C’è un popolo in attesa


Stavo pensando a cosa scrivere dopo il pomeriggio passato tra schede e urne, quando ho letto le parole di Giulio. Parole che condivido dalla prima all’ultima lettera e che riporto integralmente:


Penati, scelto direttamente da Bersani nonostante la sconfitta alle Provinciali dell’anno scorso, ha straperso oltre ogni più grigia previsione, facendo molto peggio di Sarfatti nel 2005, certamente allora e oggi meno conosciuto. Vendola vince anche alle urne, e dopo la vergognosa cospirazione dalemiana delle primarie pugliesi e, soprattutto, nella fortissima tendenza a destra nel resto del Sud (esclusa la, purtroppo, piccolissima Basilicata) è un’affermazione che vale triplo. Non lo farà mai, ma Bersani dovrebbe dimettersi, è pur sempre il meno peggio della vecchia nomenklatura PCI-PDS-DS, ma c’è bisogno di un gesto forte che scacci via ogni dubbio. Ha fallito e le attenuanti di cronaca non giustificano affatto. Siamo un partito nato(?) vecchio e senza nessuna reale prospettiva futura. Per favore lasciate posto a chi, almeno, a guardare avanti ci prova”.


Credo che le parrucche del Piddì&Co stiano dimenticando lentamente una cosa di non poco conto: che prima di tutto un movimento deve avere un’idea, un’immagine di sé, deve comunicarsi un messaggio, un messaggio condiviso, un messaggio che faccia venire voglia di respirarlo. L’Emilia Romagna degli anni che furono, per dire.

La poesia è nei fatti era slogan della campagna elettorale di Vendola. Non è un caso che dove la sinistra fa la sinistra, senza inseguire su tristi terreni il popolo bue delle libertà, abbia risultati.
In prima persona avrei bisogno di sentir parlare di futuro, facce nuove, di rinnovabili, di laicità, di legalità, di agricoltura quella buona, rispetto dell’ambiente, trasporti pubblici, di dignità della persona, solidarismo, treni regionali che funzionano normalmente, di cose belle, di cultura, di università… certo che un paese non sta in piedi solo con queste cose, ma chissene: c’è bisogno un messaggio di quel tipo lì… poi si amministra.
E invece i tromboni fanno i moderati, i buonsensisti, i cattolici ad oltranza, e parlano di sicurezza, sgomberi, aborto illegale, pedemontana, privatizzazioni, infrastrutture, dimenticando di essere un modello alternativo che guardi alle persone e all’ambiente in cui viviamo.

Tutto quanto elencato sopra non può e non deve essere solo patrimonio di minoranze fasciste o partiti nostalgia, ma la base di un credibile partito d’alternativa. Nell’epoca dei cattivi venti globali, in cui tutto è liquido e ci si sente sempre più soli, la sicurezza si fa sentire anche così.

C’è un popolo in attesa, e non lo sa.



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3 pensieri su “C’è un popolo in attesa

  1. Beato te che hai ancora la voglia di passare il pomeriggio tra schede ed urne. Io, caro Alfio, mi son chiuso in una torre d’avorio a meditare. Il PD e le sue scelte (sbagliate) non mi appartengono più e da buon “democristiano leghista” l’unico partito che mi ha preso, ai tempi, è stata la Margherita. Non volevo andare a votare oggi, ed il mio voto è stato un voto da ritorno al passato. Del resto, in questo periodo, è forse l’unica cosa che riesce a coccolarmi ancora…

  2. In verità, non avevo nessuna voglia di passare il pomeriggio tra schede e urne. E’ difficile averne quando non ci si sente pienamente rappresentati. Non mi sento rappresentato per tanti motivi e per quella sensazione lì, che ho provato a tratteggiare nelle poche righe sopra.
    In troppi votano ancora il passato, che è tale.
    I tempi devono cambiare e cambieranno. Vai a capire quanto ci sarà ancora da attendere.

    Delusioni e slanci a parte, fammi sapere quando sei libero nelle prossime sere… abbiamo una cena in sospeso noi ; )

  3. Bah.. se è quello che ho capito io e che è stato per me una casa per qualche tempo, il punto non è EsserePassato. Perché le idee sono cambiate. Per alcuni aspetti mi era più facile crederlo a Bergamo che non qui (mi riferisco ai diritti civili, al rispetto per le persone GayLesbicheBiTransessuali) ma anche in Brianza ho visto teste vecchie(e purtroppo l’età anagrafica era la più varia) sforzarsi di aprirsi a stimoli e idee nuove: la non violenza, le energie rinnovabili, il commercioEquoCheCostaTanto e molto altro.
    CiòCheèPassatoEcheNonPasserà è il modo di essere partito. Sono gli equilibri e le lotte di poterepiccolo che si fanno grandi in un universo chiuso.
    Niki, ad esempio. Niki è proprio una gran persona. Ma anche Ferrero ha un sacco di buone qualità. E nel partito di PocheMaBuone ce n’erano. Ma per una stupida lottaaltrono, che entrambi si meritavano per esperienza&qualità, è andato tutto a vacca. Non so più dire se è colpa del sistemapartito o del fatto che noi persone di oggi non sappiamo convivere e men che meno cooperare..

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