il rock, per me, era quella cosa lì. Una sfida al potere. E oggi, non raccontiamocela, è altro.
Se l’argomento vi stuzzica, vi invito a (ri)leggere ulteriori considerazioni su arte e potere.


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